Biografia:
PALLAVICINO,
Ferrante.
N. a Piacenza il 23 marzo 1615, m. decapitato ad Avignone il 5 marzo
1844.
Il P., pittoresca ed esagitata figura di avventuriere, finiti gli
studi fra i canonici della Casa della passione a Milano, dei quali
aveva anche vestito l'abito, si stabili a Venezia (probabilmente
nel 1684), dopo aver cercato di ingraziarsi le autorità veneziane
con l'opuscolo Il sole ne' pianeti (1635).
Si gettò quindi in una sfrenata e spregiudicata attività letteraria
alla conquista di rapidi successi, scrivendo sui temi più disparati,
sacri e audacemente profani, e sfrecciando libelli satirici in ogni
direzione, non senza una pungente estrosità giornalistica: romanzi,
favole, novelle, epitalami, vite di personaggi biblici (Susanna;
Giuseppe; Sansone, ecc., usciti tra Il 1635 e il 1640),
libri di edificazione religiosa come Le bellezze dell'anima (1640),
seguite due anni dopo da una assai audace Retorica delle puttane.
E' di questi anni anche una delle sue opere di più larga risonanza,
I Successi del mondo dell'anno 1636.
Dopo una breve parentesi in Germania (1640), in qualità di cappellano
In casa del dura di Amalfi, il P. rientrato a Venezia, incappò in
un primo grave incidente, l'incarcerazione, a causa di un opuscolo
di violenta satira antiechiesastica e antigesultica, il Corriero
Svaligiato (1644); due successivi opuscoli satirici, La baccinata
ovverro batterella per le Api Barberine e il Dialogo tra
due gentiluomini Acanzi (1642), scritti in occasione della guerra
tra Urbano VIII e il duca Odoardo Farnese di Parma e Piacenza, provocarono
la sua definitiva rovina.
Caduto in un tranello tesogli dalla potente famiglia Barberini e
lasciatosi attirare in Francia, fu catturato dai gendarmi pontifici
in vicinanza di Avignone (1643); sottoposto a processo, dopo oltre
un anno di dura prigione, sotto l'accusa di apostasia, fu condannato
alla decapitazione. A parte la polemica antispagnola, che fu una
delle sue caratteristiche, larga eco nei paesi della Riforma ebbe
l'opera del P. in forza della assidua e violenta polemica contro
la Chiesa: in modo particolare lo scritto Il divorzio celeste
cagionato dalle dissolutezze della Sposa romana (1643), la cui
attribuzione al P. peraltro, non va esente da qualche dubbio.
Abbiamo
pubblicato:
La
retorica delle puttane 2002