Andrea Salieri

Non solo cinema

E’ più folle chi vuole uscire dagli automatismi del quotidiano o chi, giorno dopo giorno, ne perpetua l’assurdità?
Articolo di Elisa Modolo
Pubblicato lunedì 5 dicembre 2005 - NSC anno II n. 5

Sara e Vincenzo sono una coppia con figli che abita in un condominio, il ritratto di una famiglia come tante altre. Vista da fuori. Ma all’interno del loro rapporto si cela in realtà un mondo di patologie e deviazioni, di incomunicabilità e desiderio di morte, che altro non è se non il riflesso amplificato della degradazione di un’intera società malata.
Sara e Vincenzo sono una coppia con figli che abita in un condominio, il ritratto di una famiglia come tante altre. Vista da fuori. Ma all’interno del loro rapporto si cela in realtà un mondo di patologie e deviazioni, di incomunicabilità e desiderio di morte, che altro non è se non il riflesso amplificato della degradazione di un’intera società malata.

Il libro di Salieri si addentra nei meandri più oscuri della psiche umana -in particolare di quella femminile dato che seguiamo la vicenda attraverso la figura di Sara- penetrando nel contorto labirinto psicologico in cui il malessere esistenziale, e soprattutto coniugale, viene esasperato fino alle conseguenze più estreme.

Tra i due protagonisti, infatti, vige l’incomunicabilità, un’incapacità radicale di entrare in contatto con l’altro che emerge nei piccoli disguidi del quotidiano e nelle parole urlate che picchiano come schiaffi o in quelle non dette che pesano come macigni. In questo contesto neppure l’atto d’amore conserva una funzione unificante, anzi diventa un’imposizione dei desideri dell’uomo su una donna passiva ed inerme, nella tragedia di una solitudine reciproca.

Lui è il marito in carriera, brillantemente assente da casa e sordo al crescente disagio della moglie, attento più che altro, dopo il tentato suicidio di lei, a far passare il fattaccio come incidente per evitare le chiacchiere di vicini, amici, colleghi e salvare così le apparenze. Lei è una casalinga frustrata che si arrabatta tra i figli da accudire, le faccende da sbrigare e un marito da seguire, ma sente il peso di una quotidianità fatta di gesti e azioni sempre uguali ripetuti all’infinito fino a perdere ogni significato. Attorno alla coppia si muovono come marionette i vicini, gli amici, i parenti, tutti così disponibili a prima vista, ma in realtà intrappolati nello stesso sistema perverso che fa scattare la molla della follia. Sono anch’essi vittime inconsapevoli di piccole fobie e della logica di massa, i cui effetti si esplicano nelle paranoie xenofobe e negli assurdi provvedimenti del consiglio condominiale.

Mentre la narrazione prosegue tra tentate stragi, efferati omicidi e voli mentali autodistruttivi, si viene pian piano risucchiati all’interno del vortice della follia che attanaglia entrambi i coniugi -sebbene con effetti opposti- fino ad arrivare al tragico finale, su cui grava un’atmosfera da vera e propria allucinazione.

La vicenda ci viene esposta con uno stile originale che parte dal “di dentro”, che filtra la realtà attraverso la lente deformata dei pensieri e delle riflessioni della protagonista. L’analisi psicologica –il vero punto di forza del romanzo- viene condotta in modo assolutamente lucido e preciso, addirittura brutale, sebbene emergano talvolta tratti di feroce ironia e rassegnata amarezza. Anche la grafia si adegua alla tematica, modificandosi nel formato per accogliere citazioni letterarie e ingrandendosi per rendere la violenza delle esclamazioni o dei rumori di sfondo.

Alla fine della storia rimane un interrogativo, che fa eco al titolo dell’opera: Chi, in realtà, è sano e chi è pazzo? Qual è la vera follia? Quella “evidente” di Sara che si ribella a un mondo di apparenze, quella di Vincenzo che ne è artefice ma anche vittima? Oppure sono gli altri, quelli che con la loro indifferenza accettano un modello di vita straniante e alienato, i veri pazzi?

StradaNove

GIÀ AUTORE DE L'URLO E L'OMICIDIO BERLUSCONI, SALIERI DIMOSTRA, ANCORA UNA VOLTA, DI avere una fervida oltre che macabra fantasia. La percezione della follia, è la storia di Sara, casalinga sposata con Vincenzo e madre di due figli. Tutti i giorni, come un rito, Sara compie gli stessi gesti, quelli che fanno parte della routine quotidiana. La sua frustrazione aumenta nel momento in cui comprende che il suo matrimonio è finito. Nella sua mente, qualcosa si rompe, e comincia in lei la percezione della follia. M
a cos'è la follia? E'l'insano gesto che compie Sara? E' l'odio verso Vincenzo che a sua volta l'ha tradita? Sono i vicini di casa?
Andrea Salieri compie un viaggio nella psiche femminile, con descrizioni a volte sconcertanti. Si perde nel labirinto umano, e lo fa con uno stile raffinato e tristemente, a volte, ironico.
Chi è Sara? Chi sono tutti quelli che le stanno intorno? E' la storia di una folle, o di una donna insoddisfatta?
La risposta al lettore.

Giovanna Crisà

Arte e dintorni

Berlusconi hit list, culturally speaking
By Elisabetta Povoledo International Herald Tribune
THURSDAY, OCTOBER 13, 2005


MILAN Italy is experiencing a rather unusual new cultural phenomenon: the Berlusconicide genre.

In the past two years, not one but four books have come out centered on a hypothetical assassination of the conservative Italian prime minister, and two films with the same plot are expected to start shooting in the coming weeks. The titles leave little to the imagination: "l'Omicidio Berlusconi" (Berlusconi's Homicide); "Chi ha ucciso Silvio Berlusconi?" (Who Killed Silvio Berlusconi?); "Shooting Silvio." But murder isn't really on the authors' minds, they say. Despite acknowledging that their own political affiliations lean to the left, most deny that the works aspire to character assassination.

"We're not Marxist. Our references are Roth and Dostoyevsky," said Francesco Pacifico, one of the four authors who make up Babette Factory, the collective that wrote "2005 dopo Cristo" (A.D. 2005), which recounts the story of the kidnapping of Berlusconi by an unstable actor and anarchist. "We didn't want to stage a political battle; we wanted to write about politics, like these authors did."

Giuseppe Caruso, a journalist with the leftist daily Unità, said he chose to write about the prime minister in "Who Killed Silvio Berlusconi?" because "he's divided the country into two like no one else before him" and that made him a compelling character. That also explains why other Italian politicians hadn't been novelized before, he said.

"It's his personality that prompts reactions of people who don't like him," Caruso said. That so many authors were on the same wavelength only confirmed the national mood. "Reality inspires novels," he said. "And even if the novels haven't inspired any real attacks, this is the climate here among those who don't love Berlusconi."

Critics of the trend claim it doesn't speak well of Italy. Writing in the Milan daily Corriere della Sera last month, Pierluigi Battista derided a "tired cultural fad, a psychological obsession degraded to a tic, an expressive stereotype reduced to a rancid platitude and destined to be yawned at by a public saturated by banalities." The symbolic "Berlusconicide" and the transformation of the prime minister into an "anthropological enemy" went beyond politics, entering into the "most remote corners of the collective psychology," Battista wrote. "That's why the imminent end of Berlusconism will leave the bitterness of the void in those who, despite themselves, have been hypnotized during these years."

Pacifico dismissed the snub. "They're writing articles without reading the book," he countered. "They're not taking it seriously on purpose."

Andrea Salieri, who wrote "Berlusconi's Homicide," argued that his book was less a criticism of the prime minister, who dies at the start of the book, than of the center-left opposition. "Demonizing Berlusconi is an incorrectness on the part of the left," Salieri said. "In reality, the left has to come up with alternative ideas, not say, 'Vote for me because I am less worse."'

In his novel, which was published in 2003 and is expected to become a film in a few months, Salieri blasts the center-left for its inability to come up with an effective vision for the country. Berlusconi exists, he said, "because there is nothing on the other side, because the left allows him to exist." But he conceded that the catchy title was a little misleading and placed him into potentially embarrassing situations. He said he had been repeatedly invited to leftist forums where he was expected to rant against the prime minister. "Instead they got someone lambasting the left," he said. "It's been very funny."

Every time a new Berlusconicide book appeared, sales of his work - which inaugurated the genre - went up, he said. But many, he suspected, didn't even bother to read it. "They keep it in the house like a cult object," he said. "It's because Berlusconi's face is on the cover."

Roberto Vacca, an expert in mathematical models and a columnist for the Rome daily Il Messaggero, said his book, "Kill," about a man who inadvertently saves the life of Berlusconi, was also a critique of the left, "which did little for culture when they were in power." Like Salieri and Pacifico, he said his novel was less a political than cultural critique. "I'm expressing my moral and civic commitment," he said. "It's about civil liberties."

A recent medical case might confirm the hold that the prime minister has on the collective imagination. A study published by two Italian researchers last month in Cortex, an online journal on the study of the nervous system and behavior, illustrated the case study of a woman who was progressively losing the ability to recognize familiar faces, but, according to the paper, "could nevertheless consistently recognize and name the face of Silvio Berlusconi." An investigation led the researchers to conclude that his face "was seen as an icon rather than as a face."

"For better or for worse, Berlusconi represents what's happened in Italy during the last 10 years," said Berardo Carboni, who wrote the script for "Shooting Silvio," which he said would begin production in November. "He's an example of a new way of doing politics, and it's an important story to tell."

The script had been floating about for some time, but investors were hard to find. "People didn't want to invest because they were afraid they wouldn't work anymore," said Cristina Pavone, an actress and part of the film's production crew.

A circle of volunteers tried to raise money by selling "Shooting Silvio" gadgets online and hosting "Shooting Silvio" fund-raisers in discothèques and halls. They managed to raise more than 10,000, or about $12,100, then investors came through this autumn and that, Carboni said, is getting the cameras rolling.

Berlusconi will appear as himself in the film through the use of video clips and cartoons. The film is not political, Pavone and Carboni insisted, but the images will speak for themselves. "There's not one line that indicates that we took a political position," Pavone said. "If it's critical, it's critical, because Berlusconi has behaved in a certain way."

"We didn't expect that we'd raise such a fuss," Pavone said, "but we're exploiting it now. With hindsight we'd say that it helped, but it wasn't premeditated."

The authors also said they hadn't heard anything from the Berlusconi camp indicating that the prime minister had been angry, or flattered, by their attention. But before Berlusconi - who has repeatedly accused the media and the judiciary of plotting to dethrone him - begins to think that there's a cultural conspiracy against him, he should know that his political adversary Romano Prodi has also become the subject of a political thriller, the twist being that the author claims it's not fiction.

Last week the ANSA news agency reported that the journalist Michele d'Arcangelo had just published "La congiura: Uccidete Romano Prodi" (The Conspiracy: Kill Romano Prodi), which he claims is based on a real plot to kill the former president of the European Commission by an unidentified group intent on ensuring the continuation of the war in Iraq.

"Obviously I can't reveal my sources," d'Arcangelo told ANSA. "But it's true."

www.culturalevents.it

LA PERCEZIONE DELLA FOLLIA
a cura di Barbara Ferraro

Sara non è pazza, e questo non è un libro semplice. Sara è una casalinga come tante e Vincenzo un marito come tanti.
La sua vita ruota attorno alla casa da riordinare, ai figli, al marito, alla cena.
Ma non solo attorno a questo. Sara è prigioniera di una casa, di un quartiere, di poche grigie mura.
Sembra vivere in un labirinto di azioni ripetute e macchinose.
La sua esistenza, usurata dalla routine, consumata fino all'osso come un torsolo di mela,
fa cardine su una percezione, una percezione intima di disagio: il proprio.
Si pone delle domande Sara, molte, e cerca delle risposte, cerca di trovare uno sbocco per la
propria vita e per la propria mente a tutti i costi. Sembra arrendevole, sembra subire gli eventi,
ma in fondo è coraggiosa e muove i fili.
Sacrifici e rinunce la rendono ottima e fragile protagonista di questo thriller ricco di avvenimenti,
di morte, inimicizie, situazioni surreali e grottesche, dal titolo surreale la percezione della follia.
La realtà di Sara a poco a poco si allontana e tutti i contorni si sfumano nella follia o esattamente il
contrario: è la follia che infesta o colora la realtà.
La penna dello scrittore viaregginoAndrea Salieri è complessa ed elegante. Ritmica, graffiante ed ardua.
A volte leggendo sembra di avere in mano una silloge, sembra che ogni parola sia stata meditata, scelta;
sembra che Andrea Salieri abbia scritto come se la sua storia dovesse essere recitata, o raccontata ad alta voce,
segue un ritmo, ha una propria, originale cadenza.
La storia intriga, colpisce e coinvolge, ma Sara non è pazza, ed e' questa alla fine la verita' che l'autore vuole svelare

Kult Underground

La percezione della follia
(Andrea Salieri - Edizioni Clandestine)

Una casalinga incapace di affrontare la routine familiare: Sara. Un marito assente, distante: Vincenzo. Un matrimonio che si sfalda, due mondi che non riescono più a comunicare e lentamente si allontanano. Il disagio e la frustrazione di Sara, che giorno dopo giorno tra marito, figli, faccende domestiche, sempre le stesse, persegue ciò che si deve fare e soffoca la voglia di fuggire, di sparire. La tragicità di una vita apparentemente normale. Ma cos'è la normalità e cos'è la follia, e cosa ancora la felicità? Sono le domande che si pone la protagonista, distrutta dal male di vivere, che esplode incontrollabile e mina la mente e il corpo. Fino a un tentativo di suicidio, come soluzione estrema per superare la disarmonia e il disequilibrio che Sara sperimenta quotidiamente e il supplizio di essere riportati indietro per forza.
Intorno alla giovane donna, una grottesca schiera di personaggi minori (resi con brevi tratti ironici e caricaturali che li rendono, al di là della finzione letteraria, vividi, reali e vicini al lettore) parenti, amici, condomini del palazzo nel quale Sara vive, sconvolgente microcosmo nel quale si consuma un atroce delitto. Tragedia dell’incomunicabilità e della pazzia, che si consuma tra il voyeurismo dei vicini verso i drammi altrui, l’ipocrisia e l’egoismo che muove le relazioni umane, rancori e amori insani, la difficile battaglia degli esseri più sensibili tra la profondità delle loro reazioni e la facciata da mantenere verso il mondo esterno.

Con La percezione della follia, Salieri scandaglia la notte dell’animo umano, della labirintica psicologia femminile in particolare, dando vita a una storia complessa, a una vicenda intrigante e avvincente che si snoda con ritmo incalzante, uno psicothriller intenso, un romanzo forte e originale, scritto in uno stile raffinato non privo di ironia.


Stefania Gentile

La Nazione
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Viareggio OK

Giovedì 30 giugno, con inizio alle ore 21.00, la Biblioteca Comunale (via Mazzini) ospita la presentazione del nuovo libro di Andrea Salieri, intitolato La percezione della follia, pubblicato da Edizioni Clandestine. Dall’autore de L' Urlo e de L’Omicidio Berlusconi, un nuovo straordinario, coinvolgente, psicothriller.....

Sara è una casalinga frustrata dall’apatica ed asettica vita familiare: il marito Vincenzo, i due figli e i conseguenti impegni domestici sono tutto ciò che dà un senso alla sua vita. Ma l’abitudine alla ripetitività dei gesti, l’usura dell’amore coniugale e la generale indifferenza che qualifica i rapporti umani anche all’esterno delle mura di casa, la rendono inquieta, malcerta nel definire quel suo stato d’afflizione, che sembra esorbitare in un incurabile ed indefinibile male di vivere, tale da coinvolgere a causa l’intero mondo, con la sua prevedibilità delle interrelazioni, le cose come unico possesso, la libertà un divagare farneticante per le strade di una città che ha solo vie di ritorno.

La vita quotidiana fa di Sara una donna inquieta che si pone domande su quanta importanza possano avere dei calzini puliti o sulla fragilità di coloro che rischiano di rimanere strozzati dalla massa. Se lo chiede spesso, Sara. Muta fra stoviglie che si rompono, i rimproveri del marito, i capricci dei bambini e le vuote ciarle dei condomini al di là del muro. Un sottile filo delimita la sua esistenza rendendola indefinibile: sana o pazza, insensibile o amorevole… La storia si svolge e si avvolge attorno ai protagonisti in accadimenti drammatici, ironici, folli…con tentativi di suicidi, efferati omicidi, possibili stragi ma anche affettività inespresse, rancori e delusioni, ricordi e profondi malesseri esistenziali.

E’ forse pazza Sara? Solo Anna la comprende. Che abita di là dalla parete di fronte, ma che è partita, lasciandole solo una lettera…Una storia che pur nascendo dalla vita di tutti i giorni ne supera i confini. Una narrazione incalzante, uno stile unico e originale con cui Salieri ci trascina nel mondo di Sara.

Andrea Salieri è nato a Viareggio nel 1962. È un artista eclettico che si muove da anni nel mondo della scrittura in tutte le sue forme, dalla poesia ai testi per canzoni, dalle sceneggiature al romanzo e ai racconti. Collabora con i Matia Bazar e Alberto Radius, partecipa ad alcune trasmissioni Rai, collabora come direttore artistico con Bussoladomani. Nel 1989, vince il “Premio Camaiore opera prima” con Acido lattico. Seguiranno poi una serie di pubblicazioni tra poesia e narrativa fino alle opere più recenti, L’urlo, che lo consacra uno degli autori più interessanti del panorama letterario nazionale, e L’omicidio Berlusconi.

Bibliografia: Acido lattico 1989, Demoni del cuore 1991, La tragedia delle foglie 1996 Underground 1999, Dinamismo di un cavallo in corsa + case 1999 Kay è stata qui 2000, L’amore che accade 2001, L'urlo 2002, L’omicidio Berlusconi, 2003.

Repubblica

Stepping Stone


La percezione della follia – Andrea Salieri
Scrittore, poeta e musicista, vincitore nel 1989 del Premio Letterario di Poesia Camaiore Opera Prima con la raccolta "Acido lattico" e della “Lizza d'Oro 2002” con il romanzo “L’Urlo” (di recente ristampa per la casa editrice Edizioni Clandestine), Andrea Salieri è un artista versatile ed eclettico che è solito confessare senza remore di non conoscere mai in anticipo le storie che sta per scrivere, perché se così fosse perderebbe il piacere stesso di raccontarle. Ama stupire, vuole far riflettere, ma ancor di più ama stupirsi e poi costringersi a guardare nello specchio di ciò che ha scritto. E grazie alla sua energia e ad una prosa che riesce a coniugare modernità di stile a momenti di ispirata liricità (Rilke, Shelley e i classici dell'ottocento sono da sempre i suoi punti di riferimento), negli ultimi anni si è ritagliato uno spazio importante in un panorama letterario dove i prodotti delle piccole/medie case editrici sono da sempre guardate con una certa diffidenza. Se con “L’urlo” aveva stupito per originalità della storia, stile e armoniosa eleganza del lessico e con “L’omicidio Berlusconi” aveva dato prova di sapersi destreggiare con abilità anche in un genere a prima vista lontano dalla sua cifra stilistica (e con ottimi riscontri da parte di critica e pubblico), con il suo nuovo romanzo “La percezione della follia” l’autore viareggino arricchisce con una nuova fermata intermedia il suo personale viaggio all’interno della mente umana e dei suoi complicanti labirinti. Un percorso non privo di ostacoli, ma che Salieri affronta sorretto dal suo innato senso del ritmo e dalla potenza visionaria che anima la sua scrittura.

La protagonista del romanzo, Sara, conduce una vita monotona, alienante nel quotidiano succedersi degli eventi, che la porta a camminare in equilibrio precario sul sottile filo invisibile che demarca il confine fra follia e presa di coscienza del vuoto che la circonda e che si sta facendo strada anche dentro la sua mente.

Il suicidio, la morte, l’annullamento di se stessi sembra essere l’unica via d’uscita percorribile, l’estremo tentativo di ritrovarsi (“…cerchi l’anima, forse, o qualcosa che almeno vagamente le somigli, un senso al gesto appena compiuto, all’esistenza in sé, risposte magari, conferme o smentite su ciò che ti hanno insegnato essere bene e male. Ma carne, solo carne. Nient’altro che carne”), ma quando anche l’ultima via di fuga le viene preclusa, Sara sprofonda in un realtà (finzione?) dominata da avvenimenti disperati e folli, da omicidi atroci e allucinazioni che sembrano possedere consistenza maggiore della realtà stessa. Progetta stragi, riesce a condizionare la vita di chi la circonda (un intero condominio si lascia trasportare da un incalzante susseguirsi di assurde fantasie e deliranti convinzioni) e porta il marito sull’orlo della pazzia con l’unico scopo di riacquistare l’armonia e la serenità perdute e che ritroverà solo nelle ultime pagine del libro. Forse.

Stepping Stone
Un romanzo inquietante, sconvolgente, che alterna momenti di estrema lucidità a episodi di pura follia. Difficile da catalogare, fuori dagli schemi, scritto con una prosa che non di rado sconfina nella poesia. Parole scelte in modo accurato, con una ricerca quasi maniacale e non solo per il loro intrinseco significato, ma anche per il suono e la melodia che producono. Parole che, a tratti, sembrano dimenticarsi della narrazione per mettersi al servizio del ritmo. Un crescendo quasi ossessivo che ipnotizza e accompagna il lettore nel viaggio allucinato e surreale attraverso i pensieri del protagonista.

Non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze, “L’Urlo” non è un semplice e ironico vademecum per serial killer, ma piuttosto un’analisi dettagliata dell’animo umano osservato da prospettive diverse e inusuali. Un tentativo di assecondare il bisogno di entrare in possesso delle nostre azioni senza limitazioni unito alla constatazione dell’impossibilità di riuscirci.

Ricco di tensione, incredibilmente forte nelle descrizioni degli omicidi, il romanzo tiene incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina, costringendolo ad immedesimarsi nella figura dell’assassino. Non rimane altra possibilità che quella di vivere con lui, passo dopo passo, la lenta discesa nella follia, e condividere l’atrocità dei suoi gesti arrivando fino a giustificarli in quanto è la vita stessa che obbliga a prendere decisioni e scelte dalle quali non è possibile fare ritorno.

Andrea Salieri - L’urlo

Kult Underground
L'Omicidio Berlusconi

Brillante, ironico, amaro, a metà tra la satira e il giallo, è il libro di Andrea Salieri "L'omicidio Berlusconi".
Una sorta di diario, scritto in prima persona, in uno stile ricercato, studiato nel lessico raffinato e nella costruzione delle frasi; nel complesso difficile ma mai criptico, anzi al contrario, si legge veloce, tutto d'un fiato.
È la storia di un "omicidio per caso". Un investimento involontario, ad opera di un maldestro insegnante di matematica, scatena una serie esilarante di eventi tragicomici. La vittima si scoprirà essere Silvio Berlusconi, e da qui un susseguirsi paradossale di colpi di scena: occultamento e scambio di cadaveri, ricatti, un rapimento, un tentato suicidio, sempre per caso, il tutto in una struttura e in un'atmosfera davvero uniche. Divertentissimi gli episodi dello scombinato tentativo di soccorso dopo l'incidente e dell'autodenuncia alla polizia ("...Così lei, avrebbe ucciso un uomo. Sì brigadiere. Ma non l'ho fatto apposta. Allora è stato un incidente! Sì...cioè no. ... Dunque. Ieri sera mia moglie è deceduta. Sconvolto ho preso l'auto e accidentalmente ho investito un uomo e questi è morto. ...sul colpo. No. Ci sono prima ripassato sopra con le ruote credo almeno due - tre volte e ... e lui è morto. Non ancora... l'ho colpito alla nuca con il cric. Ed è morto. Adesso sì. Ma come le ho già detto, non l'ho fatto apposta. Un incidente").
Eventi tragici narrati senza dramma. L'unica tragedia che rimane evidente nella sua gravità è quella politica. Senza alcuna retorica, Salieri critica il grande vuoto della politica italiana, la mancanza di valori dei nostri politici di qualunque ideologia essi siano; perché se certo non è a favore della destra, nel libro non esce meglio rappresentata la sinistra.
Il protagonista, "privo di qualsiasi fede", insoddisfatto, decide di votare Berlusconi non per convinzione ma "con la consapevolezza di chi rassegnato alla malattia sceglie il suicidio" ("... Perciò, nell'essere giustiziato, avevo deciso di affidarmi a chi, spietato e professionale, ritenevo capace di abbreviare l'agonia. In fondo, si trattava di un'esecuzione, non di una vera e propria scelta...").
Questa decisione, vissuta dalla moglie come un tradimento, causa tragiche conseguenze nella vita familiare del protagonista.
Così si apre il libro, che alle grottesche vicende personali intreccia amare riflessioni sulla politica e sulla società contemporanea; riflessioni che l'autore sapientemente inserisce, senza strappi, all'interno del tessuto narrativo.
Salieri parla dei meccanismi della giustizia ("Alcuni sono colpevoli solo se vi è prova certa di implicazione in un crimine, altri, se essi stessi non sono in grado di dimostrare la propria estraneità. In virtù del mio potere d'acquisto appartenevo senz'altro alla seconda fascia..."); e ancora del ruolo dei potenti e di quello delle masse; ma soprattutto parla di libertà, definita "un valore per difetto", che se è intatta alla nascita si perde via via vivendo, e della possibilità di creare un mondo migliore, se non perfetto ("Livia, non esiste un mondo perfetto..." ... "...ma ce n'è uno possibile." - disse, ferma nell'orgoglio. Ma quasi sussurrando. Perché dei sogni belli si ha vergogna. ... Voleva un altro mondo Livia. Migliore. Non le ho mai chiesto se in questo vi fossero compresi anche gli umani. E se sì, chi doveva darci esempio tra i migliori? ... Provate a domandargli di rinunciare ad una parte dei loro privilegi, non per pareggiare i conti, per fare meno ripido il declivio che li distingue da altri. Provate. Non ho nessuna colpa vi diranno. È il sistema).

Molteplici e profonde le riflessioni esistenziali, sull'essenza dell'uomo, sulle sue reali necessità, al di là dei condizionamenti "che disturbano la piena consapevolezza". L'unica strada, l'unica speranza, sembra essere nell'impegno dell'individuo, che proclama la sua diversità, "l'unicità di ognuno", che si spoglia delle sovrastrutture e degli automatismi per procedere verso l'utopia di un mondo migliore, più giusto, più equo ("La gente, asservisce ai propri desideri più di quanto abbia a cuore la giustizia e l'onestà... I deboli si associano, ma anonima non cresce quella massa e a farne un gregge da mostrare in piazza è sufficiente addestrare bene i cani. Poi c'è l'individuo già, quel porsi singolarmente all'esistenza. E questi abbisogna di costrutto, altrimenti sfugge").

Un libro ironico e provocatorio, che ritrae in modo originalissimo la crisi della politica attuale, della destra come della sinistra.
Da sottolineare le note a piè pagina, che divertono e fanno riflettere, nelle quali vengono ridefiniti i significati di parole comuni sulla base degli eventi della politica contemporanea, come se il protagonista/autore dovesse spiegarne il significato a chi leggerà il suo diario negli anni a venire. Ne riporto un paio come esempio: "Galera. Luogo di detenzione in cui gli indigenti, se commettevano un reato, venivano circoscritti. Tasse. Tributo versato dai cittadini (pochi, per la verità) per avere garantiti dallo stato servizi a pagamento".
Un libro nuovo, non scontato, uno stile personale, profondo e difficile come difficile è il messaggio che propone, un messaggio di libertà e di onestà che sembrano, nel sistema attuale, ardue da raggiungere, da conquistare.
Un'utopia di libertà che forse è propria solo dei folli, ma a volte sono proprio i folli a tracciare la rotta ("...I sani di mente credono la fine del mondo dove i visionari ne colgono appena l'inizio e se questi gettano l'occhio fin'anco dove non si vede, i primi arretrano per timore di non ritrovare più la via di casa. Ma sono i secondi a tracciare la rotta").

Stefania Gentile

W2N
L'Omicidio Berlusconi
Stufi di leggere libri bene o male banali, uguali gli uni agli altri? Beh, allora questo L'omicidio Berlusconi (Edizioni Clandestine) fa per voi! Non immaginatevi un libro per forza di sinistra - anche se un po' la convergenza è sbilanciata e tira da quella parte - nè un saggio che parla di sola politica. Questo romanzo breve (un'ottantina di pagine) comincia con una lite familiare: il professor Luisi, mite e maldestro insegnante di matematica, è privo di qualsiasi fede politica e fiducia nella stessa ("Se da ragazzo pensavo che sarei morto democristiano gli anni del centrosinistra al governo me lo confermarono"...), per cui decide di votare per Berlusconi non per convinzione ma "con la consapevolezza di chi rassegnato alla malattia sceglie il suicidio"; se non che la moglie Livia vive questa decisione come un tradimento ed infuriata decide di lasciarlo, di tornare dalla madre (che la donna, nel suo furore, dimentica essere morta tempo prima). Il tempo di uscire di casa, oltrepassare il cancello e muore schiacciata da... pezzi di carlinga staccatisi in quota da un bimotore!!! Tutto ciò accade nelle prime due pagine: da qui in poi una serie di eventi sincopati ed a tratti divertentissimi - il cui picco è l'involontario investimento e conseguente uccisione da parte del protagonsita di Silvio Berlusconi - costituisce il corpo del racconto che va sviluppandosi in occultamenti di cadaveri, rapimenti, tentati suicidi, gag da commedia degli errori, il tutto con un occhio attento alla realtà sociale e politica del nostro Paese. Scritto con stile che oserei definire neo-sheakespeariano, il romanzo di Salieri è una continua sorpresa, una prova difficile per il lettore, che è costretto dall'autore a pensare, ragionare ogni singola frase, dietro cui scopre di volta in volta - e quasi sempre con un sorriso - una mente viva, affilata, sapiente, critica e satirica, come poco spesso, anzi molto raramente, accade di incrociare tra le pagine di un libro oggigiorno.
Controcorrente!

Anche se forse ha più uno stampo teatrale, vedrei benissimo un film girato sul soggetto de L'omicidio Berlusconi da parte di Gabriele Salvatores con Diego Abatantuono nei panni del Luisi.
Filippo Nembrini