"Liricosangue" Andrea Venturini, Edizioni Clandestine 2001


(senza titolo)

Fontia dimezzata e cupa
nuvole viandanti di solitudini
l'erbaccia di una reseda
il gallo è mite;
la valle sgualcita, l'intima follia.
Una fungaia di voci:… non distinguo
una voce amica.

Fontia dimezzata e cupa
Amore romantico
Resto inerme in questo lusso
di acanti: z
anzare indovinano il mio siero; poi
si moltiplicano in un lauro di canfore.

Una ghiandaia, le viscere dell'iguana
si svitano ossa, diventano ghiaia:
non si esagera il ribrezzo.
Limantre, i pali della luce

il vento sibila e avvolge, sibila.
Un colle accorda le sue brame.
Ed io dove vado, solo
e senza Dio

Fontia dimezzata e cupa

folade felice

magnolie, ligustri sibillini
anima no.


(senza titolo)

L'incubo attende.
Il bosco s'infatua di ragnatele, il rostro
di un gheppio trafigge le nari di un cervo.
Pace di sogni infranti, luna vagabonda
tra i battifredi
morto l'angelo che rassicura.
Una fitta mi spappola i nervi
i miei occhi indagano nel silenzio.
Succhio la scorza di un cardo, mi cibo di vermi
godo l'intenso incedere della perdizione…
I tamari, gli asfodeli, un oltraggio di cani…
Non so di quale tragedia mi nutro.


(senza titolo)

Donna bellissima con i tuoi riccioli
anima inconsapevole di questa strana morte
(e del delirio)
donna bellissima io ti amo, pura e sensuale
ancora godi…..Ma cosa godi?…
…………
Tuttavia non sciuparti nella mia strada
di errore e di paura (non seguirmi):
forse una vera saggezza esiste, altrove
forse…..
E tu le vai incontro?…


(senza titolo)
Ho ucciso una pecora e ho bevuto il sangue
caldo del suo dolore.
Ho sparso altro sangue per le latrine del paese
e ho costretto una donna a giacere con me
nella cucina discreta di un'osteria:
l'ho amata con la forza del desiderio
e il grido dell'amplesso
l'ho amata incensando
i vicoli bagnati del suo corpo vellutato.

Sono uscito sazio di piacere e mi sono abbandonato
al fango della bambagia:
ne ho fatto bene una poltiglia nera e bianca
e l'ho lanciata nella valle del trifoglio.
Ho udito l'aureo tremore di un cimbalo
e fiori dileguarsi a poco, a poco come angui.

Dinanzi al sole morente
ho innalzato l'inno alla mia guerra.


(senza titolo)
Forse qualcosa di te salirà da queste ginestre:
sarà il sorriso che potei a malapena ripetere
o quelle tue gambe che davano un motivo
al mio sesso;
forse nella tua nuova dimensione
qualcuno saprà comprendere la tua fantasia
usando ocarine di dubbio gusto
o con esiti di maggiore soddisfazione…

ma mi rimani la sola che tra i molti fastidi
fosti brava nell'intento