| "Algo
màs " Alfredo Biserni,
Edizioni Clandestine 2003 |
Laura era entrata nella mia vita sei anni fa, trascinando
con sé quel senso di leggera ma implacabile inadeguatezza
che non mi avrebbe più abbandonato….. Dal modo in
cui suonava quel cazzo di telefono avevo già una
mezza idea di chi potesse essere. Barcollai fino
al telefono e feci lievitare la cornetta fino al
padiglione auricolare.
- Pronto. -
- Ah, ci sei allora? -
- Ci sono sì, e dove volevi che fossi? -
- Cavolo Luca, sono le dieci e sei ancora a letto.
Ma non dovevi andare a Imola a quel convegno? -
- Per tua informazione sono in piedi da un paio
d'ore e il convegno inizia alle dieci….ma tu pensi
che io dorma sempre? Mi hai mai scritto qualche
articolo? -
- Vabbè scusa, cerchiamo di non litigare già di
mattina. Ascolta, io oggi finisco verso le cinque
e mezza, se ti sei liberato ci vediamo davanti a
Feltrinelli intorno alle sei, ok? -
- Ok, alle sei. Ciao. -
Mi tirai giù una gamba del pigiama ed inforcai quel
che rimaneva delle mie ciabatte di spugna. Parlare
con Laura mi aveva definitivamente svegliato ed
ormai potevo affrontare i lavori di igiene personale
necessari per presentarmi nella maniera più professionale
possibile al mio appuntamento. Ero talmente soddisfatto
di quell'ultima interpretazione che non potetti
fare a meno di congratularmi col mio sorriso spumeggiante
di Colgate riflesso nello specchio del bagno. Il
convegno si rivelò niente di più e niente di meno
che…un convegno. Mi misi la borsa sottobraccio ed
indovinai a tasto la chiave del portone. Salii le
scale con calma, immerso ormai in un bagno di sudore
appiccicoso ma fortunatamente non ancora puzzolente.
Entrai in casa, buttai tutto sul letto ed a metà
corridoio ero praticamente già in mutande. Quella
doccia tiepida mi restituì dignità. Le quattro e
tre quarti. Per perdere qualche minuto buttai giù
qualche riga del pezzo. "Influenza dell'etilene
sullo sverdimento del Tengolo". Dall' intervento
del professor Callegari dell'Istituto per lo studio
dei problemi bio-agronomici delle colture arboree
di Oristano. Uscii dopo le cinque con la precisa
intenzione di passare i successivi dieci minuti
tra un caffè e una Philip super lights. Avevo tempo
a sufficienza da poterne perdere un po', quindi
allungai il mio solito percorso, dribblando il puzzle
di cagate e sputacchi che tappezzavano via Maggiore
fino sotto alle due torri. Ogni volta che potevo,
e soprattutto quando me lo ricordavo, cercavo di
arrivare con qualche minuto di anticipo agli appuntamenti
con Laura per starmene nascosto a guardarla. Dava
sicuramente il meglio di sé quando non sapeva di
essere guardata e non era costretta a recitare nessuno
dei ruoli che in fondo amava così tanto. Le sei.
Sbucai fuori dai portici. - Ciao - mi baciò appoggiandomi
le labbra sulla guancia.
- Tutto a posto? -
- Un po' sbriciolata, comunque ho praticamente finito
la mia tesina. -
- Grande! -
- Devo vedere se è arrivato un libro che avevo ordinato,
poi sono libera. Magari andiamo a bere qualcosa
all'Irish -
- Perfetto. -
Feltrinelli era uno dei pochi posti che mi riconciliavano
col tempo. Venivo assalito da una tranquillità cardiovascolare
che aveva qualcosa di mistico. Non saprei dire se
fosse per l'odore dei libri, solido e spugnoso come
la cellulosa, oppure per la compiacenza un po' puttana
di tutte quelle vite accatastate una sull' altra.
L'Irish pub a quell'ora era popolato per metà da
cazzoni coi profili rasati e senza un embrione di
sudore e per la metà che restava da pseudobalordi
che davano dei cazzoni agli altri.
- Mi ha detto Paola che ultimamente ti vede spesso
a filosofia. - Mi disse con gli occhi fissi sulla
schiuma della sua Guinness.
- Paola chi? -
- Paola! Dai che te l'ho anche presentata alla stazione.Quella
che sta con Maurizio. -
- Ah, l'idiota! -
- Ma smettila, se non lo conosci neanche! -
- No, però ho conosciuto lei. -
- Ok, comunque mi diceva che sei lì quasi tutte
le mattine. -
- Tzu, tzu.- mi venne istintivo.
- Hai ricominciato a fare il verso a quel cretino?
-
- Bombolo, si chiamava Bombolo, e col tuo atteggiamento
stai offendendo la memoria di uno dei più grandi
attori comici del cinema italiano. - - Come si chiama
si chiama, ma mi vuoi dire per quale cavolo di motivo
sei sempre a filosofia? - Quando inarcava le pupille
verso l'arcata sopraccigliare non era più possibile
continuare a prendere tempo.
- Ci sono andato due o tre volte. Avevo la mattinata
libera in facoltà e sono andato a trovare degli
amici in via Zamboni. -
- Ma non devi preparare biochimica? -
- E sto studiando!- sbuffai esasperato come un bovino
al pascolo.
- Guarda che io lo dico per te! Non vorrei che sprecassi
il tuo tempo. -
Alè prendi e porta a casa!!! Io e Laura stavamo
insieme da un bel po'. Precisamente due anni ed
una manciata di mesi. Certo, non senza qualche soluzione
di continuità, ma comunque rimaneva sempre un bel
pezzo delle nostre esistenze. Dopo il diploma le
sue tendenze universitarie si materializzarono con
l'iscrizione a psicologia. Il primo anno fu un rapporto
quasi esclusivamente autoferrotranviario. L'appartamento
d'ordinanza arrivò solo al secondo, quindi ci rincorremmo
su espressi e interregionali, per strappare qualche
ora alla settimana tra binari, bar e giardinetti
pubblici.
Per vederci nudi dovemmo aspettare le vacanze di
natale. Io ero a Bologna già da un anno. Avevo scelto
Agraria per libera imposizione. Tutto sommato per
un perito agrario era la scelta più logica. Perchè
logica era logica! Ed in realtà per i primi due
anni neanche troppo complicata. Ero più o meno in
media con gli esami, studiavo con una certa continuità
e mi sentivo decisamente parte integrante ed integrata
di quella cogitante fauna che affollava le aule
universitarie la mattina, le mense universitarie
a pranzo, le feste universitarie la sera ed i treni
universitari nei weekend. Poi, imperscrutabili ma
implacabili come sommergibili, le cose cambiarono,
andando, probabilmente, come dovevano andare e cioè
per i cazzi loro.
Ed in quella grandinata di certezze e di obiettivi
mancati, riuscii a ripescare le uniche due cose
che in quel momento ero ancora certo di volere:
Rimanere a Bologna e scrivere. Per continuare a
starmene ancora un po' a Bologna senza creare destabilizzazioni
familiari bastò rimanere iscritto ad agraria, anche
se a lezione praticamente non c'andavo più da qualche
mese. Passavo gran parte delle mie mattine a battere
il centro come una puttana, ed i pomeriggi davanti
alla TV ad evacuare qualche riga sulla mia agenda.
In quanto allo scrivere, la cosa che più gli si
avvicinava era quel posto a "Terra nostra", una
rivista specializzata del settore. Da qualche settimana,
non so se per noia o se per un ritrovato vigore
accademico, dividevo equamente il mio tempo tra
quel mezzo lavoro e le lezioni di Storia medievale
in via Zamboni, proprio dove avevo appena rischiato
di essere sgamato da quella stronza delatrice di
Paola. Tornai a casa per mangiare qualcosa e finire
l'articolo.
Condividevo l'appartamento con Lorenzo, "Lorè",
un marchigiano iscritto ad informatica, con il quale
non avevo mai avuto problemi di convivenza, anche
grazie alla perfetta complementarietà dei nostri
bioritmi. Spesso gli unici due momenti in cui ci
vedevamo erano al mattino, quando io uscivo e lui
rientrava e la sera, quando io rientravo e lui usciva.
- Luca ce stai? -
- Vieni, vieni- gli dissi dalla scrivania.
- Ciao bello. Oh, ho dato l'esame. Vent'otto. -
- Grande! Complimenti. -
- Oh me raccomando, stasera se esce a bere qualcosa-
più che chiedermelo mi stava informando.
- Stasera sono incasinato, devo finire un articolo
e poi ho detto di no anche a Laura. -
- Non ce stanno cazzi! Stasera se esce. -
È la quarta grappa per me e non so più che birra
per lui. Sono quasi felice. Gli voglio bene perché
ogni volta che lo vedo sono sicuro di ritrovare
la stessa persona. Da quando lo conosco non ha cambiato
un atteggiamento, un'imprecazione, la risata, niente
di niente. Riesce ancora a parlare al condizionale,
e poi mi tranquillizza pensare che c'è ancora qualcuno
che mi aspetta. Tutti hanno già tagliato il traguardo
mentre io e Lorè stiamo ancora cercando le scarpe.
|