LA BOMBA
Ore zero uno punto due zero pi emme. Cielo sgombro
Temperatura esterna diciannove centigradi. All'interno
del piccolo abitacolo probabilmente è leggermente
più elevata per il calore emanato dai nostri corpi.
Nickolas è ai comandi, ma questa non è la regola
poiché ci alterniamo tutti i giorni. Io intanto
tengo d'occhio la strumentazione. Tutto a posto.
Il dialogo ha subìto una pausa. Da qualche minuto
si sente solo il cupo rumore di sottofondo del nostro
veicolo. Ecco la città. A quest'ora tutti gli abitanti
staranno sicuramente pranzando. Centinaia, anzi,
migliaia di famiglie riunite a tavola con i loro
discorsi o con le loro televisioni accese. Sono
teso. Lo sguardo di Nickolas e assorto ma inespressivo.
I suoi occhi sono diventati semplicemente i punti
di applicazione di due vettori paralleli al vettore
direzione del nostro veicolo. Sto per sganciare
una bomba. L'ho fatto altre volte, certo, ma ora
è diverso. Questa non è come tutte le altre. Sto
sudando come se la temperatura fosse salita di almeno
cento gradi. Ore zero uno punto due cinque pi emme.
Ne ho la totale consapevolezza: questa è un'arma
senza eguali. Al suo confronto il napalm era uno
scherzo. Il corpo e la mente stanno combattendo
duramente tra di loro. Risultato di questa battaglia
sono delle contrazioni spasmodiche, a tratti quasi
tetaniche, di quasi tutti i muscoli; compresi i
facciali. Chissà quale ridicola espressione mi si
è stampata sul viso.
IL COMPLEANNO DI DIO
Dio fu, è, e sempre sarà. Eterno ed assoluto nel
costante scorrere del tempo. Sa tutto, è ovunque
e vede tutto. La Sua infinitezza però lo rende incompleto:
essendoci da sempre, infatti, Egli non è mai nato.
Ciò Gli impedisce di festeggiare il compleanno,
e questa è una cosa che non solo Lo rattrista molto,
ma che ha anche fatto sempre vacillare il Suo senso
di onnipotenza. Una volta provò a far nascere Se
stesso sotto forma di Suo figlio; ma ben presto
si rese conto che questo era barare, poiché in tal
modo nasceva postumo (senza parlare poi del fatto
che sarebbe stato un Capricorno, mentre avrebbe
preferito di gran lunga essere Acquario) Un giorno,
mentre Dio contemplava l'universo, un pensiero nuovo
balenò nella Sua mente infinita: Tutte quelle stelle...
sembravano proprio tante candeline accese. Un soffio
e fu la fine.
TOLLERANZA
..Prova... un due tre prova... è a posto così? Posso
parlare? Grazie. Prima prova di registrazione della
voce in sostituzione delle memorie cartacee di Jhonny
Luke Bandyn. Intervento personale sul diario comune
per i posteri. Vorrei approfittare di questo spazio
per parlare di una cosa che mi sta molto a cuore:
la tolleranza. Essere tolleranti vuol dire rispettare
il proprio prossimo anche quando le sue idee sono
in disaccordo con le nostre. Se qualcuno ci offende
non lo dobbiamo aggredire, anzi mettiamoci a ragionare
pacatamente con lui. Essere tolleranti vuol dire
prima di tutto essere moderati. Non servono doti
particolari per diventare delle persone civili e
rispettose del prossimo; l'importante è non abbandonarsi
volubilmente agli impulsi. Se c'è qualcosa che vi
da fastidio non affrontatela con la grinta di chi
non sa sopportare, ma avvicinatela con l'umiltà
del giunco o della tamerice, che con la loro flessibilità
sopportano la forza del vento piegandosi fino a
terra, a differenza del pino che con la sua rigidità
soccombe spezzandosi alle forti libecciate. Non
odiate coloro che non la pensano come voi: immaginate
come potrebbe essere monotono un mondo dove tutti
la pensano allo stesso modo: non ci sarebbe più
nulla da dire, non ci sarebbe confronto, non ci
sarebbe alcun progresso. Questo semplice e genuino
modo di pensare è sempre stato la mia guida per
la vita comunitaria; il mio faro per navigare nel
tenebroso pelago dei rapporti con il prossimo. Queste
semplici regole mi sono sempre state d'aiuto per
affrontare con il sorriso l'altrui fallo, e potere
essere d'aiuto a chi erra cercando di esporre le
mie ragioni con un sereno dialogo da persona civile,
senza bisogno di alzare la voce in modo inurbano.
Sono perfettamente cosciente che questo comportamento
possa sembrare assurdo a quei temperamenti focosi
che non credono nelle infinite potenzialità del
dialogo, ma il mio suggerimento per loro è quello
di provare. Non se ne abbiano a male per il paragone,
ma se essi seguiteranno per questa via, il loro
comportamento è tale e quale a quello del bambino
capriccioso che dice piangendo di non apprezzare
il tale cibo, senza però averlo mai assaggiato.
In effetti mi rendo conto che la pratica della tolleranza
è difficile da mettere in atto, ma è bene ricordare
che le cose che danno più soddisfazione non sono
quelle che ci piovono in mano senza sforzo alcuno,
ma semmai quelle che ci siamo conquistati con un
minimo di fatica. Come esempio voglio portare il
caso delle due persone che in questo momento mi
sono di fianco: il dottor Bonan ed il dottor Sardel.
Posso essere sicuro di non offenderli se dico che
i rapporti tra noi non vanno oltre le formalità
ed i nostri punti di vista sono totalmente divergenti
su gran parte dello scibile umano; loro stessi possono
confermare che è così, ma non per questo ci mettiamo
a litigare. Ci sono cose di me che a loro non piacciono,
e ci sono cose di loro che io non apprezzo particolarmente,
ma in una comunità eterogenea come questa, si tratta
più di una regola che di un'eccezione. Una cosa
che può darmi fastidio in loro due è quella loro
aria di superiorità mentre mi guardano; anche in
questo momento... chi cazzo credono di essere...
fanno i furbi solo perché sono intrappolato in questa
fottutissima camicia di forza e loro hanno in mano
quelle siringhe merdose. Si, voglio godere, voglio
strappargli la faccia a morsi; voglio strappargli
le budella fuori dalla pancia e cagarci sopra. BASTARDIIIIIIIIIIIIII!!!
TIENILO FERMO!!! CAZZO TIENILO FERMO!!! VI ODIO!!!
VI AMMAZZO TUTTI!!! FAGLI QUEL CAZZO DI SEDATIVO!!!
VI ODIO!!! VI ODIO!!! VI ODIO!!! VI ODIO!!!
LE MIE ULTIME VOLONTA'
Io sottoscritto Bedini Gianluca, nel pieno possesso
delle mie facoltà mentali, che benché siano poche
conosco chi ne ha di meno, dichiaro quanto segue:
Non disponendo attualmente di beni immobili, denaro,
oro, gioielli o cose simili da poter lasciare a
qualcuno in eredità, e non avendone mai disposto
in passato neppure in modiche quantità per uso personale,
sono felice di dipartirmene sapendo che, almeno
per interesse, nessuno mi ha mai voluto morto. Se
poi proprio qualcuno dei miei amici o congiunti
ci fosse rimasto un po' male di questa cosa, allora
può provare a riscuotere un debito da parte mia:
a Livorno c'è un tale di nome Paglianti Nedo che
dal Maggio 1994 mi deve la bellezza di cinquantamila
lire e trova sempre delle scuse per non pagarmi.
E' un osso duro, ma vale la pena fare un tentativo.
Mentre la mia anima se ne va a godersi un po' di
meritate ferie nelle verdi praterie, prima che il
dovere la chiami a reincarnarsi in chissà che cosa;
tutto quello che io posso lasciare a questo mondo
crudele è soltanto il mio statuario corpo. Se qualcuno
dei presenti alla lettura di queste mie ultime volontà
avesse per caso ghignato alla parola "statuario",
ritenendo che io abbia fatto un utilizzo improprio
di tale aggettivo riferendolo al mio corpo, allora
tenga presente quanto segue: 1°. Anche il principe
Buddha non si poteva certo definire snello eppure
ci sono a giro più statue che raffigurano Lui di
quante non ce ne siano di Robert Redford. 2°. I
miei sono comunque pezzi originali; il ventre sarà
un po' gonfio, le gambe un po' tozze ed i pettorali
un po' flaccidi; ma sul mio naso, i miei zigomi
e le mie orecchie non c'è scritto made in Hong Kong
come in quelli di chi so io. Chi ha capito taccia
che è meglio. Poiché dunque non lascio altro che
il mio corpo, le mie ultime volontà non possono
non prenderlo in considerazione. Innanzitutto non
mi piace assolutamente l'idea di essere rinchiuso
in quelle cassettine zincate così poco comode, di
così poco buon gusto, e soprattutto così poco adatte
a chi come me è stato per tutta la vita un claustrofobico
praticante. Non indugiate oltre, chi mi ha voluto
bene in vita, me ne voglia anche ora; andate a tirarmi
fuori! Una volta che il mio corpo sarà finalmente
tornato all'aria aperta, dato che come insieme di
parti non avrà più alcun grosso significato sociale,
vi chiedo per favore di farlo a pezzi affinché ciascuna
delle suddette parti abbia la fine che più si merita.
Se esistessero mezzi tecnici abbastanza sofisticati
per poterne affrontare lo studio senza correre rischi
per la salute mentale dei ricercatori, il mio cervello
potrebbe essere dichiarato monumento di importanza
mondiale per lo sviluppo di tutte le popolazioni
del pianeta. In attesa che le tecnologie considerate
più evolute e che le cosiddette grandi menti della
scienza escano dallo stato di barbarie in cui li
ho lasciati; conservate questa preziosissima parte
di me in qualche centro per la conservazione dei
cervelli di geni incompresi. Se ciò non fosse possibile
per qualsivoglia motivo, mettetelo pure sotto spirito
(va benissimo anche la vodka al limone) ma vi prego,
vi scongiuro, in un contenitore che sia più dignitoso
del barattolo delle pesche sciroppate dove si conserva
la mia appendice. Un'altra cosa di cui mi preme
molto è sapere che voi tutti vi impegnerete con
tutte le vostre forze per far si che i miei piedi
vengano smaltiti in maniera compatibile con la vita
nella nostra biosfera. Non lasciate assolutamente
che cadano in mano alle ecomafie che magari hanno
già pronto un loro subdolo piano per scaricarli
sui fondali del Mediterraneo. L'introduzione nel
nostro mare del massimo agente mutageno conosciuto
sul nostro sistema solare sarebbe un crimine insopportabile
e graverebbe tutto sulle vostre spalle. Per quello
che riguarda il mio pene, voglio che dopo morto
gli sia attribuito un ruolo importante per quello
che riguarda la memoria della mia persona. Vi chiedo
infatti di imbalsamarlo e conficcarlo saldamente
a terra nel punto del mio decesso, lasciandolo affiorare
per un paio di metri circa. In questo modo, potrà
facilmente essere utilizzato come palo circumdeambulatorio
funebre secondo quella che è l'antica tradizione
dei Celti che girando in cerchio attorno a questi
oggetti di culto onoravano la memoria dei druidi,
dei re e degli eroi ai quali tali riguardi erano
dedicati. Dopo avere menzionato i primi tre pezzi,
chiamatemi pure sentimentale, ma non sarò certo
io ad andare contro la tradizione: Il quarto pezzo
alle montagne Che lo ricoprano di rose e fior E
le genti che passeranno mi diranno che bel fior.
Visto che ovviamente, arrivati a questo punto, i
denti d'oro saranno già spariti, quel che resta
di me sarà materiale di ben poco pregio. Se anche
gli avvoltoi dovessero esserne schifati, vi autorizzo
a procedere all'incenerimento. L'importante è che
questo avvenga perlomeno in maniera romantica; cioè
non con uno di quei moderni microonde giganti, ma
in un bel forno a legna come ne sono rimasti ormai
pochi. Per finire, chiudo questo mio documento firmandolo
di mio pugno alla presenza del notaio Rutili (che
per questa stronzata mi ha fregato cinquecentomila
lire) ed inoltre, visto che per forza di cose le
ultime volontà di una persona non sono mai postume,
affinché il momento della loro lettura giunga il
più tardi possibile, siglo il tutto in presenza
di testimoni apponendo in calce una personalissima
e scaramantica tastata alle palle. Arrivederci a
presto a tutti quanti! Il vostro compianto Gianluca