| "Lo
scrobbit " Joey Luke Bandini,
Edizioni Clandestine 2004
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Cribbio era uno di quei cosi... tipo un omino; ma
di meno. Però in proporzione per certe cose anche
di più. Bassotto; tracagnotto... non è mica facile
da spiegare. Se ne aveste almeno mai visto uno...
ecco, tipo gnomi; ma più alti e con espressioni
del viso molto meno stupide. Possibile che non abbiate
mai sentito parlare degli scrobbit? Magari anche
col nome che gli danno gli orchi: le mezzeseghe
dai piedi pelosi.
Solo vagamente? Beh meglio che niente. Ricominciamo.
Cribbio era uno scrobbit, ed in quanto tale, viveva
nella sua casetta mangiando bevendo e grattandosi
la pancia. Oltre a queste virtuose attività, il
signor Jogging (poiché questo era il suo cognome)
era un tabagista acrobatico, e la sua specialità
era quella di stravaccarsi, davanti al camino o
sulla soglia di casa a seconda della stagione, e
fumare la pipa per sbuffare nuvolette di fumo con
le forme di animali o scrobbittesse nude con grossi
seni ed in pose provocanti.
Insomma, Cribbio, come tutti quelli della sua razza,
non aveva certo una vita movimentata. Finché un
giorno, non gli piovve in casa quel simpaticone
di Gandalfano, che tutti rispettosamente chiamavano
Don Gandalfano. Don Gandalfano era una specie di
stregone (o presunto tale, come dicevano le malelingue)
che aveva la straordinaria capacità di coinvolgere
le persone nelle più disparate e strampalate avventure.
Egli veniva dalla parte più meridionale delle antiche
terre: l'isola di Zagara. Era un uomo alto, con
il fisico asciutto e la carnagione olivastra tipica
degli abitanti di quei luoghi che hanno sempre goduto
di un occhio di riguardo da parte del sole. Le sue
sopracciglia erano bianche e folte. La barba canuta
gli arrivava fin sotto la cintura nera che rappresentava
il grado di maestria che aveva raggiunto nell'arte
della stregoneria.
Calzava sandali di cuoio e vestiva con una semplicissima
tunica bianca sotto la quale si mormorava che non
portasse mutande. Il suo copricapo contrastava un
po' con la morigeratezza del resto dell'abbigliamento;
era infatti un vezzoso cono appuntito di colore
azzurro cielo con ricamate tante piccole stelline
dorate. A chi osava canzonarlo per quel cappuccio,
Don Gandalfano rispondeva che ci si era affezionato
perché lo aveva ricevuto in dono in gioventù da
un suo amico della Vallona; un certo Don Merlino,
che pare godesse di molta stima nell'ambiente dei
maghi. I pochi che continuavano a trovare ridicolo
il cappello venivano trasformati in rospi o salamandre.
Nonostante la non più giovane età, Don Gandalfano
era ancora un uomo molto in gamba, vitale e vigoroso.
Era particolarmente dotato in quanto a punti ferita,
destrezza ed intelligenza; e soprattutto non dava
quasi alcun segno di rincoglionimento senile. Questo,
secondo i gerontologi, era dovuto alla particolare
alimentazione degli uomini dell'isola di Zagara,
che fin dalla più tenera età mangiavano cibi sostanziosi:
pasta colle sarde, pisci spata, spicole, cassata,
polipo e tante altre prelibatezze; e soprattutto
accompagnavano i loro pasti con un misterioso nettare
di giovinezza che chiamavano zibibbo. Bene. Ora
che sapete chi sono Cribbio e Don Gandalfano; penso
sia opportuno continuare con questa nostra storia,
che se altrimenti andasse avanti per capitoli e
capitoli solo facendo le presentazioni dei personaggi,
potrebbe rivelarsi un po' noiosella.
Avevamo lasciato Cribbio intento a farsi gli affari
suoi, e lì lo ritroviamo, poiché data la loro indole,
gli scrobbit sono sempre stati gente poco propensa
a darsi da fare. Proprio come voi, che invece di
dedicarvi a qualche attività costruttiva perdete
il vostro tempo con questo insulso racconto fantasy.
Beh. Smettiamola di divagare che poi perdo il filo
del discorso. Cribbio era stravaccato sulla soglia
di casa sua con la pipa in bocca intento ad allenarsi
per i campionati interregionali di tabagismo acrobatico.
Si era iscritto alla specialità "nuvolette" ed intendeva
partecipare alla sezione di arte figurativa con
una nuvoletta che stava ancora cercando di perfezionare
e che aveva intitolato "orgetta di nani con principessina"
I segreti più importanti dell'arte di fare nuvolette
di fumo erano principalmente tre. Tanto per cominciare
il tabacco doveva essere arricchito da una consistente
gocciolatura di pece nera per ottenere un fumo della
giusta densità. Poi bisognava avere il controllo
assoluto della propria respirazione ed affidarla
completamente al naso come fanno i suonatori di
didjeridoo, per potere lasciare la bocca libera
di stantuffare il fumo in maniera continua, aspirandolo
dalla pipa e sbuffandolo velocemente fuori.
La muscolatura delle labbra aveva un ruolo fondamentale
nella creazione delle forme vere e proprie, poiché
ciascun soffio doveva essere dosato con abile maestria
e suprema concentrazione. A chi volesse notizie
più dettagliate sull'argomento consiglio la lettura
del celeberrimo volumetto "Lo Zen e l'arte di dare
forme alle nuvolette di fumo". Il signor Jogging
era così assorto ed indaffarato, che non si accorse
neppure dell'arrivo dello scocciatore. Don Gandalfano,
abbracciato a due sconosciute di razza nana, delle
quali posso anticipare solamente che si trattava
di due gran belle gnocche, si fermò a pochi passi
dall'atleta che si stava allenando, e decise di
annunciare la sua presenza con una piccola stregoneria.
Prese la sua pipa; la caricò con tabacco magico;
la accese e cominciò anche lui a fare la sua bella
nuvoletta. Il fumo assunse subito le sembianze di
un ciucotauro. Per chi non ne avesse mai sentito
parlare neppure nel fantasy più estremo, sarà opportuno
che io ne dia una breve descrizione.
I ciucotauri erano organismi geneticamente modificati
creati dal cattivo ed oscuro malvagio signore delle
terre perdute. Si trattava di esseri bipedi setolosi
con la testa da toro ed una appendice inguinale
smisurata, palesemente eredità genomica di una antica
razza di asini giganti, ormai estinti, che un tempo
abitavano le antiche terre. Questi mostriciattoli
erano quindi schierati dalla parte dei cattivi.
Erano dotati di parecchi punti-ferita e la loro
arma vulnerante era costituita dalla vistosa appendice
che sapevano usare con maestria in tanti modi diversi.
Il ciucotauro di Don Gandalfano corse verso la creazione
di Cribbio con l'arma fieramente brandita davanti
a sé. Tutti i soffici nani di fumo scapparono terrorizzati,
tranne uno che rimase incastrato nella parte posteriore
della nuvoletta che rappresentava la principessina,
la quale, sembrava colta da uno strano fenomeno,
a metà tra lo svenimento e l'epilessia. IL signor
Jogging aveva la faccia di colui che non aveva gradito
particolarmente lo scherzo.
Ciononostante accolse Don Gandalfano con una frase
di circostanza tipo "benvenuto" o "qual buon vento",
trattenendo per sé tutti gli appellativi che gli
vennero in mente riguardo allo stregone stesso ed
alla di lui genitrice.
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