| "Soggetti
smarriti " Matteo Bertone,
Edizioni Clandestine 2004
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Correva un anno che non si sapeva dove volesse andare
(i maligni sostenevano "alla toilette"). Da parte
mia, arrancavo pigramente attraverso i lacunosi
vuoti di un polveroso giovedì pomeriggio, incastrato
nel ruolo di pubblico consigliere/dispensatore di
effimera salute sottovuoto, in forma di scatolette
colorate video-stimolanti. Il dottor Lamuffa, bofonchiando
tra sé frasi e ragionamenti mugugnanti, scivolava
il passo avanti e indietro, incuneandosi nei coni
d'ombra, mimetizzandosi tra le scaffalature labirintiche,
strisciando e strusciando sui muri, sempre sospeso
tra il suo universo cerebrale pulsante di numeri
e molecole, e una realtà in progressivo allontanamento.
Appiccicata al computer come un post-it umano, zoccoli
Dr.Rolls ultimo modello ai piedi, la dottoressa
Ludmilla Scorpio eseguiva verifiche di routine alle
ricette violaverdiblù. Totalmente immersa in quel
compito, immune da ogni fastidioso stimolo esterno,
si godeva l'unico momento di relax lavorativo concessole
dalla barbarica clientela e nessuna vecchietta ronzante
avrebbe potuto deconcentrarla.
Le vecchiette ronzanti, dette anche mosche zemzem,
dal rumore che producono per attirare l'attenzione,
hanno altresì la caratteristica di svolazzare dietro
alle spalle fino allo sfinimento psicologico della
loro vittima in camice bianco, la quale non può
far altro che servirle immediatamente o andare incontro
a pericolose crisi isteriche. Di tanto in tanto
il dottore se ne usciva con le propaggini incomprensibili
delle proprie elucubrazioni mentali, illuminandosi
nel proferire frasi non più sussurrate, ma elargite
pubblicamente ai presenti, tanto dubbiosi quanto
indifferenti.
Così il suo incessante farfugliamento di sottofondo
si apriva a brevi e monolitiche sentenze senza senso
tipo "Ah! Ecco!", o domande perlopiù retoriche rivolte
a se stesso come "Chissà perché…?". Sguardo nel
vuoto, intravedevo sognante l'infinito specchio
del mare in una scatola multicolore di Sbirulì ai
frutti di bosco, quando l'uscio a nord-ovest si
spalancò con squilli di tromba in stereo e battito
di mani seguito da nome e cognome dell'illustrissima
cliente, titoli onorifici e posizione sociale. Un
brusio di voci dietro al bancone, movimenti frenetici
per raggiungere le postazioni prestabilite, campioncini
omaggio a portata, le mani sudate (del dottore)
passate velocemente sul ca-mice giallognolo ed eravamo
pronti, tutti sorrisi Pentadent, im-pettiti, "Prego
mi dica", al servizio del cliente "Ha sempre ragione"
(o quasi, visto che spesso è un imbecille, secondo
la dott.ssa Ludmilla). Il dottor Lamuffa si protende
sul bancone colando di cordialità come un gelato
al cioccolato.
"Buongiorno dottoressa Borsetta! Possiamo esserle
utili? Come vede siamo a sua completa disposizione!"
Tutti odiavamo la dottoressa Bella Borsetta, chimera
mezza vipera mezza gallina, testa più vuota di una
zucca di Halloween e tacchi da squillo modello Las
Vegas. Si vociferava che avesse vinto la laurea
in medicina ai campionati nazionali di "Allegro
Chirurgo" (corrompendo i giudici), e avesse studiato
l'anatomia direttamente sui suoi professori.
Tuttavia i suoi pazienti erano in gran parte clienti
del nostro spaccio autorizzato di caramelle terapeutiche,
pertanto a lei spettava un trattamento ai più alti
livelli della Lamuffa's List, ovvero la scala del
grado di cordialità e disponibilità da applicare
a ciascun avventore della farmacia.
Nonostante questo, la Ludmilla provava un grado
di avversione viscerale nei confronti dell'avvenente
pseudo medico, appellandola, in sua assenza, con
epiteti degni del campione annuale di gara di rutti
fra camionisti romani.
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