"Deliri " GIanluca Bedini, Edizioni Clandestine 2000


LA BOMBA
Ore zero uno punto due zero pi emme. Cielo sgombro Temperatura esterna diciannove centigradi. All'interno del piccolo abitacolo probabilmente è leggermente più elevata per il calore emanato dai nostri corpi. Nickolas è ai comandi, ma questa non è la regola poiché ci alterniamo tutti i giorni. Io intanto tengo d'occhio la strumentazione. Tutto a posto. Il dialogo ha subìto una pausa. Da qualche minuto si sente solo il cupo rumore di sottofondo del nostro veicolo. Ecco la città. A quest'ora tutti gli abitanti staranno sicuramente pranzando. Centinaia, anzi, migliaia di famiglie riunite a tavola con i loro discorsi o con le loro televisioni accese. Sono teso. Lo sguardo di Nickolas e assorto ma inespressivo. I suoi occhi sono diventati semplicemente i punti di applicazione di due vettori paralleli al vettore direzione del nostro veicolo. Sto per sganciare una bomba. L'ho fatto altre volte, certo, ma ora è diverso. Questa non è come tutte le altre. Sto sudando come se la temperatura fosse salita di almeno cento gradi. Ore zero uno punto due cinque pi emme. Ne ho la totale consapevolezza: questa è un'arma senza eguali. Al suo confronto il napalm era uno scherzo. Il corpo e la mente stanno combattendo duramente tra di loro. Risultato di questa battaglia sono delle contrazioni spasmodiche, a tratti quasi tetaniche, di quasi tutti i muscoli; compresi i facciali. Chissà quale ridicola espressione mi si è stampata sul viso.

IL COMPLEANNO DI DIO
Dio fu, è, e sempre sarà. Eterno ed assoluto nel costante scorrere del tempo. Sa tutto, è ovunque e vede tutto. La Sua infinitezza però lo rende incompleto: essendoci da sempre, infatti, Egli non è mai nato. Ciò Gli impedisce di festeggiare il compleanno, e questa è una cosa che non solo Lo rattrista molto, ma che ha anche fatto sempre vacillare il Suo senso di onnipotenza. Una volta provò a far nascere Se stesso sotto forma di Suo figlio; ma ben presto si rese conto che questo era barare, poiché in tal modo nasceva postumo (senza parlare poi del fatto che sarebbe stato un Capricorno, mentre avrebbe preferito di gran lunga essere Acquario) Un giorno, mentre Dio contemplava l'universo, un pensiero nuovo balenò nella Sua mente infinita: Tutte quelle stelle... sembravano proprio tante candeline accese. Un soffio e fu la fine.

TOLLERANZA
..Prova... un due tre prova... è a posto così? Posso parlare? Grazie. Prima prova di registrazione della voce in sostituzione delle memorie cartacee di Jhonny Luke Bandyn. Intervento personale sul diario comune per i posteri. Vorrei approfittare di questo spazio per parlare di una cosa che mi sta molto a cuore: la tolleranza. Essere tolleranti vuol dire rispettare il proprio prossimo anche quando le sue idee sono in disaccordo con le nostre. Se qualcuno ci offende non lo dobbiamo aggredire, anzi mettiamoci a ragionare pacatamente con lui. Essere tolleranti vuol dire prima di tutto essere moderati. Non servono doti particolari per diventare delle persone civili e rispettose del prossimo; l'importante è non abbandonarsi volubilmente agli impulsi. Se c'è qualcosa che vi da fastidio non affrontatela con la grinta di chi non sa sopportare, ma avvicinatela con l'umiltà del giunco o della tamerice, che con la loro flessibilità sopportano la forza del vento piegandosi fino a terra, a differenza del pino che con la sua rigidità soccombe spezzandosi alle forti libecciate. Non odiate coloro che non la pensano come voi: immaginate come potrebbe essere monotono un mondo dove tutti la pensano allo stesso modo: non ci sarebbe più nulla da dire, non ci sarebbe confronto, non ci sarebbe alcun progresso. Questo semplice e genuino modo di pensare è sempre stato la mia guida per la vita comunitaria; il mio faro per navigare nel tenebroso pelago dei rapporti con il prossimo. Queste semplici regole mi sono sempre state d'aiuto per affrontare con il sorriso l'altrui fallo, e potere essere d'aiuto a chi erra cercando di esporre le mie ragioni con un sereno dialogo da persona civile, senza bisogno di alzare la voce in modo inurbano. Sono perfettamente cosciente che questo comportamento possa sembrare assurdo a quei temperamenti focosi che non credono nelle infinite potenzialità del dialogo, ma il mio suggerimento per loro è quello di provare. Non se ne abbiano a male per il paragone, ma se essi seguiteranno per questa via, il loro comportamento è tale e quale a quello del bambino capriccioso che dice piangendo di non apprezzare il tale cibo, senza però averlo mai assaggiato. In effetti mi rendo conto che la pratica della tolleranza è difficile da mettere in atto, ma è bene ricordare che le cose che danno più soddisfazione non sono quelle che ci piovono in mano senza sforzo alcuno, ma semmai quelle che ci siamo conquistati con un minimo di fatica. Come esempio voglio portare il caso delle due persone che in questo momento mi sono di fianco: il dottor Bonan ed il dottor Sardel. Posso essere sicuro di non offenderli se dico che i rapporti tra noi non vanno oltre le formalità ed i nostri punti di vista sono totalmente divergenti su gran parte dello scibile umano; loro stessi possono confermare che è così, ma non per questo ci mettiamo a litigare. Ci sono cose di me che a loro non piacciono, e ci sono cose di loro che io non apprezzo particolarmente, ma in una comunità eterogenea come questa, si tratta più di una regola che di un'eccezione. Una cosa che può darmi fastidio in loro due è quella loro aria di superiorità mentre mi guardano; anche in questo momento... chi cazzo credono di essere... fanno i furbi solo perché sono intrappolato in questa fottutissima camicia di forza e loro hanno in mano quelle siringhe merdose. Si, voglio godere, voglio strappargli la faccia a morsi; voglio strappargli le budella fuori dalla pancia e cagarci sopra. BASTARDIIIIIIIIIIIIII!!! TIENILO FERMO!!! CAZZO TIENILO FERMO!!! VI ODIO!!! VI AMMAZZO TUTTI!!! FAGLI QUEL CAZZO DI SEDATIVO!!! VI ODIO!!! VI ODIO!!! VI ODIO!!! VI ODIO!!!

LE MIE ULTIME VOLONTA'
Io sottoscritto Bedini Gianluca, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, che benché siano poche conosco chi ne ha di meno, dichiaro quanto segue: Non disponendo attualmente di beni immobili, denaro, oro, gioielli o cose simili da poter lasciare a qualcuno in eredità, e non avendone mai disposto in passato neppure in modiche quantità per uso personale, sono felice di dipartirmene sapendo che, almeno per interesse, nessuno mi ha mai voluto morto. Se poi proprio qualcuno dei miei amici o congiunti ci fosse rimasto un po' male di questa cosa, allora può provare a riscuotere un debito da parte mia: a Livorno c'è un tale di nome Paglianti Nedo che dal Maggio 1994 mi deve la bellezza di cinquantamila lire e trova sempre delle scuse per non pagarmi. E' un osso duro, ma vale la pena fare un tentativo. Mentre la mia anima se ne va a godersi un po' di meritate ferie nelle verdi praterie, prima che il dovere la chiami a reincarnarsi in chissà che cosa; tutto quello che io posso lasciare a questo mondo crudele è soltanto il mio statuario corpo. Se qualcuno dei presenti alla lettura di queste mie ultime volontà avesse per caso ghignato alla parola "statuario", ritenendo che io abbia fatto un utilizzo improprio di tale aggettivo riferendolo al mio corpo, allora tenga presente quanto segue: 1°. Anche il principe Buddha non si poteva certo definire snello eppure ci sono a giro più statue che raffigurano Lui di quante non ce ne siano di Robert Redford. 2°. I miei sono comunque pezzi originali; il ventre sarà un po' gonfio, le gambe un po' tozze ed i pettorali un po' flaccidi; ma sul mio naso, i miei zigomi e le mie orecchie non c'è scritto made in Hong Kong come in quelli di chi so io. Chi ha capito taccia che è meglio. Poiché dunque non lascio altro che il mio corpo, le mie ultime volontà non possono non prenderlo in considerazione. Innanzitutto non mi piace assolutamente l'idea di essere rinchiuso in quelle cassettine zincate così poco comode, di così poco buon gusto, e soprattutto così poco adatte a chi come me è stato per tutta la vita un claustrofobico praticante. Non indugiate oltre, chi mi ha voluto bene in vita, me ne voglia anche ora; andate a tirarmi fuori! Una volta che il mio corpo sarà finalmente tornato all'aria aperta, dato che come insieme di parti non avrà più alcun grosso significato sociale, vi chiedo per favore di farlo a pezzi affinché ciascuna delle suddette parti abbia la fine che più si merita. Se esistessero mezzi tecnici abbastanza sofisticati per poterne affrontare lo studio senza correre rischi per la salute mentale dei ricercatori, il mio cervello potrebbe essere dichiarato monumento di importanza mondiale per lo sviluppo di tutte le popolazioni del pianeta. In attesa che le tecnologie considerate più evolute e che le cosiddette grandi menti della scienza escano dallo stato di barbarie in cui li ho lasciati; conservate questa preziosissima parte di me in qualche centro per la conservazione dei cervelli di geni incompresi. Se ciò non fosse possibile per qualsivoglia motivo, mettetelo pure sotto spirito (va benissimo anche la vodka al limone) ma vi prego, vi scongiuro, in un contenitore che sia più dignitoso del barattolo delle pesche sciroppate dove si conserva la mia appendice. Un'altra cosa di cui mi preme molto è sapere che voi tutti vi impegnerete con tutte le vostre forze per far si che i miei piedi vengano smaltiti in maniera compatibile con la vita nella nostra biosfera. Non lasciate assolutamente che cadano in mano alle ecomafie che magari hanno già pronto un loro subdolo piano per scaricarli sui fondali del Mediterraneo. L'introduzione nel nostro mare del massimo agente mutageno conosciuto sul nostro sistema solare sarebbe un crimine insopportabile e graverebbe tutto sulle vostre spalle. Per quello che riguarda il mio pene, voglio che dopo morto gli sia attribuito un ruolo importante per quello che riguarda la memoria della mia persona. Vi chiedo infatti di imbalsamarlo e conficcarlo saldamente a terra nel punto del mio decesso, lasciandolo affiorare per un paio di metri circa. In questo modo, potrà facilmente essere utilizzato come palo circumdeambulatorio funebre secondo quella che è l'antica tradizione dei Celti che girando in cerchio attorno a questi oggetti di culto onoravano la memoria dei druidi, dei re e degli eroi ai quali tali riguardi erano dedicati. Dopo avere menzionato i primi tre pezzi, chiamatemi pure sentimentale, ma non sarò certo io ad andare contro la tradizione: Il quarto pezzo alle montagne Che lo ricoprano di rose e fior E le genti che passeranno mi diranno che bel fior. Visto che ovviamente, arrivati a questo punto, i denti d'oro saranno già spariti, quel che resta di me sarà materiale di ben poco pregio. Se anche gli avvoltoi dovessero esserne schifati, vi autorizzo a procedere all'incenerimento. L'importante è che questo avvenga perlomeno in maniera romantica; cioè non con uno di quei moderni microonde giganti, ma in un bel forno a legna come ne sono rimasti ormai pochi. Per finire, chiudo questo mio documento firmandolo di mio pugno alla presenza del notaio Rutili (che per questa stronzata mi ha fregato cinquecentomila lire) ed inoltre, visto che per forza di cose le ultime volontà di una persona non sono mai postume, affinché il momento della loro lettura giunga il più tardi possibile, siglo il tutto in presenza di testimoni apponendo in calce una personalissima e scaramantica tastata alle palle. Arrivederci a presto a tutti quanti! Il vostro compianto Gianluca