"Dinamismo di un cavallo in corsa + case" Andrea Salieri, Edizioni Clandestine 1998

 

...Adesso vivevo in questo paesello buono per venirci a morire, dove ogni povero cristo era impegnato a scavare sulla sua proprietà la fossa del 'finoaquic'èmio', dove alle sei e trenta della domenica mattina il prete metteva le campane a balla rompendo i coglioni a tutti e tutti portavano sottobraccio una copia di Famiglia Cristiana convinti di sapere ogni cosa del mondo e del campionato di calcio ed ognuno, a proprio modo, faceva la sua parte per far si che anche i cinque chilometri che dividevano queste terre del signore dalla città, fossero cinque milioni di anni luce.

.......................................In paese, correva voce che per ricevere questo sacramento fosse necessario superare una prova terribile e inumana. Durante la cerimonia, i cresimandi, ai quali veniva applicata intorno alla fronte una benda bianca con raffigurate immagini sacre, sarebbero stati fatti incolonnare lungo il viale di scorrimento che dal centro della chiesa porta all'altare e sfilare poi uno alla volta al cospetto di Don Luigi che forte della delega riconosciutagli dal Signore, avrebbe conficcato in testa ad ognuno di loro un chiodo arrugginito di almeno 4 pollici. Si diceva che il chiodo era uno di quelli che aveva tenuto ritto per alcuni giorni Gesù Cristo sulla croce e che, per coloro forti della fede e puri d'animo non ci sarebbe stato niente da temere: sarebbe entrato e uscito dal cervello senza causare nè dolore, nè danni, nè cicatrici. Si parlava anche di alcuni che erano morti sul colpo, di altri infettati dal tetano che non si poteva più fare niente, di altri ancora salvati per miracolo dopo mesi di atroci sofferenze e rimasti dementi per tutta la vita e che la benda applicata alla fronte dei cresimandi, non fosse altro che una speciale garza impermeabile usata per prevenire l'uscita di materiale cerebrale, qualora le cose si fossero messe male. ..........................

... Ascoltai dentro, il respiro disperdersi e ritrarsi: laceranti urla comprimevano il mantice, un soffio gentile teneva vivo il fuoco, un ammasso battente di carne e acqua tenuto assieme da nervi, tendini e vene; un tutto, un motore sempre acceso indipendentemente dalla nostra volontà, di cui il solo uso ci è concesso, e per un breve viaggio. Non so dire se vivere è bello - pensai - non conosco nient'altro. Mi sentii piccolo piccolo, inseguii un punto nell'universo,poi lo persi di vista e lo ritrovai di nuovo cento metri più in là che era già passato. Non potevo far finta di niente. Velocemente consultai l'Atlante e il Manuale delle Giovani Marmotte: non vi trovai altro che parole, parole che adesso mi parvero insufficenti a spiegare quel divenire, ma è anche vero che rimanevano pur sempre l'unica cosa che c'era di tangibile e dovevamo farcela bastare. Ebbi netta la sensazione che in qualche modo ci avessero fregato. Non avevamo scelta. Soltanto procedere si poteva e comunque tenere su la testa e respirare, convivere ogni secondo di questa esistenza con un male dentro che non da pace e mille domande, milioni di domande, così come siamo, attraversati dalla tempesta. ....

...L'amavo, Dio se l'amavo, testardamente e totalmente, di quel sentimento puro e semplice di bimbo che smuove le montagne, che immagina bucanieri e briganti, non parassiti altamente nocivi alla comunità, ma paladini della povera gente, nobili difensori di cause perse che per le proprie convinzioni sono disposti a vivere, a farsi ammazzare è troppo facile ne trovi quanti ne vuoi e che non so se si può definire amore, ma che se anche amore non è, qualsiasi cosa sia, pioggia, neve, vento, profondità marine, il fiorire di una primavera, sia quel che sia va bene lo stesso. ...

... Ci si sbaglia facile a giudicare le persone per il loro comportamento, per l'estetica o per il ruolo che hanno nella società ed oggi a distanza di più di vent'anni mi rendo conto che la fatica che si dovrebbe fare per capire gli altri non la facciamo neppure per conoscere noi stessi. Si vive di riflessi, ci abbagliano i colori, l'abbondanza, le vetrine, i lustrini delle confezioni e le offerte speciali, ma sotto i tappi della birra o nelle scatole dei biscotti non ci sono tesori ma vuoti a perdere che se anche ti metti d'impegno a raccogliere i punti il meglio che ti può capitare è di avere in omaggio la maglia azzurra della nazionale di calcio, un paio di tazze da colazione o un apriscatole elettrico ma non la felicità; quella non la regala nessuno. Vogliamo donne bellissime e uomini vincenti senza preoccuparci minimamente cosa nè sarà di noi e di loro una volta esaurito lo splendore e accecati come siamo, raramente qualcuno trova quello giusto. E' il divenire che ci frega, niente è fermo nel punto in cui lo si è incontrato e se anche quando lo si torna a cercare, crediamo di ritrovarlo immutato ed eterno, è diverso e lontano, come diversi e lontani siamo noi, nell'aspetto o in qualcos'altro e non ci riesce di capire come tutto ciò sia potuto accadere, ci pare improvvisa una trasformazione che ha impiegato anni, stagioni e che a quello che si è lasciato, adesso, assomiglia vagamente e comunque sia non è lo stesso niente e non ci interessa più. ....

... Mi avvicinai alla chetichella alla sponda del letto sperando che il suo sonno fosse turbato dalla percezione incoscia della mia presenza, spostai metri cubi d'aria facendo bene attenzione a dove si trovavano e li rimisi subito al loro posto perchè mia madre odia il disordine e basta un niente che diventa di cattivo unore. Quando la gente dorme si assomiglia tutta - pensai - sarà per quell'espressione sempliciotta del contenitore che una volta svuotato non è altro che la replica all'infinito dello stesso programma, come se la carne fosse solo carne senza nessuno dentro e la lasciassero lì per dirigersi altrove. Un pò come morire, credo, con la differenza che si è smarrita la strada di casa ed anche ad averne voglia non c'è modo di tornare e che si venga travasati in qualcos'altro che non conosciamo, che l'anima trasmigri in prossimità del divino o si addormenti nelle viscere e vada ad ingrassare i vermi come comuni frattaglie, è inutile prenderci per il culo, non ci è dato saperlo e chi asserisce il contrario mente o ha un qualche interesse nel far si che l'uomo continui ad essere credulone e ignorante. Moriremo tutti, questo è certo e non sarà servito a niente rinunciare a vivere, nascondersi dietro moralità spicciola o piangere la propria sorte; gli apparteniamo comunque e quando verrà sarà come il primo giorno di scuola, quando si è lasciati soli sulla soglia a disperarsi e i genitori vanno al lavoro tranquilli e tutto accade indipendentemente dalla nostra volontà. Chi ha bisogno di regole, ricompense e costrizioni per amare se stesso e i propri simili, non è diverso da chi non commette reati solo perchè la legge li punisce e il posto di costui è riservato: in piedi dietro la lavagna a reggere un cono di carta con la testa e la scritta ASINO ben visibile a tutti. ...

... "Cosa porteresti con te, se avessi una astronave e potessi scegliere tre cose da salvare dalla fine del mondo?" Don Luigi ci fece questa domanda circa vent'anni fa, un martedì pomeriggio presso i locali della sacrestia, durante l'ora di catechismo. Era un suo pallino quello di improvvisarsi psicologo dilettante, teneva persino un quadernone dove annotava risposte ed eventuali osservazioni sulle nostre attitudini caratteriali. Accanto al mio nome, quel giorno, ricordo segnò una ics e ci ricamò intorno con la biro, fece una freccia e di fianco scrisse: 'ateo e comunista'. Grazie Don Luigi, se lei inavvertitamente non avesse lasciato aperto il quaderno proprio sotto il mio naso dimodochè potessi conoscere anticipatamente il mio destino, tutt'oggi avrei dei dubbi sulla mia reale identità. Le riconosco il merito di aver datoda subito, quando ancora non conoscevo i termini, un nome alle mie inquietudini e se quel giorno fui l'unico a non saper rispondere a quella domanda è perchè fui anche l'unico a cercare di dare una risposta che non fosse il cane, le figurine e la mamma. Ma lei, proprio questo voleva. Una qualsiasi risposta, nella sua logica, sarebbe stata accettabile, le avrebbe permesso di lavorarci su e con il tempo molti avrebbero imparato a memoria il comportamento che un cristiano è tenuto ad avere in tali circostanze e cioè tre cose sopra ogni altra: 1) Assicurare la continuazione della specie portando con se un altro essere privo di anticoncezionali e capace di procreare. 2) La Bibbia. 3) La parola di Dio. Vede, in tutti questi anni,ho pensato spesso a lei e nonostante, mi creda, abbia tentato ripetutamente, non sono mai riuscito a seguire fino in fondo i suoi suggerimenti e la quotidiana apatia degli altri mi ha rigettato, o è soltanto che ho continuato a vivere pensando con la mia testa e non ho trovato quella pace interiore tanto decantata nei suoi postulati. A vent'anni pensai persino di scriverle, certo com'ero di aver trovato la soluzione al suo test. Fu in occasione di un regalo. Quel Natale mi capitò tra le mani un catalogo di opere dei futuristi e sfogliando a caso tra le pagine, notai un quadro che non potei fare a meno di contemplare a lungo. L'esplosione dei colori, il movimento, una forza dirompente come la mia giovinezza fuoriusciva dalla stampa e si disperdeva furiosa sottoforma di quadrupede da un abitato circostante eterno e immutabile. Un attimo destinato a non durare catturato in una tela, come se improvvisa tutta l'immensità fosse convenuta in quel punto e in quello soltanto. 'Dinamismo di un cavallo in corsa + case' recava la dicitura, 'Umberto Boccioni'. Allora pensai l'uomo un contenitore e l'arte qualcosa da preservare ai posteri e come tale ben più importante della vita stessa e scrissi nella lettera a lei indirizzata: 1) Un quadro. 2) Un libro. 3) Una canzone. Affrancai una busta, ma non la imbucai. Mi sbagliavo. Adesso a trent'anni e passa sento il dovere di farlo, ma quello che le scrivo è ben diverso e giorno dopo giorno cresce in me la consapevolezza che la verità è legata a un luogo e a un momento, a un'oggi indefinito e mutevole che quelli come lei si ostinano a quantificare in certezze assolute. Oggi, io so che i dipinti del Boccioni, le canzoni di Battisti e di Finardi, 'I quderni di Malte L. Brigge' di R.M.Rilke e persino le mie opere d'arte compreso questo libro, non valgono niente di fronte al dolore di uno stomaco vuoto e la disperazioni di milioni di esseri decimati dalle malattie e dalla fame non la colmano belle parole, riunioni condominiali o preghiere rivolte a divinità ultraterrene, ma pane e salame, pasta e fagioli e quant'altro occorre a soddisfare l'esigenze di coloro che nati nel posto sbagliato, pagano per colpe che non hanno commesso. Il Louvre è un cimitero, la vita è altrove: non esiterei un solo istante ad appiccarvi il fuoco se ciò servisse a salvare anche un solo uomo o a renderci migliori tutti quanti. E mi creda, io amo quei cimiteri. Riguardo al resto so cosa devo dirle. E lo faccio adesso. "Va bene che l'universo è grande ma vogliamo proprio andare a rovinarlo tutto?" Distinti saluti. ...

... Non potevo tirarmi indietro. E' una questione di gusti, a voi piaceva il prosciutto a me la mortadella, a voi la Juventus, l'Inter e il Milan a me il Cagliari, a voi Almirante e Andreotti a me Berlinguer, a voi Coppi a me Bartali. Meglio secondi che ladri. Ci vuole pazienza, Teresa, alle volte si giocano partite e partite e non si riesce a capire perchè non si tocca palla, poi un bel giorno osservi meglio e ti accorgi che la palla non c'era ed era tutta un'illusione. ...

... A volte i miracoli accadono per davvero, magari durano meno di quanto ci si aspetti ma è così, bisogna prenderli come vengono ed esserne ugualmente felici. Dicono che il cervello, all'interno della scatola cranica, galleggi in un liquido; un pò come la mozzarella nelle confezioni di plastica: in questo caso, da qualche parte la data di scadenza deve esserci per forza. Tirai due pedate a un cartone vuoto di 'Spic Span'. Dietro l'angolo, casa. Mio padre, dal pianerottolo, appena mi vide schiacciò tre/quattro Cristi infami, mia madre gridò: "Disgraziato! Dove sei stato fino ad ora!" Misi le mani in tasca e scrollai le spalle. Qualcosa mi sarebbe venuto in mente, la fantasia, certo, non mi mancava. Accanto alla buca delle lettere era scritto: 'Casa Salieri. Proprietà privata. Vietato l'accesso'. Attraversai il cancello. Le mie suole ora calpestavano la terra. La Nostra. Maledetta terra. Finchè morte non ci separi.