Non
solo cinema
E’ più folle chi vuole uscire dagli automatismi
del quotidiano o chi, giorno dopo giorno, ne perpetua l’assurdità?
Articolo di Elisa Modolo
Pubblicato lunedì 5 dicembre 2005 - NSC anno II n. 5
Sara e Vincenzo sono una coppia con figli che abita
in un condominio, il ritratto di una famiglia come tante altre. Vista
da fuori. Ma all’interno del loro rapporto si cela in realtà
un mondo di patologie e deviazioni, di incomunicabilità e desiderio
di morte, che altro non è se non il riflesso amplificato della
degradazione di un’intera società malata.
Sara e Vincenzo sono una coppia con figli che abita in un condominio,
il ritratto di una famiglia come tante altre. Vista da fuori. Ma all’interno
del loro rapporto si cela in realtà un mondo di patologie e
deviazioni, di incomunicabilità e desiderio di morte, che altro
non è se non il riflesso amplificato della degradazione di
un’intera società malata.
Il libro di Salieri si addentra nei meandri più
oscuri della psiche umana -in particolare di quella femminile dato
che seguiamo la vicenda attraverso la figura di Sara- penetrando nel
contorto labirinto psicologico in cui il malessere esistenziale, e
soprattutto coniugale, viene esasperato fino alle conseguenze più
estreme.
Tra i due protagonisti, infatti, vige l’incomunicabilità,
un’incapacità radicale di entrare in contatto con l’altro
che emerge nei piccoli disguidi del quotidiano e nelle parole urlate
che picchiano come schiaffi o in quelle non dette che pesano come
macigni. In questo contesto neppure l’atto d’amore conserva
una funzione unificante, anzi diventa un’imposizione dei desideri
dell’uomo su una donna passiva ed inerme, nella tragedia di
una solitudine reciproca.
Lui è il marito in carriera, brillantemente
assente da casa e sordo al crescente disagio della moglie, attento
più che altro, dopo il tentato suicidio di lei, a far passare
il fattaccio come incidente per evitare le chiacchiere di vicini,
amici, colleghi e salvare così le apparenze. Lei è una
casalinga frustrata che si arrabatta tra i figli da accudire, le faccende
da sbrigare e un marito da seguire, ma sente il peso di una quotidianità
fatta di gesti e azioni sempre uguali ripetuti all’infinito
fino a perdere ogni significato. Attorno alla coppia si muovono come
marionette i vicini, gli amici, i parenti, tutti così disponibili
a prima vista, ma in realtà intrappolati nello stesso sistema
perverso che fa scattare la molla della follia. Sono anch’essi
vittime inconsapevoli di piccole fobie e della logica di massa, i
cui effetti si esplicano nelle paranoie xenofobe e negli assurdi provvedimenti
del consiglio condominiale.
Mentre la narrazione prosegue tra tentate stragi,
efferati omicidi e voli mentali autodistruttivi, si viene pian piano
risucchiati all’interno del vortice della follia che attanaglia
entrambi i coniugi -sebbene con effetti opposti- fino ad arrivare
al tragico finale, su cui grava un’atmosfera da vera e propria
allucinazione.
La vicenda ci viene esposta con uno stile originale
che parte dal “di dentro”, che filtra la realtà
attraverso la lente deformata dei pensieri e delle riflessioni della
protagonista. L’analisi psicologica –il vero punto di
forza del romanzo- viene condotta in modo assolutamente lucido e preciso,
addirittura brutale, sebbene emergano talvolta tratti di feroce ironia
e rassegnata amarezza. Anche la grafia si adegua alla tematica, modificandosi
nel formato per accogliere citazioni letterarie e ingrandendosi per
rendere la violenza delle esclamazioni o dei rumori di sfondo.
Alla fine della storia rimane un interrogativo, che
fa eco al titolo dell’opera: Chi, in realtà, è
sano e chi è pazzo? Qual è la vera follia? Quella “evidente”
di Sara che si ribella a un mondo di apparenze, quella di Vincenzo
che ne è artefice ma anche vittima? Oppure sono gli altri,
quelli che con la loro indifferenza accettano un modello di vita straniante
e alienato, i veri pazzi?
StradaNove
GIÀ AUTORE DE L'URLO E L'OMICIDIO BERLUSCONI, SALIERI DIMOSTRA,
ANCORA UNA VOLTA, DI avere una fervida oltre che macabra fantasia.
La percezione della follia, è la storia di Sara, casalinga
sposata con Vincenzo e madre di due figli. Tutti i giorni, come un
rito, Sara compie gli stessi gesti, quelli che fanno parte della routine
quotidiana. La sua frustrazione aumenta nel momento in cui comprende
che il suo matrimonio è finito. Nella sua mente, qualcosa si
rompe, e comincia in lei la percezione della follia. M
a cos'è la follia? E'l'insano gesto che compie Sara? E' l'odio
verso Vincenzo che a sua volta l'ha tradita? Sono i vicini di casa?
Andrea Salieri compie un viaggio nella psiche femminile, con descrizioni
a volte sconcertanti. Si perde nel labirinto umano, e lo fa con uno
stile raffinato e tristemente, a volte, ironico.
Chi è Sara? Chi sono tutti quelli che le stanno intorno? E'
la storia di una folle, o di una donna insoddisfatta?
La risposta al lettore.
Giovanna Crisà
Arte
e dintorni

Berlusconi
hit list, culturally speaking
By Elisabetta Povoledo International Herald Tribune
THURSDAY, OCTOBER 13, 2005
MILAN Italy is experiencing a rather unusual new cultural phenomenon:
the Berlusconicide genre.
In the past two years, not one but four books have come out centered
on a hypothetical assassination of the conservative Italian prime
minister, and two films with the same plot are expected to start shooting
in the coming weeks. The titles leave little to the imagination: "l'Omicidio
Berlusconi" (Berlusconi's Homicide); "Chi ha ucciso Silvio
Berlusconi?" (Who Killed Silvio Berlusconi?); "Shooting
Silvio." But murder isn't really on the authors' minds, they
say. Despite acknowledging that their own political affiliations lean
to the left, most deny that the works aspire to character assassination.
"We're not Marxist. Our references are Roth and Dostoyevsky,"
said Francesco Pacifico, one of the four authors who make up Babette
Factory, the collective that wrote "2005 dopo Cristo" (A.D.
2005), which recounts the story of the kidnapping of Berlusconi by
an unstable actor and anarchist. "We didn't want to stage a political
battle; we wanted to write about politics, like these authors did."
Giuseppe Caruso, a journalist with the leftist daily Unità,
said he chose to write about the prime minister in "Who Killed
Silvio Berlusconi?" because "he's divided the country into
two like no one else before him" and that made him a compelling
character. That also explains why other Italian politicians hadn't
been novelized before, he said.
"It's his personality that prompts reactions of people who don't
like him," Caruso said. That so many authors were on the same
wavelength only confirmed the national mood. "Reality inspires
novels," he said. "And even if the novels haven't inspired
any real attacks, this is the climate here among those who don't love
Berlusconi."
Critics of the trend claim it doesn't speak well of Italy. Writing
in the Milan daily Corriere della Sera last month, Pierluigi Battista
derided a "tired cultural fad, a psychological obsession degraded
to a tic, an expressive stereotype reduced to a rancid platitude and
destined to be yawned at by a public saturated by banalities."
The symbolic "Berlusconicide" and the transformation of
the prime minister into an "anthropological enemy" went
beyond politics, entering into the "most remote corners of the
collective psychology," Battista wrote. "That's why the
imminent end of Berlusconism will leave the bitterness of the void
in those who, despite themselves, have been hypnotized during these
years."
Pacifico dismissed the snub. "They're writing articles without
reading the book," he countered. "They're not taking it
seriously on purpose."
Andrea Salieri, who wrote "Berlusconi's
Homicide," argued that his book was less a criticism of the prime
minister, who dies at the start of the book, than of the center-left
opposition. "Demonizing Berlusconi is an incorrectness on the
part of the left," Salieri said. "In reality, the left has
to come up with alternative ideas, not say, 'Vote for me because I
am less worse."'
In his novel, which was published in 2003 and is expected to become
a film in a few months, Salieri blasts the center-left for its inability
to come up with an effective vision for the country. Berlusconi exists,
he said, "because there is nothing on the other side, because
the left allows him to exist." But he conceded that the catchy
title was a little misleading and placed him into potentially embarrassing
situations. He said he had been repeatedly invited to leftist forums
where he was expected to rant against the prime minister. "Instead
they got someone lambasting the left," he said. "It's been
very funny."
Every time a new Berlusconicide book appeared, sales of his work -
which inaugurated the genre - went up, he said. But many, he suspected,
didn't even bother to read it. "They keep it in the house like
a cult object," he said. "It's because Berlusconi's face
is on the cover."
Roberto Vacca, an expert in mathematical models and a columnist for
the Rome daily Il Messaggero, said his book, "Kill," about
a man who inadvertently saves the life of Berlusconi, was also a critique
of the left, "which did little for culture when they were in
power." Like Salieri and Pacifico, he said his novel was less
a political than cultural critique. "I'm expressing my moral
and civic commitment," he said. "It's about civil liberties."
A recent medical case might confirm the hold that the prime minister
has on the collective imagination. A study published by two Italian
researchers last month in Cortex, an online journal on the study of
the nervous system and behavior, illustrated the case study of a woman
who was progressively losing the ability to recognize familiar faces,
but, according to the paper, "could nevertheless consistently
recognize and name the face of Silvio Berlusconi." An investigation
led the researchers to conclude that his face "was seen as an
icon rather than as a face."
"For better or for worse, Berlusconi represents what's happened
in Italy during the last 10 years," said Berardo Carboni, who
wrote the script for "Shooting Silvio," which he said would
begin production in November. "He's an example of a new way of
doing politics, and it's an important story to tell."
The script had been floating about for some time, but investors were
hard to find. "People didn't want to invest because they were
afraid they wouldn't work anymore," said Cristina Pavone, an
actress and part of the film's production crew.
A circle of volunteers tried to raise money by selling "Shooting
Silvio" gadgets online and hosting "Shooting Silvio"
fund-raisers in discothèques and halls. They managed to raise
more than 10,000, or about $12,100, then investors came through this
autumn and that, Carboni said, is getting the cameras rolling.
Berlusconi will appear as himself in the film through the use of video
clips and cartoons. The film is not political, Pavone and Carboni
insisted, but the images will speak for themselves. "There's
not one line that indicates that we took a political position,"
Pavone said. "If it's critical, it's critical, because Berlusconi
has behaved in a certain way."
"We didn't expect that we'd raise such a fuss," Pavone said,
"but we're exploiting it now. With hindsight we'd say that it
helped, but it wasn't premeditated."
The authors also said they hadn't heard anything from the Berlusconi
camp indicating that the prime minister had been angry, or flattered,
by their attention. But before Berlusconi - who has repeatedly accused
the media and the judiciary of plotting to dethrone him - begins to
think that there's a cultural conspiracy against him, he should know
that his political adversary Romano Prodi has also become the subject
of a political thriller, the twist being that the author claims it's
not fiction.
Last week the ANSA news agency reported that the journalist Michele
d'Arcangelo had just published "La congiura: Uccidete Romano
Prodi" (The Conspiracy: Kill Romano Prodi), which he claims is
based on a real plot to kill the former president of the European
Commission by an unidentified group intent on ensuring the continuation
of the war in Iraq.
"Obviously I can't reveal my sources," d'Arcangelo told
ANSA. "But it's true."
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LA
PERCEZIONE DELLA FOLLIA
a cura di Barbara Ferraro
Sara
non è pazza, e questo non è un libro semplice. Sara è
una casalinga come tante e Vincenzo un marito come tanti.
La sua vita ruota attorno alla casa da riordinare, ai figli, al marito,
alla cena.
Ma non solo attorno a questo. Sara è prigioniera di una casa,
di un quartiere, di poche grigie mura.
Sembra vivere in un labirinto di azioni ripetute e macchinose.
La sua esistenza, usurata dalla routine, consumata fino all'osso come
un torsolo di mela,
fa cardine su una percezione, una percezione intima di disagio: il proprio.
Si pone delle domande Sara, molte, e cerca delle risposte, cerca di
trovare uno sbocco per la
propria vita e per la propria mente a tutti i costi. Sembra arrendevole,
sembra subire gli eventi,
ma in fondo è coraggiosa e muove i fili.
Sacrifici e rinunce la rendono ottima e fragile protagonista di questo
thriller ricco di avvenimenti,
di morte, inimicizie, situazioni surreali e grottesche, dal titolo surreale
la percezione della follia.
La realtà di Sara a poco a poco si allontana e tutti i contorni
si sfumano nella follia o esattamente il
contrario: è la follia che infesta o colora la realtà.
La penna dello scrittore viaregginoAndrea Salieri è complessa
ed elegante. Ritmica, graffiante ed ardua.
A volte leggendo sembra di avere in mano una silloge, sembra che ogni
parola sia stata meditata, scelta;
sembra che Andrea Salieri abbia scritto come se la sua storia dovesse
essere recitata, o raccontata ad alta voce,
segue un ritmo, ha una propria, originale cadenza.
La storia intriga, colpisce e coinvolge, ma Sara non è pazza,
ed e' questa alla fine la verita' che l'autore vuole svelare
Kult Underground
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La
percezione della follia
(Andrea Salieri - Edizioni Clandestine)
Una casalinga incapace di affrontare
la routine familiare: Sara. Un marito assente, distante: Vincenzo. Un
matrimonio che si sfalda, due mondi che non riescono più a comunicare
e lentamente si allontanano. Il disagio e la frustrazione di Sara, che
giorno dopo giorno tra marito, figli, faccende domestiche, sempre le
stesse, persegue ciò che si deve fare e soffoca la voglia di
fuggire, di sparire. La tragicità di una vita apparentemente
normale. Ma cos'è la normalità e cos'è la follia,
e cosa ancora la felicità? Sono le domande che si pone la protagonista,
distrutta dal male di vivere, che esplode incontrollabile e mina la
mente e il corpo. Fino a un tentativo di suicidio, come soluzione estrema
per superare la disarmonia e il disequilibrio che Sara sperimenta quotidiamente
e il supplizio di essere riportati indietro per forza.
Intorno alla giovane donna, una grottesca schiera di personaggi minori
(resi con brevi tratti ironici e caricaturali che li rendono, al di
là della finzione letteraria, vividi, reali e vicini al lettore)
parenti, amici, condomini del palazzo nel quale Sara vive, sconvolgente
microcosmo nel quale si consuma un atroce delitto. Tragedia dell’incomunicabilità
e della pazzia, che si consuma tra il voyeurismo dei vicini verso i
drammi altrui, l’ipocrisia e l’egoismo che muove le relazioni
umane, rancori e amori insani, la difficile battaglia degli esseri più
sensibili tra la profondità delle loro reazioni e la facciata
da mantenere verso il mondo esterno.
Con La percezione della follia, Salieri
scandaglia la notte dell’animo umano, della labirintica psicologia
femminile in particolare, dando vita a una storia complessa, a una vicenda
intrigante e avvincente che si snoda con ritmo incalzante, uno psicothriller
intenso, un romanzo forte e originale, scritto in uno stile raffinato
non privo di ironia.
Stefania Gentile
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Viareggio
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Giovedì 30 giugno,
con inizio alle ore 21.00, la Biblioteca Comunale (via Mazzini) ospita
la presentazione del nuovo libro di Andrea Salieri, intitolato La percezione
della follia, pubblicato da Edizioni Clandestine. Dall’autore
de L' Urlo e de L’Omicidio Berlusconi, un nuovo straordinario,
coinvolgente, psicothriller.....
Sara è una casalinga frustrata dall’apatica ed asettica
vita familiare: il marito Vincenzo, i due figli e i conseguenti impegni
domestici sono tutto ciò che dà un senso alla sua vita.
Ma l’abitudine alla ripetitività dei gesti, l’usura
dell’amore coniugale e la generale indifferenza che qualifica
i rapporti umani anche all’esterno delle mura di casa, la rendono
inquieta, malcerta nel definire quel suo stato d’afflizione, che
sembra esorbitare in un incurabile ed indefinibile male di vivere, tale
da coinvolgere a causa l’intero mondo, con la sua prevedibilità
delle interrelazioni, le cose come unico possesso, la libertà
un divagare farneticante per le strade di una città che ha solo
vie di ritorno.
La vita quotidiana fa di
Sara una donna inquieta che si pone domande su quanta importanza possano
avere dei calzini puliti o sulla fragilità di coloro che rischiano
di rimanere strozzati dalla massa. Se lo chiede spesso, Sara. Muta fra
stoviglie che si rompono, i rimproveri del marito, i capricci dei bambini
e le vuote ciarle dei condomini al di là del muro. Un sottile
filo delimita la sua esistenza rendendola indefinibile: sana o pazza,
insensibile o amorevole… La storia si svolge e si avvolge attorno
ai protagonisti in accadimenti drammatici, ironici, folli…con
tentativi di suicidi, efferati omicidi, possibili stragi ma anche affettività
inespresse, rancori e delusioni, ricordi e profondi malesseri esistenziali.
E’ forse pazza Sara?
Solo Anna la comprende. Che abita di là dalla parete di fronte,
ma che è partita, lasciandole solo una lettera…Una storia
che pur nascendo dalla vita di tutti i giorni ne supera i confini. Una
narrazione incalzante, uno stile unico e originale con cui Salieri ci
trascina nel mondo di Sara.
Andrea Salieri è
nato a Viareggio nel 1962. È un artista eclettico che si muove
da anni nel mondo della scrittura in tutte le sue forme, dalla poesia
ai testi per canzoni, dalle sceneggiature al romanzo e ai racconti.
Collabora con i Matia Bazar e Alberto Radius, partecipa ad alcune trasmissioni
Rai, collabora come direttore artistico con Bussoladomani. Nel 1989,
vince il “Premio Camaiore opera prima” con Acido lattico.
Seguiranno poi una serie di pubblicazioni tra poesia e narrativa fino
alle opere più recenti, L’urlo, che lo consacra uno degli
autori più interessanti del panorama letterario nazionale, e
L’omicidio Berlusconi.
Bibliografia:
Acido lattico 1989, Demoni del cuore 1991, La tragedia delle foglie
1996 Underground 1999, Dinamismo di un cavallo in corsa + case 1999
Kay è stata qui 2000, L’amore che accade 2001, L'urlo 2002,
L’omicidio Berlusconi, 2003.
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Repubblica

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Stepping
Stone
La percezione della follia – Andrea Salieri
Scrittore, poeta e musicista, vincitore nel 1989 del Premio Letterario
di Poesia Camaiore Opera Prima con la raccolta "Acido lattico"
e della “Lizza d'Oro 2002” con il romanzo “L’Urlo”
(di recente ristampa per la casa editrice Edizioni Clandestine), Andrea
Salieri è un artista versatile ed eclettico che è solito
confessare senza remore di non conoscere mai in anticipo le storie che
sta per scrivere, perché se così fosse perderebbe il piacere
stesso di raccontarle. Ama stupire, vuole far riflettere, ma ancor di
più ama stupirsi e poi costringersi a guardare nello specchio
di ciò che ha scritto. E grazie alla sua energia e ad una prosa
che riesce a coniugare modernità di stile a momenti di ispirata
liricità (Rilke, Shelley e i classici dell'ottocento sono da
sempre i suoi punti di riferimento), negli ultimi anni si è ritagliato
uno spazio importante in un panorama letterario dove i prodotti delle
piccole/medie case editrici sono da sempre guardate con una certa diffidenza.
Se con “L’urlo” aveva stupito per originalità
della storia, stile e armoniosa eleganza del lessico e con “L’omicidio
Berlusconi” aveva dato prova di sapersi destreggiare con abilità
anche in un genere a prima vista lontano dalla sua cifra stilistica
(e con ottimi riscontri da parte di critica e pubblico), con il suo
nuovo romanzo “La percezione della follia” l’autore
viareggino arricchisce con una nuova fermata intermedia il suo personale
viaggio all’interno della mente umana e dei suoi complicanti labirinti.
Un percorso non privo di ostacoli, ma che Salieri affronta sorretto
dal suo innato senso del ritmo e dalla potenza visionaria che anima
la sua scrittura.
La
protagonista del romanzo, Sara, conduce una vita monotona, alienante
nel quotidiano succedersi degli eventi, che la porta a camminare in
equilibrio precario sul sottile filo invisibile che demarca il confine
fra follia e presa di coscienza del vuoto che la circonda e che si sta
facendo strada anche dentro la sua mente.
Il
suicidio, la morte, l’annullamento di se stessi sembra essere
l’unica via d’uscita percorribile, l’estremo tentativo
di ritrovarsi (“…cerchi l’anima, forse, o qualcosa
che almeno vagamente le somigli, un senso al gesto appena compiuto,
all’esistenza in sé, risposte magari, conferme o smentite
su ciò che ti hanno insegnato essere bene e male. Ma carne, solo
carne. Nient’altro che carne”), ma quando anche l’ultima
via di fuga le viene preclusa, Sara sprofonda in un realtà (finzione?)
dominata da avvenimenti disperati e folli, da omicidi atroci e allucinazioni
che sembrano possedere consistenza maggiore della realtà stessa.
Progetta stragi, riesce a condizionare la vita di chi la circonda (un
intero condominio si lascia trasportare da un incalzante susseguirsi
di assurde fantasie e deliranti convinzioni) e porta il marito sull’orlo
della pazzia con l’unico scopo di riacquistare l’armonia
e la serenità perdute e che ritroverà solo nelle ultime
pagine del libro. Forse.
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Stepping
Stone
Un romanzo inquietante, sconvolgente, che alterna momenti di estrema lucidità
a episodi di pura follia. Difficile da catalogare, fuori dagli schemi,
scritto con una prosa che non di rado sconfina nella poesia. Parole scelte
in modo accurato, con una ricerca quasi maniacale e non solo per il loro
intrinseco significato, ma anche per il suono e la melodia che producono.
Parole che, a tratti, sembrano dimenticarsi della narrazione per mettersi
al servizio del ritmo. Un crescendo quasi ossessivo che ipnotizza e accompagna
il lettore nel viaggio allucinato e surreale attraverso i pensieri del
protagonista.
Non bisogna
lasciarsi ingannare dalle apparenze, “L’Urlo” non
è un semplice e ironico vademecum per serial killer, ma piuttosto
un’analisi dettagliata dell’animo umano osservato da prospettive
diverse e inusuali. Un tentativo di assecondare il bisogno di entrare
in possesso delle nostre azioni senza limitazioni unito alla constatazione
dell’impossibilità di riuscirci.
Ricco di
tensione, incredibilmente forte nelle descrizioni degli omicidi, il
romanzo tiene incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina,
costringendolo ad immedesimarsi nella figura dell’assassino. Non
rimane altra possibilità che quella di vivere con lui, passo
dopo passo, la lenta discesa nella follia, e condividere l’atrocità
dei suoi gesti arrivando fino a giustificarli in quanto è la
vita stessa che obbliga a prendere decisioni e scelte dalle quali non
è possibile fare ritorno.
Andrea
Salieri - L’urlo
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Kult
Underground
L'Omicidio Berlusconi
Brillante,
ironico, amaro, a metà tra la satira e il giallo, è il
libro di Andrea Salieri "L'omicidio Berlusconi".
Una sorta di diario, scritto in prima persona, in uno stile ricercato,
studiato nel lessico raffinato e nella costruzione delle frasi; nel
complesso difficile ma mai criptico, anzi al contrario, si legge veloce,
tutto d'un fiato.
È la storia di un "omicidio per caso". Un investimento
involontario, ad opera di un maldestro insegnante di matematica, scatena
una serie esilarante di eventi tragicomici. La vittima si scoprirà
essere Silvio Berlusconi, e da qui un susseguirsi paradossale di colpi
di scena: occultamento e scambio di cadaveri, ricatti, un rapimento,
un tentato suicidio, sempre per caso, il tutto in una struttura e in
un'atmosfera davvero uniche. Divertentissimi gli episodi dello scombinato
tentativo di soccorso dopo l'incidente e dell'autodenuncia alla polizia
("...Così lei, avrebbe ucciso un uomo. Sì brigadiere.
Ma non l'ho fatto apposta. Allora è stato un incidente! Sì...cioè
no. ... Dunque. Ieri sera mia moglie è deceduta. Sconvolto ho
preso l'auto e accidentalmente ho investito un uomo e questi è
morto. ...sul colpo. No. Ci sono prima ripassato sopra con le ruote
credo almeno due - tre volte e ... e lui è morto. Non ancora...
l'ho colpito alla nuca con il cric. Ed è morto. Adesso sì.
Ma come le ho già detto, non l'ho fatto apposta. Un incidente").
Eventi tragici narrati senza dramma. L'unica tragedia che rimane evidente
nella sua gravità è quella politica. Senza alcuna retorica,
Salieri critica il grande vuoto della politica italiana, la mancanza
di valori dei nostri politici di qualunque ideologia essi siano; perché
se certo non è a favore della destra, nel libro non esce meglio
rappresentata la sinistra.
Il protagonista, "privo di qualsiasi fede", insoddisfatto,
decide di votare Berlusconi non per convinzione ma "con la consapevolezza
di chi rassegnato alla malattia sceglie il suicidio" ("...
Perciò, nell'essere giustiziato, avevo deciso di affidarmi a
chi, spietato e professionale, ritenevo capace di abbreviare l'agonia.
In fondo, si trattava di un'esecuzione, non di una vera e propria scelta...").
Questa decisione, vissuta dalla moglie come un tradimento, causa tragiche
conseguenze nella vita familiare del protagonista.
Così si apre il libro, che alle grottesche vicende personali
intreccia amare riflessioni sulla politica e sulla società contemporanea;
riflessioni che l'autore sapientemente inserisce, senza strappi, all'interno
del tessuto narrativo.
Salieri parla dei meccanismi della giustizia ("Alcuni sono colpevoli
solo se vi è prova certa di implicazione in un crimine, altri,
se essi stessi non sono in grado di dimostrare la propria estraneità.
In virtù del mio potere d'acquisto appartenevo senz'altro alla
seconda fascia..."); e ancora del ruolo dei potenti e di quello
delle masse; ma soprattutto parla di libertà, definita "un
valore per difetto", che se è intatta alla nascita si perde
via via vivendo, e della possibilità di creare un mondo migliore,
se non perfetto ("Livia, non esiste un mondo perfetto..."
... "...ma ce n'è uno possibile." - disse, ferma nell'orgoglio.
Ma quasi sussurrando. Perché dei sogni belli si ha vergogna.
... Voleva un altro mondo Livia. Migliore. Non le ho mai chiesto se
in questo vi fossero compresi anche gli umani. E se sì, chi doveva
darci esempio tra i migliori? ... Provate a domandargli di rinunciare
ad una parte dei loro privilegi, non per pareggiare i conti, per fare
meno ripido il declivio che li distingue da altri. Provate. Non ho nessuna
colpa vi diranno. È il sistema).
Molteplici
e profonde le riflessioni esistenziali, sull'essenza dell'uomo, sulle
sue reali necessità, al di là dei condizionamenti "che
disturbano la piena consapevolezza". L'unica strada, l'unica speranza,
sembra essere nell'impegno dell'individuo, che proclama la sua diversità,
"l'unicità di ognuno", che si spoglia delle sovrastrutture
e degli automatismi per procedere verso l'utopia di un mondo migliore,
più giusto, più equo ("La gente, asservisce ai propri
desideri più di quanto abbia a cuore la giustizia e l'onestà...
I deboli si associano, ma anonima non cresce quella massa e a farne
un gregge da mostrare in piazza è sufficiente addestrare bene
i cani. Poi c'è l'individuo già, quel porsi singolarmente
all'esistenza. E questi abbisogna di costrutto, altrimenti sfugge").
Un libro
ironico e provocatorio, che ritrae in modo originalissimo la crisi della
politica attuale, della destra come della sinistra.
Da sottolineare le note a piè pagina, che divertono e fanno riflettere,
nelle quali vengono ridefiniti i significati di parole comuni sulla
base degli eventi della politica contemporanea, come se il protagonista/autore
dovesse spiegarne il significato a chi leggerà il suo diario
negli anni a venire. Ne riporto un paio come esempio: "Galera.
Luogo di detenzione in cui gli indigenti, se commettevano un reato,
venivano circoscritti. Tasse. Tributo versato dai cittadini (pochi,
per la verità) per avere garantiti dallo stato servizi a pagamento".
Un libro nuovo, non scontato, uno stile personale, profondo e difficile
come difficile è il messaggio che propone, un messaggio di libertà
e di onestà che sembrano, nel sistema attuale, ardue da raggiungere,
da conquistare.
Un'utopia di libertà che forse è propria solo dei folli,
ma a volte sono proprio i folli a tracciare la rotta ("...I sani
di mente credono la fine del mondo dove i visionari ne colgono appena
l'inizio e se questi gettano l'occhio fin'anco dove non si vede, i primi
arretrano per timore di non ritrovare più la via di casa. Ma
sono i secondi a tracciare la rotta").
Stefania
Gentile
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W2N
L'Omicidio
Berlusconi
Stufi di leggere libri bene o male banali, uguali gli uni agli altri?
Beh, allora questo L'omicidio Berlusconi (Edizioni Clandestine) fa per
voi! Non immaginatevi un libro per forza di sinistra - anche se un po'
la convergenza è sbilanciata e tira da quella parte - nè
un saggio che parla di sola politica. Questo romanzo breve (un'ottantina
di pagine) comincia con una lite familiare: il professor Luisi, mite
e maldestro insegnante di matematica, è privo di qualsiasi fede
politica e fiducia nella stessa ("Se da ragazzo pensavo che sarei
morto democristiano gli anni del centrosinistra al governo me lo confermarono"...),
per cui decide di votare per Berlusconi non per convinzione ma "con
la consapevolezza di chi rassegnato alla malattia sceglie il suicidio";
se non che la moglie Livia vive questa decisione come un tradimento
ed infuriata decide di lasciarlo, di tornare dalla madre (che la donna,
nel suo furore, dimentica essere morta tempo prima). Il tempo di uscire
di casa, oltrepassare il cancello e muore schiacciata da... pezzi di
carlinga staccatisi in quota da un bimotore!!! Tutto ciò accade
nelle prime due pagine: da qui in poi una serie di eventi sincopati
ed a tratti divertentissimi - il cui picco è l'involontario investimento
e conseguente uccisione da parte del protagonsita di Silvio Berlusconi
- costituisce il corpo del racconto che va sviluppandosi in occultamenti
di cadaveri, rapimenti, tentati suicidi, gag da commedia degli errori,
il tutto con un occhio attento alla realtà sociale e politica
del nostro Paese. Scritto con stile che oserei definire neo-sheakespeariano,
il romanzo di Salieri è una continua sorpresa, una prova difficile
per il lettore, che è costretto dall'autore a pensare, ragionare
ogni singola frase, dietro cui scopre di volta in volta - e quasi sempre
con un sorriso - una mente viva, affilata, sapiente, critica e satirica,
come poco spesso, anzi molto raramente, accade di incrociare tra le
pagine di un libro oggigiorno.
Controcorrente!
Anche
se forse ha più uno stampo teatrale, vedrei benissimo un film
girato sul soggetto de L'omicidio Berlusconi da parte di Gabriele Salvatores
con Diego Abatantuono nei panni del Luisi.
Filippo Nembrini
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