| "La
retorica delle puttane" Ferrante
Pallavicino , Edizioni Clandestine
2002 |
Viveva in città riguardevole una bellissima giovane,
obbligata dalla povertà dei genitori a prolungato
isolamento e comunque le veniva impedito di uscire
di casa dalla scarsezza delle vesti e di altri ornamenti
opportuni alla sua condizione. Aveva il padre di
lei più di nobiltà che di ricchezze, e, in riscontro
di numerosa prole, godeva pochissime rendite. Ciascuno
di quella famiglia era avvezzo a sbadigliare più
per fame che per sonno, e bene era farsi sovente
il segno della croce, affinché non entrasse nel
loro corpo il diavolo, come in una casa abitualmente
vuota. Le rivoluzioni accennate dai filosofi in
occasione di vacuo, contro di cui si sconvolgerebbe
la natura con la inversione del tutto, era provata
frequentemente da quei miserabili, che nel ventre
vuoto sentivano gli effetti di tale stravagante
bisbiglio e di straordinaria confusione.
I maschi studiavano.con diversi modi di rimediare
all'inconveniente; ma la nominata fanciulla, che
era unica in ragione di prole femminile, per lo
più non aveva con che nutrirsi, molto meno con che
abbigliarsi. Desiderava di saziare l'appetito meglio
che di piacere agli uomini, né si curava di comparire
lasciva e bizzarra, mentre era quasi sempre affamata.
A questi patimenti si aggiungeva la mortificazione
dello stare continuamente racchiusa, privata di
quei passatempi che nel vagare qua e là, o in dilettevoli
conversazioni, le donzelle ancora possono onestamente
godersi. Un giorno principalmente, in cui ricorreva
pubblica festa solita celebrarsi nella città, restò
sola in casa, non senza molto rammarico, obbligata
a riflettere circa il suo miserabile stato. Affacciatasi
ad una finestra, che aveva la protezione di una
serrata affinché non fosse assalita dagli sguardi
altrui, accrebbe il suo cordoglio mentre scorgeva
anche le più vili donnicciole incamminate a piaceri
per i quali sortivano tutte liete le sue soddisfazioni.
Avvertiva al confronto le proprie sciagure molto
maggiori per essere più nobile la sua origine, e
quindi malediceva quelle prerogative di stima che
allora le riuscivano di pregiudizio. Mentre si tormentava
dolorosamente per simile considerazione, picchiò
alla porta della sua casa una vecchia mendica che
chiedeva elemosina. Stimò la giovine esser opportuna
l'occasione di ristorarsi un poco con le ciance,
o vogliamo dire chiacchiere, che sono il quinto
elemento con cui si mantiene la femmina. L'introdusse,
dunque, e con un tozzo pane, avanzato non già alla
sazietà della fame ma a una mesta nausea, pagò il
trattenimento dei di lei discorsi. In questi s'insinuò
volentieri la vecchia, compassionando con affettuose
dimostrazioni l'infelicità della fanciulla, costretta
a vivere isolata e privata d'ogni consolazione del
mondo, mentre nel fiore degli anni doveva in campo
aperto gustare le dolcezze che instilla amore, e
diluvia dal ciclo per diletto della gioventù. Tanto
maggiormente affezionatasi a lei, l'altra, nello
scorgerla sua parziale e interessata nelle proprie
passioni, diede sfogo a sentimenti dolorosi dell'animo,
che, con molto affanno l'angustiavano.
Dichiarò la sua disperazione poiché temeva il protrarsi
di quel misero stato, perché non aveva dote per
essere maritata, né aveva genio al monacarsi, e
anche avendo tale inclinazione non aveva di che
soddisfare l'avarizia riscontrabile ora nei personaggi
ecclesiastici e dentro i chiostri. Diceva che nell'avanzare
dell'età si avvantaggiava anche nella cognizione
del mondo,.e si affliggeva per la inabilità al goderlo;
il prurito della cupidigia già le additava quali
fossero i piaceri terreni che portavano sembianze
di delizie di paradiso: era bensì tanto maggiore
l'affanno nella impossibilità di gustare ciò che
necessariamente doveva appetire. Concludeva insomma
d'eleggersi volontaria morte piuttosto che una perpetua
prigionia quale era la sua, senza permissione d'uscire
fuori da quelle mura, che costituivano un sepolcro
non meno per la sua vita che per le sue contentezze.
Seguirono alle parole le lacrime, di modo che era
maggiormente commiserata dalla mendica, la quale
propose la forma d'una deliziosa libertà per sciogliere
il nodo di tanti suoi travagli.
Con bellissimi termini mascherati con decoro, la
persuase a intraprendere il mestiere di puttana,
non essendoci altro espediente con cui potesse partecipare
ai piaceri del mondo. Intese la giovane, già nella
scuola del bisogno addottrinata per conoscere questo
quasi l'unico rimedio alle sue disgrazie; non le
dispiacque il partito, anzi, tanto le riuscì gradito
che l'altra, nel riconoscerla capace di questi sensi,
rinforzò le sue persuasioni. Esagerò la felicità
di questo esercizio, in guisa che vivono le puttane
con lusso maggiore che le dame più grandi:" Abbondano
per esse i più apprezzabili diletti nelle bevande
e nei cibi e in qualunque comodità con le quali
si allietano le condizioni mortali del vivere umano;
affluisce copioso nelle loro case l'oro, e, quasi
come nei templi, ciascuno offre particolari doni
che accumulano a taluna inestimabili ricchezze.
La qualità d'un libero stato, e la prospettiva dei
piaceri mondani, rendono così desiderabile questa
professione che ogni donna dovrebbe stabilire in
quella almeno le prime mosse delle sue fortune.
La gioventù per certo dovrebbe consumarsi in un
abisso di tale prosperità, quali apportano moltiplicati
idolatri e amanti, onde si aggiunge al gusto anche
l'utilità prescritta che ha per meta l'interesse.
Si dissipi con un solo marito una bellezza sfiorita,
la quale, decadendo davanti ad una vaga primavera
per avanzarsi a meno grata stagione, perde la molteplicità
dei seguaci. Se a paragone delle stagioni del mondo
dobbiamo regolare quelle della nostra vita, goda
pure la femmina in gioventù l'età dell'oro, con
la libertà che in essa è costume , variando a capriccio
amanti, né obbligandosi a legame alcuno per assecondare
il suo particolare gradimento; non manca tempo d'imitare
con pudici costumi la purità dell'argento, e anche
di provare i rigori del ferro sotto la verga dell'austero
comando di un solo uomo ". Così diceva la vecchia
e con tale efficacia che la fanciulla precipitò
dalla sua parte, ricusando il sostegno della reputazione
e dell'onestà. Fu sospeso l'ultimo assenso dal figurarsi
grande la difficoltà per avere successo in questo
mestiere, quando anche ne riuscisse con proficua
perfezione. Non avendo notizia di altro mondo che
delle piccole stanze di casa sua, né di altri uomini
che del padre e dei fratelli, esercitati dai travagli
più che avvezzi ai passatempi, stimava impossibile
il sortire buon esito in un esercizio nel quale
deve la donna essere molto scaltra, e avere un abito
di consuetudine intessuto con le più sottili frodi
e ingannevoli lusinghe.
Propose alla sua nuova maestra questa difficoltà,
che la tratteneva dal condiscendere alla sua opinione.
Quindi ella prese motivo di così favellare: " Figliuola,
che tale vi chiamo per l'affetto con il quale ha
immesso in me questa nuova conoscenza un desiderio
insaziabile di aiutarvi a realizzare la vostra felicità,
mi offro io di darvi gli insegnamenti necessari,
e imbevervi delle forme migliori con le quali diverrete
principalmente famosa in quest'arte. Se avrò l'opportunità
di parlare con voi in diversi giorni alcune poche
ore, vi mostrerò la più vera retorica delle puttane,
conformata a quella che si legge nelle scuole, tratta
dal naturale dell'animo, il quale, essendo dotato
di discorso, vanta insieme quelle proprietà che
sono necessarie a renderla efficace.
Né stupitevi che sotto apparenze così mendiche io
nasconda la virtù di tanta dottrina, impressa in
me non meno con buona teoria che con una infallibile
pratica: fui puttana anch'io, nella mia gioventù,
e con l'esercizio delle più vivaci e bizzarre maniere
mi diedi ancora allo studio di belle lettere. Incontrai
le perfezioni del mestiere con tanto valore, che
fui arruolata tra quelle di maggiore stima, in ricchezze
e in un grazioso trattare, se non in una riguardevole
beltà. Serve questa memoria a mio maggiore tormento,
e questa è la pena dovuta alla poca osservanza delle
regole convenevoli: non seppi fermarmi nella retorica,
volendo trapassare alla filosofia e fermarmi troppo
su principi naturali, a compiacimento della mia
natura. M'innamorai di uno scapestrato, con cui
prendendomi ingordamente i piaceri desiderati trascorsi
allo studiare materie di cielo, per praticare delizie
che raffiguravo di paradiso.
Mi inoltrai nei libri della degenerazione e della
corruzione, e finalmente, sviscerandomi per dargli
l'anima, passai agli astratti della metafisica,
restando una pura chimera dopo aver dissipate tutte
le ricchezze, e indotta per forza alle speculazioni
teologiche, nella necessità di andare con la corona
in mano a mendicare nelle chiese accettando il pane
per amore di Dio. A così miserabile condizione sono
giunta perché non seppi fermarmi sulla retorica,
vale a dire sugli artifici; e state certa che chi
si avvantaggia si perde. Io che passeggiavo altera,
con superbe vesti, in un palazzo munito di preziosi
addobbi contro gli assalti del disprezzo, attribuisco
a eccezionale fortuna questi abiti, reliquie d'una
miserabile povertà, e l'alloggio dentro un ospitale.
L'esperienza, dunque, dei miei errori autenticherà
maggiormente la verità dei miei insegnamenti, e
mentre avrete i dogmi per correggerli opportunamente,
avrete anche certo la possibilità di evitare lo
scoglio in cui s'è infranta la mia grandezza.
Fate tesoro della retorica che da me vi sarà spiegata,
e guardandovi dal dimenticarla fonderete l'esito
d'una smisurata felicità. Osservo in voi buona disposizione
a questa scienza, di modo che intraprendo tanto
più volentieri l'impiego di addottrinarvi. " Con
grandissima sua soddisfazione la giovane accettò
queste promesse, e già, pareva che molto bene avesse
alla mano la grammatica, necessaria introduzione
a questa retorica, offrendosi al far ottimamente
le concordanze, al congiungere il nome con il verbo,
e al variare i casi e le declinazioni conforme il
tema proposto. Fu di suo gradimento insomma di assoggettarsi
alla disciplina dell'altra, tanto che assegnò i
giorni nei quali era solita di godere simile comodità,
non avendo alcun disturbo in casa. In conformità
dell'appuntamento venne più volte la maestra, e
restrinse la sua retorica nelle seguenti lezioni.
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