"I'm walking away from the troubles in my life
I'm walking away, to find a better day…"
Ascolto sempre Craig David mentre guido, di notte,
ho masterizzato un cd da 74 minuti con la stessa
canzone, ripetuta ventuno volte. Prima di Craig
ho ascoltato per qualche anno "Only when I lose
myself dei Depeche…prima ancora non ricordo, forse
i Police. Sono le tre di notte e la strada è completamente
vuota, ma non schiaccio a fondo l'acceleratore…andare
veloce significherebbe avere una meta, un appuntamento,
qualcosa o qualcuno da raggiungere. Non arrivo mai
in ritardo. Nemmeno in anticipo... non arrivo mai
da nessuna parte, ad un certo punto torno indietro.
Guido solo di notte, mentre ascolto Craig David
e mangio gelatine alla frutta. Fragola. Il limone
non mi piace.
Salgo in macchina dopo il tramonto, quando il buio
si porta via gran parte dei colori, quelli che non
distinguo e allora mi sembra quasi normale vedere
il mondo in bianco e nero, con un poco di grigio
buttato li, per caso, a fare da contorno. Non è
sempre stato così. Cinque anni fa, li vedevo ancora
i colori. Poi, l'incidente, e qualcosa s'è fottuto
nel mio cervello. Già, perché i dottori non se lo
spiegano mica quello che è successo, gli occhi funzionano,
non ho subito alcun danno, ma la testa…quella non
funziona più come prima.
A volte penso come sarebbe stato se fossi diventato
cieco. Non vedo i colori, la mia memoria non mi
aiuta, non mi ricordo più come sono e mi sono rimaste
solamente delle vaghe associazioni d'idee, rosso
fuoco, azzurro cielo…però vedo ancora. La rappresentazione
della realtà, in un certo qual modo, si atrofizza,
immagino che chi diventa cieco debba lottare proprio
contro quest'eventualità. Evitare che i ricordi
si sbiadiscano sempre di più fino a diventare impalpabili,
indefiniti con il risultato di ritrovarsi in un
mondo costituito solo da percezioni tattili, da
profumi e suoni. Sono fortunato…io, almeno, mi posso
ancora godere l'alba, non è più come prima, ma è
qualcosa.
E poi, non mi hanno nemmeno tolto la patente, che
sarebbe stato come togliermi un gancio cui aggrapparmi
per non scivolare più a fondo. Non sarebbe altrettanto
bello camminare di notte, troppa fatica e poi, non
si va molto lontano. Lontano, dove? Un giorno, mia
madre, mi ha chiesto com'è…come vedo le cose adesso.
"Non lo so - ho risposto - è difficile, immagino
che sia come quando ero piccolo e c'era solo la
televisione in bianco e nero". Non dormo mai, la
notte, per questo motivo continuo a girare in macchina.
A volte mi fermo, ma solo quando le braccia diventano
pesanti e nelle gambe comincia a farsi sentire quel
formicolio tipico dell'accumulo eccessivo d'acido
lattico.
Riposo qualche ora di giorno, non più di tre, non
ho bisogno di sonni prolungati, ma non dipende dall'incidente,
sono sempre stato così. La differenza sta nel fatto
che prima, il sonno, arrivava alle prime luci del
mattino, ora quando capita. Lavoro in casa, commercialista,
e questa è la mia fortuna. Posso gestire il tempo
come più mi piace e soprattutto non sono obbligato
ad uscire dal mio studio di giorno, la luce mi da
fastidio e non tolgo mai gli occhiali da sole. Neri,
di quelli allungati che ti fanno sembrare una formica.
Gli affari vanno bene e ho anche due ragazze giovani
che mi aiutano. Trattano loro con i clienti, intervengo
raramente, solo se davvero necessario…non mi piace
la gente, non più. Esco solo di notte, vivo al contrario
e in tanti pensano che io sia matto. Mi va bene
così, i matti non devono dare spiegazioni, sputare
parole solo per farsi ascoltare. Per questo ci sono
gli amici. Ne avevo tre, di quelli veri, inseparabili.
Avevo. Un attimo, una piccola porzione di tempo
quasi indefinibile, un battito delle ciglia e mi
sono trovato senza amici, senza colori e miei giorni
sono diventati delle lunghe notti o forse sono le
notti che si sono tramutate in giorni pesanti...tutto
questo in un solo attimo.
M'è rimasta la vita, ma il più delle volte non so
bene cosa farmene. Eppure c'è ancora l'alba da guardare,
quella che non è più bella come prima. E' finito
il CD, dovrebbero farli più lunghi…da capo, altre
ventuno volte la stessa canzone. E' ora di cambiare,
però, domani devo masterizzarne un altro, con un
nuovo pezzo. Ci pensavo proprio oggi pomeriggio
quando m'è capitato per le mani Affection di Lisa
Stansfield, c'è "All Around the World"…piaceva a
tutti e quattro. Chissà quanto dura? Azzardo quattro
minuti che vorrebbe dire registrarla almeno diciotto
volte.
Una sera come tante, nemmeno una di quelle speciali,
con qualcosa da festeggiare, che so, una ricorrenza,
un compleanno, solo il desiderio di passare un paio
d'ore insieme. Era appena cominciata, la serata,
si fumavano Lucky Strike e si ascoltava musica.
Filippo guidava, Davide al suo fianco cantava insieme
con Carboni Mare Mare. Io, seduto dietro a Filippo
con Luca al mio fianco.
Parlavamo parecchio, io e Luca. Quattro amici, ma
c'è sempre qualcuno che è più amico degli altri.
Sono le piccole cose che rendono gli amici più grandi,
ad entrambi piaceva il Maxi-Bon, a me la parte con
il biscotto, a lui quella ricoperta di cioccolato.
"Ci pensi mai…a come saremo, magari fra dieci o
vent'anni", mi aveva chiesto. Era strano Luca, uno
di quelli che un momento spara cazzate che tirerebbero
giù il Duomo e subito dopo s'infila in certi discorsi
che, se ti prendono male, possono anche rovinarti
la serata.
"Come adesso…solo più vecchi. Io con i capelli grigi,
tu senza, Filippo con trenta chili in più e Davide
con quattro figli. Scopa un riccio, lui".
Avevamo riso, accidenti se ci divertivamo.
"No, dai seriamente…saremo ancora amici?"
"Io…credo di si, lo spero almeno".
"Già…speriamo."
"Io sono convinto di no - era intervenuto Davide
- perché non credo proprio che riuscirò a sopportarvi
per altri vent'anni"
Poi s'era fatto serio, Luca, e aveva cominciato
a guardare fuori del finestrino, lo sguardo pensieroso
ed intenso delle occasioni migliori. "Cos'hai adesso?"
"Io, a volte, ho paura…paura di morire, di non diventare
vecchio".
"Che cazzate dici adesso, queste stronzate dovrebbero
saltare fuori alla fine della serata, dopo qualche
birra…tipico delle sbornie tristi, non adesso"
Filippo aveva spento la radio.
"Tutti abbiamo paura di morire, io perché non so
quello che c'è dopo. E tu Filippo?" aveva domandato
Davide.
"A me non me ne frega un cazzo. La morte non mi
ha mai spaventato, non mi convince fino in fondo.
Tutti che si preoccupano di morire, ma chi diavolo
se né frega dico io, un giorno ci sei, ti diverti,
mangi, bevi e scopi…il giorno dopo basta, qual è
il problema? Se non ti sei goduto la vita, bhe allora
magari hai dei rimpianti e ti dispiace un poco,
ma in caso contrario, meglio morire giovani, che
quando invecchi passi le tue giornate a prenderti
l'uccello a schiaffi perché non si alza più"
"Bel monologo, bravo…proprio un genio".
"Grazie, e tu, Marco…tu cosa ne pensi della Morte".
Che accidenti ne sapevo, io, non ci pensavo, porta
sfiga parlarne, è come se la invocassi.
''Cosa volete che vi dica...mi tocco le palle e
la tengo fuori della porta".
Forse farei meglio a fare inversione e tornare a
casa, potrei arrivare da qualche parte. Fanno male
i ricordi e sono già due ore che guido. Non mi sono
nemmeno accorto di essere quasi arrivato al Lago
d'Orta.
Una volta era azzurro, il lago, chissà di che colore
sarà adesso. Probabilmente nero. Non più di un quarto
d'ora, le braccia stanno ancora sul volante e il
piede non è stanco, vale la pena di arrivarci. Canta
ancora Craig.
Anche quella sera mancavano meno di quindici minuti,
poi saremmo arrivati a destinazione. Avremmo bevuto,
cantato, parlato di donne e ci saremmo dimenticati
di tutte quelle cazzate riguardanti la vecchiaia
e la morte. Tanto eravamo giovani. Solo quindici
minuti e i tavolini dell'Arcadia ci stavano aspettando.
Non ci siamo mai arrivati. Non ricordo nulla, mi
hanno raccontato che è normale e forse è meglio
così. Solo il dolore alle gambe, qualcosa di caldo
che scivolava, denso, lungo il viso e la testa che
pulsava forte, forte…prima che diventasse tutto
buio.
Mi sono svegliato dopo tre giorni, le bende sugli
occhi, non vedevo niente, ma non m'importava...ho
chiesto subito di loro, non mi hanno detto la verità,
non in quel momento. L'ho saputo una settimana più
tardi, quando mi hanno tolto la fasciatura...loro
erano morti e io non vedevo più i colori. Non sono
nemmeno andato al loro funerale.
C'era tanta gente, ci sono sempre parecchie persone
quando muoiono dei ragazzi. Ci si ostina a pensare
che la morte non dovrebbe trattare tutti nel medesimo
modo, dovrebbe seguire un criterio più razionale…invece
colpisce senza regole, dove più gli aggrada. Parcheggio
e le scale di pietra mi portano fino alla piccola
piazza davanti all'Isola di San Giulio, non c'è
più nessuno ai tavolini dei bar all'aperto. Un poco
di vento, sta cambiando il tempo. Tutto cambia.
Guardo il lago scuro, è nero, dubbioso e incerto
come immaginavo.
Pochi passi e sono sul piccolo pontile dove solitamente
approda il battello che porta da una sponda all'altra
del lago. La luna si specchia nell'acqua calma e
io nella luna che dovrebbe essere argentata, ma
è solo bianca. Una foglia cade in acqua e frammenta
la mia immagine riflessa in mille cerchi concentrici,
alzo lo sguardo al cielo prima che si ricomponga.
Non mi fa più così paura la Morte, nemmeno l'Inferno
mi spaventa. Le fiamme, se non le vedi rosse, bruciano
di meno…solo un poco di tepore, piacevole. Riscaldano
e ne ho bisogno. Sento freddo.
Di che colore è, il freddo?