"L'Africa di Viero" Paolo Brunelli, Edizioni Clandestine 2003

 

L'Africa di Viero

(Ugh! Viero Lachi è un uomo giovane e brillante, dal volto asciutto e volitivo. In mezzo al mento ha una piccola incavatura della pelle, simile a un ombelico mignon, che quando sorride fa pendant con due curiose fossettine poste sulle guance. Una sorta di nicchiette mobili di espressione, che donano al volto un'aria instancabile, dalla linea giocosa e vissuta: guadagnata, si direb-be, sulla pelle, contro una barba dura, non facile a radersi. Le labbra che ha non hanno nulla di particolare, né grosse né sot-tili. Il naso, di media taglia, è leggermente aquilino, e lo sguardo, beh: è uno sguardo davvero singolare, come a mez-zaluna. Con le palpebre che sembrano mangiare quasi metà delle pupille grandi e appassionate. È una stranezza, vi dirò, che su di lui, arguto e non bello, fa pensare a una forma sottile, fisica, naturale d'ironia nei confronti di se stesso e degli altri.
Viero Lachi sorride. Parla talora con grande serietà. Spesso, mentre parla, sembra già pensare a qualcosa d'altro...).

... Poi un giorno DIO creò il Bianco e lo provò sull'uomo. Vide che il Bianco era bello ed era cosa buona. DIO era tutto contento. Ma ora accadde che l'uomo, vedendosi bianco, perdette umiltà e si fece vanitoso. Cominciò ad andare in giro con superbia fra le cose della natura. E si toccava di continuo. Rimirandosi avanti e di fianco. Oh, quanto sono bello! - si diceva. Seminando sperma e credendo - sì - di poter eiaculare in tutto…

Al segnale che ordinava di allacciarsi le cinture, Viero La-chi stava leggendo e seguitò a leggere qualche minuto: un'improbabile copia di "PALESTRA PER LA MENTE" delle Edizio-ni Clandestine, dal titolo "Ipotesi, tesi e congetture sulle Origini falliche dell'Africa Nera", forse offerta in omaggio dalla com-pagnia aerea, oppure scovata chissà dove, probabilmente nella tasca del sedile.
Difficile capire se roba interessante, teoria della scienza, teoria dell'arte, pura immaginazione o sfondo on-tologico; verità fedele a se stessa, oppure soltanto un modo figu-rato di parlare di cose altrimenti non menzionabili.

Un giorno poi, colto dall'euforia, l'uomo prese a correre forte, sal-tando in qua e in là come un grillo, quando a braccia aperte gridava: Guardate, nubi del cielo! Raggi di sole, guardatemi, no?!... Guardate, come sono BELLODURO E BIANCO!...
Così muovendosi, fissando per aria, inciampò di brutto e cadde in una pozza di fango. Sparì qualche istante nella melma. Subito dopo riemerse sputacchiando e vide che il suo fallo pregiato si era ricoperto stretto di un velo unto e marrone come lucido da scarpe. Un marrone scuro e quasi Nero. Allarmato e pieno di disgusto, corse dunque ad una fonte per lavare via lo sporco.
Ma il Nero non veniva via.
E l'uomo insisteva. E sfregava. E grattava. Ma il Nero pareva us-cire sempre più denso e vivido dalla sua pelle. Mentre il fallo diventava sempre più grosso e spropositato fuori delle sue mani. Fin che le mani non scomparvero inghiottite dal Nero.
E le braccia e le gambe non si ridussero, perfettamente assorbendosi al tronco dalla testa ai piedi. Trasformandolo di penitenza in una creatura nuova, mostruosa e sgomenta: un poderoso fallo eretto a grandezza umana e a disumana sproporzione…

Va bene, ascoltate. C'è Viero che seguita a leggere mentre l'aereo sta perdendo quota. "IPOTESI TESI E CONGETTURE SULLE ORIGINI FALLICHE DELL'AFRICA NERA". Enormi fantasticherie. Vi-sioni di parole. Un rombo nelle orecchie. Viero aveva le orecchie tappate, il che attutiva i gemiti e gli scossoni del motore.
Gli parve di sentire da qualche parte sbattere la testa, ovvero un segnale di ALLACCIARE-CINTURE. Nel successivo istante, cadenzato da un sobbalzo, provò a credere perfino di galleg-giare in un silenzio catalettico: il cervello improvvisamente omnieiaculante di suoni come una campana.

…Ecco allora che l'uomo si vergognò, e andò a nascondersi dietro ad un cespuglio due volte più grande di lui. Badando a non farsi sco-prire da nessuna delle altre creature.
Rimase là tutta una notte singhiozzando e spizzicando ghiande come un animale. Teso eccitato ed eretto suo malgrado. Producendo, a guisa di strazio, quantità primordiali di sperma liquido su sperma disseccato-disseccato.
La mattina seguente DIO lo cercava perché gli voleva far vedere, insomma, presentare una ragazza nuova. Se potessero piacersi. E lo chiamava da tutte le parti. E con tutte le voci. Ma l'Uomo-Itifallo non rispondeva e rimaneva nascosto, ché si vergognava davvero troppo delle sue deformi sembianze. Oltretutto miste a un colore molto scuro della pelle. Tanto spesso e venoso da sembrare innaturale.
Allora DIO si spazientì e cessò di chiamare, subito scovandolo dalla Finestra dei Cieli:
Stupido Uomo! - disse affacciandosi al davanzale ed abbaglian-dolo con un raggio di sole -. Sappi che la Luce viene dal Bianco ma non può fare senza il Nero!… Non è forse il Nero il colore della Materia Prima: della Primitiva Sostanza Universale?… Non sono IO STESSO certi giorni BIANCO e altre volte NEGRO?… E dimmi, non è forse questo il colore dell'Eleganza, del Fascino, della Sensualità? E non è dunque il Nero indispensabile al Bianco, Stupida creatura?… - rim-bombò DIO, sferrando un pugno Nel Mezzo delle Proprie Nubi.

Ora.
L'aereo stava dominando l'aria sopra un abisso senza fondo. Viero fu scosso all'improvviso da una hostess, che lo invitò gentilmente a uniformarsi. Una volta, con prudenza. La guardò. Girò la pagina. Aveva un culo biondo e gentile.

Al che l'uomo, uscendo alla luce, d'incanto e di miracolo ridotto alle normali sembianze, s'inchinò davanti a DIO, chiedendoGLI perdono. Pure scusandosi con la ragazza negra postagli di fronte. Imparò che esiste il Bianco perché esiste il Nero. E che fra i colori non ci sono confini.
Da quel giorno tornò ad essere umile, e ad amare e rispettare ogni pelle e ogni cosa della natura...

Di nuovo, la seconda volta: "Signore, prego, le cinture". Viero Lachi spalancò un occhio, avvicinandosi all'oblò. Gli gi-rava un po' la testa, certo, indubbiamente. Siamo arrivati, pen-sava; provando per l'emozione un senso di nausea e di vertigine insieme.
Siamo arrivati, fagocitò, spingendo i piedi nelle scarpe.

… Il giorno appresso, DIO, di buon mattino si levò e...

"Aspetti" fece ancora la hostess molesta, indicandogli le incomprese cinture. Va bene, alla fine provvedendo lei stessa ad allacciargliele.

... poiché per prima cosa volle osservarli, nel vedere insomma come giocassero l'uno all'altra voluttuosamente abbracciati, cominciò, per quelli e per i loro figli - TaM TaM, TaM TaM, TaM TaM -, a creare l'Africa ...

L'aereo si trovava già in fase di atterraggio. Nel medesimo istante, un rettangolo confuso di fioca luce gialla apparve obliquo dal finestrino. Viero avvertì un dolore fortissimo alle orecchie, sempre più acuto e insopportabile. Gli premeva la testa. A un certo punto avrebbe voluto gridare. I motori d'un tratto cominciarono a gemere forte, mentre di sbalzo l'aereo frenava, starnutiva urti a depressione e le luci e il suolo rossastro parevano dilatarsi sempre di più. Finché non si atterrò in quella luce gialla assurda e si cominciò a rullare sulla pista.