| "Nevrosi,
idiozie e malefatte dei grandi filosofi"
Giorgio Bertolizio, Edizioni Clandestine
2003 |
NIETZSCHE
Friedrich Wilhelm Nietzsche nacque il 15 ottobre
1844 nella Sassonia prussiana a Röcken, presso Lützen,
distante una ventina di chilometri da Lipsia. Il
padre era un pastore protestante, a propria volta
figlio e genero di pastori protestanti, fervente
monarchico. Per questo motivo, battezzò il suo primogenito
coi nomi del re di Prussia, Federico Guglielmo.
Federico Guglielmo IV Hoenzollern (1795 - 1861)
il 7 giugno 1840 aveva accolto la morte del padre,
Fede-rico Guglielmo III (1770 - 1840), abbandonandosi
ad un pianto dirotto come se avesse perduto una
persona veramente cara. Invece, da parecchio tempo,
padre e figlio si scambiavano a stento qualche parola.
Il successivo 29 agosto aveva cinto la corona regale
a Königsberg con una cerimonia fastosa, dimostrando
la sua vera indole. A parole abbracciò tutto il
popolo ma solo i nobili furono inviatati dentro
il palazzo, mentre i delegati delle varie province
dovettero restare fuori, in piedi, nella piazza.
In realtà, Federico Guglielmo IV era un ciclotimico,
con l'indole da guitto, profondamente innamorato
della propria voce, che si esibiva in acrobazie
oratorie di no-tevole effetto anche se, spesso,
non avevano né capo né coda.
Poco dopo l'ascesa al trono, aveva concesso alle
Diete provinciali il permesso di costituire una
Dieta nazionale, proclamando che solamente i giacobini,
i par-rucconi e le scimmie avrebbero potuto mettere
in dubbio la sua fede nella libertà. Nel 1843, tuttavia,
aveva ini-ziato una politica repressiva con furibonde
cacce ai presunti sovversivi.
A quel tempo, nelle province della Slesia prussiana
i bambini cominciavano a lavorare all'età di quattro
anni e le famiglie degli operai morivano letteralmente
di fa-me. Sicché, i tessitori di lino, in seguito
ad una riduzione dei loro salari, si ribellarono
ma le milizie prussiane li abbatterono a fucilate.
Tuttavia, ad un certo punto, gli Junker (proprietari
terrieri), notoriamente reazionari, incredibilmente
si schierarono a favore del parlamentarismo.
Costoro, infatti, caldeggiavano il progetto di una
linea ferroviaria che collegasse Berlino ai lontani
feudi della Prussia orientale ed occidentale, per
agevolare i propri traffici commerciali. Sennonché,
la banca Rothschild aveva su-bordinato la concessione
dei necessari finanziamenti al voto di un parlamento
che approvasse l'aumento del debito pubblico. Federico
Guglielmo IV, perciò, fu costretto, nel 1847, a
riunire la Dieta nazionale che, però, non autorizzò
tale manovra economica. Fu solo un alito di vento
rispetto alla bufera rivoluzionaria del 1848. Di
come Federico Guglielmo IV seppe affrontarla è già
stato detto. Il 30 luglio 1849, Nietzsche divenne
orfano di padre il quale, dall'anno precedente,
aveva dato chiari segni di squilibrio mentale. Sconvolto,
a quanto si dice, dai moti rivoluzionari anti-monarchici.
L'anno dopo gli morì anche il fratello Joseph, a
due anni d'età, e la madre decise di trasferirsi,
insieme al piccolo Friedrich ed alla figlia Elisabeth
(nata nel 1846), a Naumburg dove aveva molti parenti.
Dopo aver frequentato le scuole elementari a Naum-burg,
Nietzsche fu iscritto in una scuola privata dove
s'insegnavano religione, latino e greco. In questi
anni, la madre gli regalò un pianoforte ed egli
cominciò a com-porre musica e poesie. Nel 1858,
s'iscrisse al ginnasio di Porta dove stringe amicizia
con il compagno di studi Paul Deussen (1845 - 1919),
futuro storico della filoso-fia. Conclusi gli studi
ginnasiali, nel 1864 s'immatricolò presso l'università
di Bonn come studente di teologia, per corrispondere
ai desideri della madre e della sorella. La teologia
non lo interessava neanche un poco. Difatti, l'anno
successivo la mandò a quel paese e si trasferì a
Lipsia per seguire le lezioni di filologia classica
di Al-brecht Ritschl (1822 - 1889). A Lipsia, cominciò
a soffrire di violente cefalee e di nausee, ma non
a causa del troppo studio. Infatti, due medici ritennero
opportuno curarlo per sifilide. I sintomi nervosi
erano assolutamente aspecifici, come sempre av-viene
negli stadi precoci dell'infezione luetica.
I due professionisti, per la diagnosi, dunque si
basarono certamente su altri elementi. All'epoca,
la sifilide era una malattia venerea inguaribile.
Infatti, solamente nel 1905 verrà isolato, per merito
di Fritz Schaudin (1871 - 1906), l'agente causale
del morbo (la Spirocheta pallida) e solamente nel
1909 sarà messo in commercio un che-mioterapico
(il salvarsan) di una qualche efficacia, anche se
tossico. La notizia, di aver contratto una malattia
'immonda', aggravò le nevrosi congenite di Nietzsche.
Il 9 ottobre 1867, nonostante soffrisse di catarro
bron-chiale e reumatismi, cominciò il servizio militare
nel re-parto a cavallo di un reggimento di artiglieria
di stanza a Naumburg. In Prussia vigeva il servizio
militare univer-sale e le famiglie benestanti cercavano
d'indirizzare i loro figli migliori ad una carriera
che era considerata mol-to vantaggiosa, quella di
ufficiale. Per il vero, gli ufficia-li di origini
borghesi erano guardati con un certo disprez-zo
da quelli appartenenti alla nobiltà, che costituivano
il nerbo dell'esercito professionale prussiano.
Nondimeno, quella militare rappresentava un'occupazione
particolar-mente ambita, anche se rischiosa, specie
da quando la Prussia era diventata la potenza tedesca
egemone. Gu-glielmo I (1797 - 1888), fratello e
successore di Federico Guglielmo IV, infatti, era
uscito vittorioso dalla guerra austro-prussiana
sbaragliando le truppe nemiche il 3 luglio 1866
a Sadowa.
Per sua fortuna, Nietzsche ebbe la disgrazia di
ferirsi gravemente al torace cadendo da cavallo
nel marzo 1868. Sicché, alla metà del successivo
mese d'ottobre poté lasciare l'esercito e tornare
a Lipsia. Dove, la sera dell'8 novembre, in casa
dell'orientalista Herman Broc-khaus, conobbe Richard
Wagner (1813 - 1883) mostro sacro dell'opera lirica.
Nel 1869, con l'appoggio di Albrecht Ritschl, ottenne
la cattedra di lingua e letteratura greca presso
l'uni-versità di Basilea, dove tenne la propria
prolusione il 28 maggio.
Rinunciò, pertanto, alla cittadinanza prussiana
senza, tuttavia, chiedere quella svizzera. Forse
trovava insopportabili gli orologi a cucù. Nell'agosto
1870, in occasione della guerra franco-prussiana,
chiese un congedo dall'università per arruolarsi
come infermiere volontario. Sennonché, fu colpito
dalla difterite e da una violenta dissenteria e,
dunque, rimpatriato dopo circa un mese. La guerra
franco-prussiana era esplosa, anche se Guglielmo
I e l'imperatore Napoleone III (1808 - 1873) tutto
sommato non la volevano.
Sennonché, il 13 luglio 1870, l'ambasciatore francese
importunò Guglielmo I, che si stava curando nella
stazione termale di Ems, e fu bruscamente congedato.
La faccenda fu riportata sui giornali in maniera
un po' esagerata, per opera del pri-mo ministro
prussiano Otto Bismarck (1815 - 1898). Ai ministri
francesi non parve vero poter sfruttare l'incidente
diplomatico e costrinsero Napoleone III, sofferente
di calcoli vescicali, d'anemia e d'emorroidi, a
firmare con mano tremante la dichiarazione di guerra.
Il con-flitto, denominato guerra delle sette settimane,
durò in realtà molto meno.
Ai prussiani bastò meno di un mese per fiaccare
gli austriaci e sconfiggerli duramente, il 1° settembre,
nella battaglia di Sedan che, se Napoleone III non
avesse ordinato la resa, si sarebbe conclusa con
un massacro. Nelle mani dei prussiani caddero, oltre
a Na-poleone III, più di 100.000 soldati francesi,
9 bandiere e 560 cannoni. Questo rovescio causò
la caduta del Secon-do Impero francese e la nascita
della Terza Repubblica. Nei primi mesi del 1871,
Nietzsche completò la prima stesura de La nascita
della tragedia dallo spirito della musica, ovvero
grecità e pessimismo. Egli, oltre ad analizzarne
le origini, si chiese perché mai la tragedia attica
fosse defunta.
La sua conclusione fu che, a dif-ferenza di altri
generi letterari antichi, deceduti di morte naturale,
la tragedia greca morì suicida. L'autore del sui-cidio
fu Euripide, il quale trasformò il mito tragico
in una sequenza di fatti razionalmente concatenati
e portò, dunque, 'lo spettatore sulla scena'.
Ai tempi nostri, Nietzsche avrebbe attribuito la
morte della televisione a Mike Bongiorno. L'opera,
dapprima rifiutata dall'editore Engelmann di Lipsia,
fu stampata alla fine di dicem-bre dall'editore
di Wagner, Fritzsch. Mentre Nietzsche si dibatteva
in queste faccende, il 18 gennaio 1871 Guglielmo
I aveva accettato la corona imperiale tedesca. Egli
l'aveva dapprima rifiutata quan-do gli era stata
offerta, ai primi di dicembre 1870, dal Reichstag
germanico, pretendendo che la richiesta gli fosse
presentata da Luigi II di Wittelsbach (1845 - 1886)
re di Baviera, in nome di tutti i principi tedeschi.
L'iniziale riluttanza di Luigi II, mecenate di Wagner,
fu vinta da Bismarck con un argomento molto convincente:
un appannaggio annuo di 20.000 sterline. Luigi II,
in-fatti, spendeva come un pazzo per costruire,
arredare ed abbellire i propri castelli. Ritenuto
completamente mat-to, nel 1886 verrà deposto e dopo
pochi giorni sarà rin-venuto annegato nel lago di
Starnberg, probabilmente suicida. Come imperatore,
Guglielmo I imporrà alla Germa-nia il sistema politico
bismarckiano, ossia anti-socialista, e trascorrerà
gli ultimi anni di vita tra giubilei ed an-niversari.
Morirà placidamente il 9 marzo 1888, a no-vantuno
anni, probabilmente soddisfatto d'essere passa-to
da un secolo (il XVIII), ancora illuminato dalle
fetide candele di sego, ad un secolo (il XX) nel
quale erano già state inventate le non meno mefitiche
automobili. Nel maggio 1872, Nietzsche si recò a
Bayreuth, dove Wagner si era trasferito per edificare
il proprio tempio musicale, il Festspielhaus. Un
teatro, che sarà inaugura-to nel 1876, dal palcoscenico
vastissimo e con una fossa coperta da una mezza
volta di legno (golfo mistico), per rendere l'orchestra
completamente invisibile al pubblico ed ottenere
una migliore fusione tra musica e canto. Nel medesimo
anno gli indiani Sioux, guidati da Toro Seduto,
suoneranno un altro tipo di musica a Little Big
Horn, annientando il reggimento di cavalleria del
co-lonnello Gorge A. Custer (1839 - 1876). Nell'agosto
1872, Nietzsche conobbe Malwida von Meysenbug, tardiva
paladina dei moti rivoluzionari del 1848, una 'quarantottina'
per dirla con termini attuali, e wagneriana esaltata.
La classica radical-chic. Nietzsche, dapprima, pensò
di abbandonare l'insegnamento univer-sitario per
dedicarsi alla propaganda della musica wagneriana,
della quale l'autore non aveva proprio biso-gno
godendo già dei favori del munifico Luigi II. Poi,
cambiò idea e non si recò a Bayreuth, dove era stato
in-vitato, per le vacanze di natale. Ormai, la sifilide
aveva cominciato a spappolargli il cervello. Tra
un'emicrania e l'altra, nel 1874 pensò di sposarsi
senza sapere con chi. Alla fine di luglio 1876 si
recò a Bayreuth, per assistere al primo festival
wagneriano, ma ripartì, un mese dopo, prima della
sua conclusione.
Nel mese di ottobre, poiché aveva accusato anche
disturbi visivi, ottenne un anno di congedo per
malattia dall'università di Basilea, dove aveva
continuato ad insegnare in maniera sempre meno regolare.
Negli ultimi mesi del 1876 si trasferì prima a Gi-nevra,
poi a Genova ed infine a Sorrento, ospite di Mal-wida
von Meysenbug che, da rivoluzionaria benestante,
aveva preso in affitto la Villa Rubinacci. Nel 1877,
si re-cò a Ragaz, per cure termali, a Rosenlauibad,
dove coltivò nuovi progetti matrimoniali assolutamente
virtuali, disposto a sposarsi con una serva o persino
con una donna di strada, ed a Basilea, dove riprese
l'attività didattica.
Nel maggio 1879, chiese ed ottenne d'essere colloca-to
definitivamente a riposo per motivi di salute. Da
que-sto momento, pur potendo contare solamente su
una modesta pensione, comincerà a viaggiare come
un matto per circa dieci anni. Da Basilea si sposterà
a Wisen, a St. Moritz ed a Naumburg. Nel 1880, si
recherà a Riva del Garda, a Venezia, a Marienbad,
a Heidelberg, a Basilea, a Locarno, a Stresa ed
a Genova. Nel 1881, raggiungerà Vicenza, Recoaro
e Sils-Maria per poi ritornare a Geno-va. Nel 1882,
si trasferirà a Messina, a Roma, ad Orta, a Basilea,
a Lucerna, a Naumburg, a Lipsia, a Portofino, a
Santa Margherita Ligure ed a Rapallo. Nel 1883,
risie-derà a Genova, a Roma, a Sils-Maria, a Naumburg
ed a Nizza. Nel 1884, dimorerà a Venezia, a Sils-Maria,
a Zurigo, a Mentone ed a Nizza. Nel 1885, soggiornerà
a Venezia, a Sils-Maria, a Naumburg, a Monaco, a
Firenze ed a Nizza. Nel 1886, abiterà a Naumburg,
a Lipsia, in Engadina, a Ruta Ligure per poi rientrare
a Nizza. Nel 1887, si stabilirà a Cannobio, a Zurigo,
a Chur, a Sils-Maria, a Venezia, e nuovamente a
Nizza. Nel 1888, al-loggerà a Torino, a Sils-Maria,
e nuovamente a Torino. Tra i filosofi, forse solamente
Giordano Bruno vagabondò più di lui.
Per essere un malato in progressivo peggioramento
e considerati i mezzi di trasporto del-l'epoca,
possedeva una stupefacente energia. A Sils-Maria
in Engadina, dove si recava per le va-canze estive,
nell'albergo dove alloggiava pranzava mezz'ora prima
degli altri. Misantropia, nella fattispe-cie, giustificabile
perché voleva evitare le chiacchiere ed i rumori
dei numerosi ospiti, tra i quali vi erano molti
bambini, che avrebbero peggiorato la sua sempre
diffi-coltosa digestione. Nietzsche, come Rousseau,
riteneva che l'alimentazione condizionasse il comportamento,
tanto da attribuire alle cattive cuoche la pessima
evolu-zione del genere umano. Tuttavia, a causa
di una ga-strite cronica e delle sue modeste disponibilità
econo-miche, si avventurava in diete che avrebbero
distrutto lo stomaco di un coccodrillo. Pane, noci
e fichi. Salsicce, prosciutto e tuorli d'uovo crudi.
Brodo di dadi, omelette con la marmellata e latte
fermentato. Nei dieci anni di vita vagabonda, collezionò
litigi con amici e parenti, delusioni amorose ed
umiliazioni pro-fessionali. Nel 1878, ruppe ogni
rapporto con Wagner, del quale aveva criticato l'istrionismo
musicale ed il ritorno al misticismo cristiano.
Regalò ai conoscenti le partiture con dedica che
Wagner gli aveva donato.
Ma forse costoro preferivano un nuovissimo genere
di spettacolo dilagante in Francia e Germania: il
cabaret. Nel 1885, non presenziò al matrimonio della
sorella Elisabeth con il dottor Förster, antisemita
e wagneriano, intenzionati a fondare una colonia
tedesca, in Paraguay, secondo detestabili principî
razziali.
Dopo il fallimento finanziario di questa sciagurata
impresa coloniale, nel 1889 Förster si toglierà
la vita. Tale fortunato evento susciterà certa-mente
meno scalpore del misterioso suicidio, a Mayer-ling,
dell'arciduca Rodolfo d'Asburgo (1858 - 1889), fi-glio
ed erede dell'imperatore Francesco Giuseppe (1830
- 1916).
Elisabeth, rimpatriata l'anno dopo, fingerà di occuparsi
del fratello per sfruttare la sua enorme mole d'appunti
inediti. Elisabeth, infatti, opererà tagli, ricu-citure
e manipolazioni dettate dal suo fanatismo nazionalista
e razzista. V'è da dire, però, che Nietzsche aveva
una grafia pressoché impossibile da decifrare, anche
se dal 1882 fece ricorso alla macchina per scrivere.
Elisabeth, ebbe anche una parte importante nel far
fallire il tentativo sentimentale, forse l'unico
veramente serio, del fratello con Lou von Salomé
(1861 - 1937), ventunenne psicanalista russa. Nietzsche
l'aveva conosciuta, nel 1882, a Roma in casa Meysenbug,
e se n'era innamorato immediatamente. Perciò, incaricò
un proprio amico, Paul Rée, di portarle la proposta
di matrimonio.
Pochi giorni dopo, Lou con la madre e Nietzsche
con l'amico si recarono sul lago d'Orta, dove la
ragazza e l'innamorato si assentarono per un'escursione.
La pas-seggiata fu lunghissima e forse non troppo
innocente, perché, al loro ritorno, furono accolti
da un Paul Rée furibondo che, evidentemente, non
gradiva reggere il moccolo ad un amico cui intendeva
fare le scarpe. Nietzsche informò la sorella delle
proprie intenzioni ma-trimoniali ed affittò una
casa a Tautenburg, dove coabitò con Lou ed Elisabeth.
Dopo venti giorni di quotidiana convivenza, com'era
ragionevole attendersi e con gran gioia di Paul
Rée, l'idillio ebbe fine. La prospettiva di avere
per marito un nevrotico, anche se poteva essere
un caso clinico interessante, e per cognata una
iena, fece dileguare la strizzacervelli. Qualsiasi
altra donna meno colta sarebbe scappata ancor prima.
Nel 1884, Nietzsche riprese a coltivare la stravagante
idea di iniziare vita filosofico-monacale da condividere
con Lou e Rée, ai quali la filosofia interessava
pochino e l'ascetismo meno di niente. L'intelligente
Lou, infatti, dopo essersi svagata con Rée, nel
1887 si fidanzerà con l'orientalista An-dreas, il
classico buon partito, che successivamente spo-serà.
Nel 1885, Nietzsche non trovò un editore disposto
a pubblicare la quarta parte del Così parlò Zarathustra,
opera cui aveva apposto l'emblematico sottotitolo
Un libro per tutti e per nessuno. In questo libro,
attraverso discorsi d'intonazione biblica pronunciati
dal mitico pro-feta persiano, l'autore illustra
le proprie convinzioni: la necessità di portare
la decadenza del mondo, causata dal-la scienza tradizionale
e dalla morale cristiana, alle sue estreme conseguenze,
per tramutare l'annientamento di ogni valore convenzionale
in trionfo, tramite la volontà di potenza e la creazione
dell'oltre-uomo.
Opera pressoché incomprensibile per i comuni lettori
e dunque più per nessuno che per tutti. Perciò,
con danari presi a pre-stito, fu costretto a ricorrere
ad un'edizione privata. Ana-logamente dovette comportarsi,
nel 1886, per pubblicare Al di là del bene e del
male. Nel 1889, a Torino, Nietzsche, cominciò a
dare segni di grave squilibrio mentale, scrivendo
lettere farneticanti ad amici e personaggi pubblici
e fu ricoverato in una clinica per malattie nervose
prima a Basilea e poi a Jena.
Dimesso con la diagnosi di 'paralisi progressiva',
fu accudito dalla madre a Naumburg. Nel 1892, non
più in grado di riconoscere gli amici, fu colto
da accessi di fol-lia violenta, mentre alle Folies-Bergère
i parigini delira-vano per la Bella Otero (1968
- 1965) e gli statunitensi cominciavano ad impazzire
per la Coca-Cola.
L'anno successivo la paralisi degli arti inferiori
lo obbligò su una sedia a rotelle. Nel 1897, morta
la madre, di lui si occupò la sorella che, a Weimar,
materialmente lo affidò ad Alwine Freytag, una cameriera.
Finalmente, verso mezzogiorno del 25 agosto 1900
terminò la sua deva-stante agonia, con grande sollievo
di chi lo conosceva. Nietzsche fu vittima non solo
del nazionalsocialismo, che volle appropriarsi di
taluni aspetti del suo pensiero, ma anche dei suoi
interpreti, incapaci o riluttanti a di-stinguere
le sue idee sane da quelle partorite da un cervello
sifilitico.
Forse perché troppo doloroso dover am-mettere che
originali e non trascurabili intuizioni filosofiche
possono generarsi da una mente malata. Schopenhauer
aveva sostenuto la stretta parentela tra genialità
e follia. In tal senso, Nietzsche fu un genio al
quadrato.
|