Matteo Caropreso

Mentelocale

Gli acrobati, (Edizioni Clandestine, 2005) è un esordio.
Un libro da spiaggia, non nel senso deteriore dell'espressione, ma
perché pieno del calore, degli odori e umori tipici del
tempo trascorso in prossimità delle spiaggette e della
salsedine rivierasca, al "frinio delle cicale", sotto un
volo di gabbiani. Con il dolore e il piacere dei sassi
rotondi caldi sotto i piedi, il libro scorre con la
fluidità dell'acqua tra gli scogli.Matteo
Caropreso è il suo autore, un nuovo ligure che si
affaccia sulla scena letteraria. Classe '67, laureato in
papirologia, Caropreso nella vita si occupa di
tutt'altro: progetti sui beni culturali e restauro, ma
la sua formazione classica e la passione per la lettura,
con all'attivo dai 4 agli 8 libri al mese, lo hanno
spinto alla scrittura. Prima di Acrobati si è
cimentato in un lavoro sperimentale. Un romanzo
complesso, sia dal punto di vista della struttura,
perché fatto di prosa e poesia (per cui Matteo si è
persino inventato un nuovo piede metrico), sia per
l'intreccio. Frammenti d'istinto ha ricevuto una
nota positiva dalla Garzanti che, però, l'ha giudicato
troppo fuori mercato per un esordiente. E così è rimasto
nel cassetto e nel frattempo un altro lavoro è in via di
finitura.Acrobati è un libro di poco più
di cento pagine, tredici capitoli ed essenzialmente due
filoni narrativi potenzialmente autonomi. È possibile
lasciarsi trasportare, a capitoli alterni, lungo la
storia di Giorgio dalla nascita all'età adulta, passando
per le sue diverse esperienze con il femminile (dalla
mamma, a "la ragazza esile del vichingo", da Monica a
Barbara, ecc.), e la storia di coppia di Giorgio e
Francesca, alle prese con una quotidianità che li
separa. Per contrasto alla leggerezza e solarità
dell'atmosfera e degli ambienti, il romanzo si fonda su
una densità di particolari, di fatti ed effetti
psicologici che conducono nell'esistenza più intima del
protagonista Giorgio, in due direzioni: quella del
subconscio e quella della relazione fra l'io e
l'altro. E qui Matteo ammette: «Questo romanzo mi è
stato un po' imbeccato dalla rilettura, nel 2003, di un
caso clinico di Freud, L'uomo dei lupi.»
>Iniziato nel dicembre del 2003, Gli Acrobati
è stato scritto di getto «molto velocemente e senza
rilettura. Sul treno da pendolare con il mio portatile.
In principio l'intento era rivolto a una serie di
racconti. Ho cominciato dal capitolo quarto (che doveva
intitolarsi Martedì Grasso). Il quinto capitolo
in realtà, doveva essere un altro racconto autonomo» e
così arriva il capitolo sesto. A quel punto si ricomncia
da capo e Marco scrive i primi tre capitoli per
sopperire alle «carenze» sul personaggio di Francesca e
poi per ricostruire una specie di scena originaria in
cui collocare Giorgio. Francesca, la moglie, è
una giovane giornalista rampante, che però si arrampica
sul belino del capo, mentre Giorgio, casalingo forzato
dalla perdita del lavoro, «Trenta e uno licenziamenti,
riduzione del bestiame...», la guarda in TV restando
affascinato dalla bellezza e dall'intelligenza. «Da
quando Francesca presentava il notiziario delle
quattordici Giorgio non poteva fare a meno di incollarsi
davanti al televisore per ammirarla e pendere dalle sue
labbra, registrava persino tutti i telegiornali». Per
Giorgio, Francesca è la dimostrazione di come le donne
possano far carriera senza far marchette. Ma Giorgio non
vede la vera Francesca, che si fa frugare tra le cosce,
mentre brinda alla sua carriera con il suo capo. Giorgio
non vede quella Francesca che non lo ama, non lo
abbraccia e lo sfugge non per colpa della sua condizione
di perdente, ma più semplicemente per se stessa, per un
impulso più forte all'autoaffermazione, che la conduce
lontano da lui e basta. Ma i risvolti saranno più
intriganti. La parte della storia dove Giorgio
ricostruisce la sua infanzia e giovinezza è molto
intenso, a volte deborda dai suoi confini, invade e
prende più spazio della storia che parrebbe principale,
quella di coppia. Ma qui l'autore si sente a suo agio e
si lascia andare ad una scrittura che osa e spinge i
confini narrativi per fare poesia, concedersi ad un
flusso di coscienza, che più spesso è messa in scena di
un dialogo, con un tu femminile privilegiato. Ora la
madre, ora la moglie, ora la fidanzata del caso, non
importa e non è mai chiaro, il fatto è che si tratta di
un femminile, forse l'universale contenitore uterino,
degno di una confessione e di un à rebours,
dolce, patetico e in parte finale.
Laura Santini


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IL SUONO DELLE PAROLE DIMENTICATE MATTEO CAROPRESO

Mercoledì 4 maggio alle ore 17,00 è stato presentato nella Biblioteca di Recco il libro “Gli acrobati”, del giovane scrittore recchese Matteo Caropreso, edito da Edizioni Clandestine. La presentazione dà il via a “Il suono delle parole dimenticate”, rassegna di poeti e scrittori, ideata dal poeta genovese Giorgio Gazzolo, in collaborazione con la Biblioteca civica. Gli incontri avranno luogo il primo mercoledì del mese, a partire da maggio, per continuare, eccetto il mese di agosto, nella stagione autunnale. Scrittore per passione, colto e preparato, Matteo Caropreso ci ha condotto nella misteriosa e affascinante trama del suo romanzo, di cui sono stati letti alcuni passi da Giorgio Gazzolo. Si è cercato di approfondire e discutere le mille sfaccettature, i risvolti psicologici e il particolare stile narrativo del libro, descritto con ricchezza di colori, di suoni e soprattutto di odori, talvolta caratteristici della nostra realtà ligure. In un’intricata ma congeniale griglia si alternano le vicende dei protagonisti e i ricordi dell’io narrante, in un delicato e profondo acrobatismo umano e letterario. Il romanzo, o racconto lungo senza digressioni, come suggerisce l’autore, è suddiviso in capitoli, raccontati in terza e in prima persona. Si delinea così un parallelismo, abilmente giocato tra narrazione e ricordo, dove i dialoghi scandiscono le vicende, mentre i pensieri, le reminiscenze, i monologhi interiori attribuiscono spessore lirico al romanzo, in continuo crescendo con il nucleo centrale del racconto. I fulminei ricordi, ossia gli “affioramenti spontanei della memoria”, come si legge nell’epigrafe, sono quelle immagini e quei pensieri di storia e di vita che si susseguono in modo casuale e involontario in alcune particolari situazioni che mettono in pericolo la nostra vita. E la vita del protagonista è costantemente minacciata, sia all’interno di se’ stesso, a causa delle sue ansie e dei suoi sensi di colpa, sia all’esterno, per il difficile rapporto coniugale e per le improvvise difficoltà lavorative. Se ad un livello più specificatamente psicologico avvertiamo il problema dell’incomunicabilità e della nevrosi, da un punta di vista sociologico ci troviamo di fronte al tema dell’ingiustizia, generata da uno svilimento del principio di onestà e di integrità morale a scapito di una corsa al denaro e al successo personale. Verso la fine del romanzo si percepisce un avvicinamento delle due parti narrative e allo stesso modo l’epigrafe chiarisce gli aspetti della doppia costruzione. I ricordi scandiscono la vita del protagonista, Giorgio Muri, da neonato alla sua vita di adulto, fino a diventare i pensieri attuali del protagonista. La moglie Francesca, al contrario, rimane fino all’ultimo un personaggio senza passato, che non agisce più a favore del marito, ma contro di lui, in quanto accecata dall’egoismo e dall’ambizione. La coppia vive come in due mondi distinti senza più alcun legame. I profondi valori di Giorgio vengono a mancare quando si accorge che i suoi sforzi per salvare il loro matrimonio risultano vane acrobazie. Sarà nel momento del dramma, e nell’epilogo del libro, che Giorgio ricomporrà il racconto della sua esistenza, per trovare un equilibrio mai raggiunto durante la vita. “Gli acrobati” è un romanzo che si legge tutto d’un fiato e lascia fino alla fine col fiato sospeso, in attesa di un evento che tuttavia non mette a tacere la coscienza. L’alto livello letterario avrebbe sicuramente guadagnato l’interesse e la partecipazione di un pubblico più folto, bensì, come sappiamo, si è sempre un po’ diffidenti verso gli autori emergenti, e spesso ci si lascia condizionare dalla pubblicità, dalle recensioni lette, dai pareri sentiti in giro. Se Matteo Caropreso avrà il successo che si merita presto verrà letto e riconosciuto anche nella città dove ha sempre vissuto e sicuramente troverà un vasto pubblico pronto ad applaudirlo.