"Piccole storie di nessuno" Ferdinando Pastori , Edizioni Clandestine 2003

"I'm walking away from the troubles in my life
I'm walking away, to find a better day…"

Ascolto sempre Craig David mentre guido, di notte, ho masterizzato un cd da 74 minuti con la stessa canzone, ripetuta ventuno volte. Prima di Craig ho ascoltato per qualche anno "Only when I lose myself dei Depeche…prima ancora non ricordo, forse i Police. Sono le tre di notte e la strada è completamente vuota, ma non schiaccio a fondo l'acceleratore…andare veloce significherebbe avere una meta, un appuntamento, qualcosa o qualcuno da raggiungere. Non arrivo mai in ritardo. Nemmeno in anticipo... non arrivo mai da nessuna parte, ad un certo punto torno indietro. Guido solo di notte, mentre ascolto Craig David e mangio gelatine alla frutta. Fragola. Il limone non mi piace.
Salgo in macchina dopo il tramonto, quando il buio si porta via gran parte dei colori, quelli che non distinguo e allora mi sembra quasi normale vedere il mondo in bianco e nero, con un poco di grigio buttato li, per caso, a fare da contorno. Non è sempre stato così. Cinque anni fa, li vedevo ancora i colori. Poi, l'incidente, e qualcosa s'è fottuto nel mio cervello. Già, perché i dottori non se lo spiegano mica quello che è successo, gli occhi funzionano, non ho subito alcun danno, ma la testa…quella non funziona più come prima.
A volte penso come sarebbe stato se fossi diventato cieco. Non vedo i colori, la mia memoria non mi aiuta, non mi ricordo più come sono e mi sono rimaste solamente delle vaghe associazioni d'idee, rosso fuoco, azzurro cielo…però vedo ancora. La rappresentazione della realtà, in un certo qual modo, si atrofizza, immagino che chi diventa cieco debba lottare proprio contro quest'eventualità. Evitare che i ricordi si sbiadiscano sempre di più fino a diventare impalpabili, indefiniti con il risultato di ritrovarsi in un mondo costituito solo da percezioni tattili, da profumi e suoni. Sono fortunato…io, almeno, mi posso ancora godere l'alba, non è più come prima, ma è qualcosa.
E poi, non mi hanno nemmeno tolto la patente, che sarebbe stato come togliermi un gancio cui aggrapparmi per non scivolare più a fondo. Non sarebbe altrettanto bello camminare di notte, troppa fatica e poi, non si va molto lontano. Lontano, dove? Un giorno, mia madre, mi ha chiesto com'è…come vedo le cose adesso.
"Non lo so - ho risposto - è difficile, immagino che sia come quando ero piccolo e c'era solo la televisione in bianco e nero". Non dormo mai, la notte, per questo motivo continuo a girare in macchina. A volte mi fermo, ma solo quando le braccia diventano pesanti e nelle gambe comincia a farsi sentire quel formicolio tipico dell'accumulo eccessivo d'acido lattico.
Riposo qualche ora di giorno, non più di tre, non ho bisogno di sonni prolungati, ma non dipende dall'incidente, sono sempre stato così. La differenza sta nel fatto che prima, il sonno, arrivava alle prime luci del mattino, ora quando capita. Lavoro in casa, commercialista, e questa è la mia fortuna. Posso gestire il tempo come più mi piace e soprattutto non sono obbligato ad uscire dal mio studio di giorno, la luce mi da fastidio e non tolgo mai gli occhiali da sole. Neri, di quelli allungati che ti fanno sembrare una formica.
Gli affari vanno bene e ho anche due ragazze giovani che mi aiutano. Trattano loro con i clienti, intervengo raramente, solo se davvero necessario…non mi piace la gente, non più. Esco solo di notte, vivo al contrario e in tanti pensano che io sia matto. Mi va bene così, i matti non devono dare spiegazioni, sputare parole solo per farsi ascoltare. Per questo ci sono gli amici. Ne avevo tre, di quelli veri, inseparabili. Avevo. Un attimo, una piccola porzione di tempo quasi indefinibile, un battito delle ciglia e mi sono trovato senza amici, senza colori e miei giorni sono diventati delle lunghe notti o forse sono le notti che si sono tramutate in giorni pesanti...tutto questo in un solo attimo.
M'è rimasta la vita, ma il più delle volte non so bene cosa farmene. Eppure c'è ancora l'alba da guardare, quella che non è più bella come prima. E' finito il CD, dovrebbero farli più lunghi…da capo, altre ventuno volte la stessa canzone. E' ora di cambiare, però, domani devo masterizzarne un altro, con un nuovo pezzo. Ci pensavo proprio oggi pomeriggio quando m'è capitato per le mani Affection di Lisa Stansfield, c'è "All Around the World"…piaceva a tutti e quattro. Chissà quanto dura? Azzardo quattro minuti che vorrebbe dire registrarla almeno diciotto volte.
Una sera come tante, nemmeno una di quelle speciali, con qualcosa da festeggiare, che so, una ricorrenza, un compleanno, solo il desiderio di passare un paio d'ore insieme. Era appena cominciata, la serata, si fumavano Lucky Strike e si ascoltava musica. Filippo guidava, Davide al suo fianco cantava insieme con Carboni Mare Mare. Io, seduto dietro a Filippo con Luca al mio fianco.
Parlavamo parecchio, io e Luca. Quattro amici, ma c'è sempre qualcuno che è più amico degli altri. Sono le piccole cose che rendono gli amici più grandi, ad entrambi piaceva il Maxi-Bon, a me la parte con il biscotto, a lui quella ricoperta di cioccolato.
"Ci pensi mai…a come saremo, magari fra dieci o vent'anni", mi aveva chiesto. Era strano Luca, uno di quelli che un momento spara cazzate che tirerebbero giù il Duomo e subito dopo s'infila in certi discorsi che, se ti prendono male, possono anche rovinarti la serata.
"Come adesso…solo più vecchi. Io con i capelli grigi, tu senza, Filippo con trenta chili in più e Davide con quattro figli. Scopa un riccio, lui".
Avevamo riso, accidenti se ci divertivamo.
"No, dai seriamente…saremo ancora amici?"
"Io…credo di si, lo spero almeno".
"Già…speriamo."
"Io sono convinto di no - era intervenuto Davide - perché non credo proprio che riuscirò a sopportarvi per altri vent'anni"
Poi s'era fatto serio, Luca, e aveva cominciato a guardare fuori del finestrino, lo sguardo pensieroso ed intenso delle occasioni migliori. "Cos'hai adesso?"
"Io, a volte, ho paura…paura di morire, di non diventare vecchio".
"Che cazzate dici adesso, queste stronzate dovrebbero saltare fuori alla fine della serata, dopo qualche birra…tipico delle sbornie tristi, non adesso"
Filippo aveva spento la radio.
"Tutti abbiamo paura di morire, io perché non so quello che c'è dopo. E tu Filippo?" aveva domandato Davide.
"A me non me ne frega un cazzo. La morte non mi ha mai spaventato, non mi convince fino in fondo. Tutti che si preoccupano di morire, ma chi diavolo se né frega dico io, un giorno ci sei, ti diverti, mangi, bevi e scopi…il giorno dopo basta, qual è il problema? Se non ti sei goduto la vita, bhe allora magari hai dei rimpianti e ti dispiace un poco, ma in caso contrario, meglio morire giovani, che quando invecchi passi le tue giornate a prenderti l'uccello a schiaffi perché non si alza più"
"Bel monologo, bravo…proprio un genio".
"Grazie, e tu, Marco…tu cosa ne pensi della Morte".
Che accidenti ne sapevo, io, non ci pensavo, porta sfiga parlarne, è come se la invocassi.
''Cosa volete che vi dica...mi tocco le palle e la tengo fuori della porta".
Forse farei meglio a fare inversione e tornare a casa, potrei arrivare da qualche parte. Fanno male i ricordi e sono già due ore che guido. Non mi sono nemmeno accorto di essere quasi arrivato al Lago d'Orta.
Una volta era azzurro, il lago, chissà di che colore sarà adesso. Probabilmente nero. Non più di un quarto d'ora, le braccia stanno ancora sul volante e il piede non è stanco, vale la pena di arrivarci. Canta ancora Craig.
Anche quella sera mancavano meno di quindici minuti, poi saremmo arrivati a destinazione. Avremmo bevuto, cantato, parlato di donne e ci saremmo dimenticati di tutte quelle cazzate riguardanti la vecchiaia e la morte. Tanto eravamo giovani. Solo quindici minuti e i tavolini dell'Arcadia ci stavano aspettando.
Non ci siamo mai arrivati. Non ricordo nulla, mi hanno raccontato che è normale e forse è meglio così. Solo il dolore alle gambe, qualcosa di caldo che scivolava, denso, lungo il viso e la testa che pulsava forte, forte…prima che diventasse tutto buio.
Mi sono svegliato dopo tre giorni, le bende sugli occhi, non vedevo niente, ma non m'importava...ho chiesto subito di loro, non mi hanno detto la verità, non in quel momento. L'ho saputo una settimana più tardi, quando mi hanno tolto la fasciatura...loro erano morti e io non vedevo più i colori. Non sono nemmeno andato al loro funerale.
C'era tanta gente, ci sono sempre parecchie persone quando muoiono dei ragazzi. Ci si ostina a pensare che la morte non dovrebbe trattare tutti nel medesimo modo, dovrebbe seguire un criterio più razionale…invece colpisce senza regole, dove più gli aggrada. Parcheggio e le scale di pietra mi portano fino alla piccola piazza davanti all'Isola di San Giulio, non c'è più nessuno ai tavolini dei bar all'aperto. Un poco di vento, sta cambiando il tempo. Tutto cambia. Guardo il lago scuro, è nero, dubbioso e incerto come immaginavo.
Pochi passi e sono sul piccolo pontile dove solitamente approda il battello che porta da una sponda all'altra del lago. La luna si specchia nell'acqua calma e io nella luna che dovrebbe essere argentata, ma è solo bianca. Una foglia cade in acqua e frammenta la mia immagine riflessa in mille cerchi concentrici, alzo lo sguardo al cielo prima che si ricomponga.
Non mi fa più così paura la Morte, nemmeno l'Inferno mi spaventa. Le fiamme, se non le vedi rosse, bruciano di meno…solo un poco di tepore, piacevole. Riscaldano e ne ho bisogno. Sento freddo.
Di che colore è, il freddo?