Niccolò Machiavelli

Biografia:

Niccolò Machiavelli nasce a Firenze il 3 maggio 1469, nello stesso anno in cui Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, diventa signore della città; il padre, Bernardo, appartiene ad un ramo decaduto del nobile ,ceppo dei marchesi di Toscana, che ha ricoperto più volte svariate cariche Cadine. Nonostante il periodo storico proponga nuove fonti di guadagno, i Machiavelli restano legati a quella piccola nobiltà ancora stretta alla terra e vivono grazie alle rendite di qualche podere ed alla professione di Bernardo, dottore in legge. Non potendosi permettere grandi precettori, l'educazione di Niccolò si forma nella piccola, ma ben fornita biblioteca del padre, la sua forma- urnanistica avviene alla scuola di Battista da Poppi e prosegue presso il latinista Paolo da Ronciglione sui testi di Virgilio, Lucrezio, Ovidio, Tibullo e di molti filosofi, soprattutto storici. Da questo genere di letture nasce il suo amore per gli antichi, nei quali trova quei chiari esempi di virtù da contrapporre alla corruzione dei tempi in cui vive, e per la storia, nella quale cerca la chiave per comprendere il presente, dato che, a parer suo, le passioni e le speranze che guidano l'agire degli uomini, restano le stesse in ogni epoca. Nel 1494, a seguito della posizione di Piero de' Medici sull'invasione in Italia, il popolo di Firenze insorge costringendolo alla fuga e segnando la fine del regime mediceo; partiti i francesi Firenze si dà un assetto istituzionale repubblicano. Il 28 maggio 1498 ha inizio la vita pubblica dei Machiavelli che diviene segretario della Seconda Cancelleria, nella quale vengono principalmente trattate questioni interne e militari, ma anche le questioni di politica estera.
D al 1499 ha inizio un'intensa attività politica e diplomatica che lo porterà nelle corti di tutta Europa.
Nel 1502 viene inviato presso Cesare Borgia, che pareva intenzionato a costruire un forte stato nell'Italia centrale, col fine di sondarne i disegni: da questo incontro Machiavelli trae l'impressione di trovarsi di fronte ad un grande condottiero, dotato di tutte le qualità utili alla creazione ed al mantenimento di un grande stato. Il ruolo di Machiavelli nelle continue missioni che compie per la repubblica fiorentina, non è quello di vero e proprio ambasciatore, ma piuttosto quello di raccogliere informazioni, studiare gli eventi, ipotizzare situazioni e comunicare il tutto a Firenze, a questo proposito sono molto utili al fine di una visione completa del pensiero machiavelliano, le continue relazioni che invia alla sua città, dove il freddo racconto di fatti, si mischia con lucide analisi della realtà politica e sociale.
Il 16 settembre 1512, il cardinale Giovanni de' Medici fa il suo ingresso in Firenze e ne riprende la signoria: è la fine della repubblica, Machiavelli viene privato dell'ufficio di segretario e gli viene fatto divieto di accedere a Palazzo Vecchio per un anno; il suo nome compare in una lista di congiurati antimedicei, per cui viene arrestato e torturato. Riconosciuto innocente, si ritira nel podere di Sant'Andrea in Percussina, presso S. Casciano,'nella villa chiamata l'Albergaccio. Nel 1513 Giovanni de' Medici diventa papa col nome di Leone X, la signoria di Firenze passa a al nipote Lorenzo Il al quale Machiavelli dedicherà Il Principe.
Quando nel 1515 Lorenzo lo riceverà lo sfoglierà appena, diffidando di lui, e presterà più attenzione ad una coppia di cagnolini appena regalatagli. La morte di Lorenzo Il nel 1519, lo rimette in gioco nella vita politica: il nuovo signore di Firenze, cardinale Giulio de' Medici, gli richiede a nome del papa un parere su una possibile riforma della costituzione fiorentina.
Nel 1525, avendo già da tempo ripreso una collaborazione saltuaria con i Medici, viene completamente riabilitato agli uffici politici della sua città e mandato in missione a Venezia.
Nel 1527, sfruttando l'invasione di Carlo V, gli oppositori medicei prendono Palazzo Vecchio, restaurano la repubblica ed espellono i Medici dalla città; repubblicano da sempre, Machiavelli si aspetta di mantenere il proprio incarico presso la Seconda Cancelleria, ma la sua speranza viene delusa. Resta escluso dalle cariche della nuova repubblica a causa della sua collaborazione coi Medici, ma soprattutto per come Il Principe è stato interpretato dai concittadini: tutti sono convinti che il libro contrasti con gli interessi della gente, insegnando ai tiranni come derubare i poveri della libertà ed i ricchi delle proprietà.
Nello stesso anno si ammala (forse peritonite) e muore il 21 giugno.
Sepolto in santa Croce il giorno seguente, lascia la famiglia in ristrettezze economiche ed è pianto da pochi amici.

Abbiamo pubblicato:
Il principe 2003