Talvolta è inevitabile che strani impulsi agguantino.
Accade in un momento inquieto, e una vena di frana
s'apre dentro. Un sentore molesto di carenza rompe
d'un tratto e rende vacillante l'immota superficie
di pensieri e di giorni replicanti, in fila indiana
uno dopo l'altro ma messi d'improvviso in prospettiva.
Allora può accadere di fermarsi, di tendersi ostinati
nell'ascolto di qualche cosa che urge interiormente.
Sebbene senza nome e, sembrerebbe, anche senza senso,
preme verso un presente in apparenza vergine. La donna dai capelli lunghi scrive. Intanto mutevoli
chiazze di luce filtrano nella stanza, ammiccando
attraverso il fogliame appena rosseggiante del grande
albero di noce, che insidia con i suoi rami cinerini
e screziati la finestra più alta. L'ultimo sole
è una lenta carezza e freme lungo i contorni della
donna, liberandole barbagli tremolanti, attorno
al collo, dai tanti fili di una collana azzurra.
Squillò il telefono. Squilla il telefono e lei continua a scrivere. Suona
più volte. "Pronto!" ma è troppo tardi. Lei vorrebbe
tornare al discorso interrotto, al tu per tu con
la pagina scritta a metà e fruga nel vuoto con lo
sguardo fisso per riafferrare le parole spezzate.
Ma gli scherzi del sole sulle perline azzurre, attorno
al collo, sono come gli scherzi della mente, che
non si ferma più. Vaga fluttuante da un pensiero
all'altro. Sfrangiati come nuvole, cangianti e inconsistenti
quei pensieri. Dopo la sua attenzione è catturata
dalla parete a lato, fitta di quadri deposti lì,
come foglie d'autunno, dall'andare del tempo. |