Di là, passavano formichi, sciacalli e giaguari. Il
passaggio, nonostante l'abbondante gocciolare dell'acqua,
risultava comunque e sempre solcato dalla frequenza
torrida di certe aride vene di terra. Qua e là verminavano
scorzami di cielo che, indisponente, talvolta, dirompeva
sulle polpose foglie dei radi cespugli d'alloro.
Là non potevano dirsi distinte le stagioni.
Molto simili le une alle altre, l'unica differenza
era data dal troppo caldo o dal troppo freddo. E
comunque la pensassero gli isolani di quel posto,
il tempo, valutando misere e mediocri le pretese
degli uomini, si attribuiva sovranità e giudizio
tanto, da mischiare lentezze e oblii con aristocratica
crudeltà, a nani e giganti.
Che fosse un bel posto, lo era di certo e a tal
punto che il cielo, abbassandosi di un tanto, tra
giallanze e vitigni, si disputava, col sole quell'imbrunirsi
di silenzi, agavi e perennità inviolate che tanto
piacciono a formichi, sciacalli e giaguari. Tutto
questo accadeva in silenzio nella perfezione del
buio tanto che tra i nani più vogliosi e superbi,
ma anche tra i più arroganti giganti era in uso
scegliersi le tane più profonde per allungare su
quel cielo bocca, narici e unghia.
E tutto questo per sentirsi simili a Dio. Ma nonostante
l'arguzia di alcuni pochi e l'infamità di altri
ancora, questi, tali e quali rimanevano. Certo è
che molti di questi, per un verso o per un altro
ci morivano sovente, tanti altri, nonostante il
desiderio di sentirsi simili a Dio, preferivano,
si vivere in quelle medesime tane, ma non certo
per allungare il collo su quel tanfo di cielo.
Alla fine restavano i "moltissimi altri"…ma questi
erano così compiaciuti di se stessi che fingevano
di essere, in rapida alternanza, cielo, tanfo, tana
e Dio. Questi, per alcuni, erano i migliori. Erano
Siciliani. Ma in questa terra di figliolanze immischiate,
di tanto in tanto, nascevano pure signori.
Ora X.
Odore di notte. L'odore della solita città, colle
paure e gli errori di sempre. La città delle rivincite.
Le lampade, come lacrime di zenzero, cadono piano
e diritte e alla fine, scivolando sulle improbabili
infiorescenze lilla e marrò del grande souk attraversano,
lentamente, l'incenso delle turrite moschee. Medine,
tarantelle e gonfi bordelli, tutti in fila approssimati,
corrono, dalla casbah all'ultimo ribat. Alle 24,
ombre e peccati insieme, sembra che stazionino davanti
l'arco di Piazza Vittoria.
Gira la mezzanotte in Questura e gli odori, detonando
sulle profonde colorazioni dell'oblio si fanno più
forti. La città dorme "accanto"…di lato, dilatandosi
compiaciuta per quelle solite scene che si ripetono
sulle medesime frequenze, tra cristallo, fango e
cemento. Tutto si moltiplica a velocità supersonica
nel bizzarro tempio della notte: dai cieli che negreggiano
in fondo allo stomaco del cassero, all'umida dissolvenza
delle prostitute slave conficcate sul catrame a
pattugliare il loro sepolcro di abusi. Le solite
scene carambolano sul sempre solito taccuino del
buon vecchio Sovrintendente Capo Angelo Carlone,
capopattuglia di servizio sulla volante 0 12 "Duomo".
Ha il turno di notte; sta lì nel suo pezzo di città
in movimento, per fermarne i battiti clandestini
e le piccole illecite convergenze. E' mezzanotte.
Tutta la prima squadra esce al completo. Sono sbirri
di notte e sbirri in silenzio, sbirri infami del
cazzo e d'animo sbirri soltanto. La squadra esce
in silenzio, verso quei soliti labbri di marmo escoriati
da una polpa indistinta di pupille senza fondo.
Driiin! Fatalità? No, è la Omicidi, passamontagna,
M12, più debiti e pruriti. Driiin! Holliwood? No,
è Leone Bellamorte, il giornalista di cronaca in
un solo filo di voce: - Novita?- Escono in silenzio
con il Franchi a pompa e le ostie consacrate, le
ordinanze d'arresto e la rabbia che gli affumica,
ormai da mesi, le palle fino al cervello. Passo
dopo passo tutta la squadra esce nella notte colla
fede attaccata al culo e l'orgoglio del cazzo cucito
ancora tra placca e Beretta 9x21.
Oggi si celebra la "Santa Messa": certo che credono
in Dio…ma ancora di più credono in Bastià e sempre
meno nella Polizia di Stato.
Escono: vanno a prendere don Giacomo Galanti per
recuperare un vecchio credito…e tutto il resto,
manco a dirlo, è meno che zero.