"Cosa di noi" Vito Benicio Zingales, Edizioni Clandestine 2003

Di là, passavano formichi, sciacalli e giaguari. Il passaggio, nonostante l'abbondante gocciolare dell'acqua, risultava comunque e sempre solcato dalla frequenza torrida di certe aride vene di terra. Qua e là verminavano scorzami di cielo che, indisponente, talvolta, dirompeva sulle polpose foglie dei radi cespugli d'alloro. Là non potevano dirsi distinte le stagioni.
Molto simili le une alle altre, l'unica differenza era data dal troppo caldo o dal troppo freddo. E comunque la pensassero gli isolani di quel posto, il tempo, valutando misere e mediocri le pretese degli uomini, si attribuiva sovranità e giudizio tanto, da mischiare lentezze e oblii con aristocratica crudeltà, a nani e giganti.
Che fosse un bel posto, lo era di certo e a tal punto che il cielo, abbassandosi di un tanto, tra giallanze e vitigni, si disputava, col sole quell'imbrunirsi di silenzi, agavi e perennità inviolate che tanto piacciono a formichi, sciacalli e giaguari. Tutto questo accadeva in silenzio nella perfezione del buio tanto che tra i nani più vogliosi e superbi, ma anche tra i più arroganti giganti era in uso scegliersi le tane più profonde per allungare su quel cielo bocca, narici e unghia.
E tutto questo per sentirsi simili a Dio. Ma nonostante l'arguzia di alcuni pochi e l'infamità di altri ancora, questi, tali e quali rimanevano. Certo è che molti di questi, per un verso o per un altro ci morivano sovente, tanti altri, nonostante il desiderio di sentirsi simili a Dio, preferivano, si vivere in quelle medesime tane, ma non certo per allungare il collo su quel tanfo di cielo.
Alla fine restavano i "moltissimi altri"…ma questi erano così compiaciuti di se stessi che fingevano di essere, in rapida alternanza, cielo, tanfo, tana e Dio. Questi, per alcuni, erano i migliori. Erano Siciliani. Ma in questa terra di figliolanze immischiate, di tanto in tanto, nascevano pure signori.

Ora X.
Odore di notte. L'odore della solita città, colle paure e gli errori di sempre. La città delle rivincite. Le lampade, come lacrime di zenzero, cadono piano e diritte e alla fine, scivolando sulle improbabili infiorescenze lilla e marrò del grande souk attraversano, lentamente, l'incenso delle turrite moschee. Medine, tarantelle e gonfi bordelli, tutti in fila approssimati, corrono, dalla casbah all'ultimo ribat. Alle 24, ombre e peccati insieme, sembra che stazionino davanti l'arco di Piazza Vittoria.
Gira la mezzanotte in Questura e gli odori, detonando sulle profonde colorazioni dell'oblio si fanno più forti. La città dorme "accanto"…di lato, dilatandosi compiaciuta per quelle solite scene che si ripetono sulle medesime frequenze, tra cristallo, fango e cemento. Tutto si moltiplica a velocità supersonica nel bizzarro tempio della notte: dai cieli che negreggiano in fondo allo stomaco del cassero, all'umida dissolvenza delle prostitute slave conficcate sul catrame a pattugliare il loro sepolcro di abusi. Le solite scene carambolano sul sempre solito taccuino del buon vecchio Sovrintendente Capo Angelo Carlone, capopattuglia di servizio sulla volante 0 12 "Duomo".
Ha il turno di notte; sta lì nel suo pezzo di città in movimento, per fermarne i battiti clandestini e le piccole illecite convergenze. E' mezzanotte. Tutta la prima squadra esce al completo. Sono sbirri di notte e sbirri in silenzio, sbirri infami del cazzo e d'animo sbirri soltanto. La squadra esce in silenzio, verso quei soliti labbri di marmo escoriati da una polpa indistinta di pupille senza fondo. Driiin! Fatalità? No, è la Omicidi, passamontagna, M12, più debiti e pruriti. Driiin! Holliwood? No, è Leone Bellamorte, il giornalista di cronaca in un solo filo di voce: - Novita?- Escono in silenzio con il Franchi a pompa e le ostie consacrate, le ordinanze d'arresto e la rabbia che gli affumica, ormai da mesi, le palle fino al cervello. Passo dopo passo tutta la squadra esce nella notte colla fede attaccata al culo e l'orgoglio del cazzo cucito ancora tra placca e Beretta 9x21.
Oggi si celebra la "Santa Messa": certo che credono in Dio…ma ancora di più credono in Bastià e sempre meno nella Polizia di Stato.
Escono: vanno a prendere don Giacomo Galanti per recuperare un vecchio credito…e tutto il resto, manco a dirlo, è meno che zero.