"La centratura del tao" Claudia Pastorino, Edizioni Clandestine 1999

Fin da piccola ho sentito pulsare in me, con una forza ed un vigore che non avrei potuto ignorare, la voce dell’Ahimsa*. Naturalmente, allora non sapevo dell’esistenza di questa parola e non avevo mai sentito parlare della Compassione, se non nel senso pietistico-cattolico insegnato dalle suore e dai preti. Non ero stata educata ad una particolare benevolenza nei confronti degli animali, ma quella spinta a voler bene alle altre Vite, qualsiasi forma esse rivestissero, era un’urgenza spontanea, naturale e reale come la mia stessa vita.
Allora, ed in tutti gli anni che seguirono, tutto ciò si concretizzava con una simpatia fortissima verso gli animali, soprattutto quelli più deboli o più maltrattati da certi miei dissimili simili.
Uno dei ricordi più nitidi e più tristi della mia infanzia è una “giostra” al luna-park dove erano costretti a girare in tondo per ore, ogni giorno, alcuni asini, con la cavezza legata all’asse rotante. A due di loro usciva il sangue dal naso. Io piansi quando me ne accorsi; non volli salire in groppa ad una di quelle infelici creature.
A dodici anni, casualmente, vidi su una rivista settimanale un articolo sulla vivisezione. Fino a quel momento non avevo mai visto né sentito parlare di niente del genere. Rimasi profondamente scioccata: c’era la fotografia di una scimmia legata ad una automobilina in un laboratorio, in procinto di essere schiantata contro un muro, per “esperimenti sugli esiti degli incidenti stradali”. C’erano anche tre fotografie di un grosso cane bloccato in posizione verticale ad una parete del laboratorio da due fasce di metallo, una sotto le ascelle ed una sopra la pancia. Gli scatti in sequenza mostravano che il cane era pienamente cosciente, in quanto agitava la testa ed i monconi delle quattro zampe, che gli erano state amputate.
Per lo shock, decisi di farmi coraggio e di provare a vincere la mia timidezza paralizzante: così, illudendomi di potermi rendere utile in qualche modo, feci il giro delle abitazioni del quartiere portando con me quella rivista ed un foglio per chiedere firme contro la vivisezione. Prima di suonare ad ogni campanello ero colta da timor-panico, ma riuscii, comunque, a portare a termine il compito che mi ero data. Non ricordo quante firme raccolsi……forse venti, trenta……..
Molti anni dopo, avrei raccolto, insieme ad un gruppo di altri volontari, ventimila firme per una proposta di legge regionale.
Spedite le poche firme alla rivista, ripresi la solita vita, forse rimuovendo la consapevolezza di quel dolore.
Ragazzina, trascorrevo ore ed ore alla scrivania, lungo interminabili pomeriggi di solitudine; raramente studiavo (e, comunque, sempre e solo lo stretto indispensabile per non essere bocciata); generalmente scrivevo: ho sempre avuto la passione per la scrittura; scrivevo qualunque cosa: piccoli racconti, diari, poesie, e soprattutto canzoni, inclinazione, questa, che non ho ancora abbandonato.
Ma, dopo cinque anni, il destino mi attese ad un secondo, decisivo appuntamento. Pochi giorni dopo aver compiuto i diciassette, mi ero iscritta al corso di paracadutismo e, superati gli esami ed iniziata l’attività lancistica, nei week-end mi recavo negli aeroporti. Non avendo ancora la patente, mi spostavo facendo l’autostop. Un giorno, al casello di Genova Voltri, mi diede un passaggio verso Casale Monferrato un ragazzo di Milano che aveva in auto alcuni dépliant della Lega Antivivisezionista. Rivedendo quelle immagini di tortura, riprovai istantaneamente lo stesso identico dolore di qualche anno prima. Era esattamente come se le ferite di quelle creature innocenti e senza il dono della parola riguardassero anche me direttamente. Era esattamente come se una lampada avesse fatto finalmente e definitivamente piena luce su quella parte di me che, da sempre, tentava di manifestarsi all’occhio del mio cuore. A molti anni di distanza, leggo in quell’episodio l’autenticità di una vera e propria “chiamata”. Da allora non sono mai più riuscita a guardare un pesce in un’ampolla, un uccello in una gabbia, una scimmia in un serraglio, una cavia in un laboratorio, una mucca in un mattatoio, senza sentirmi attraversare da quella stessa angoscia impotente e disperata, e senza essere-io-stessa quel pesce, quell’uccello, quella scimmia, quella cavia, quella mucca. Poche settimane dopo, divenni finalmente vegetariana e mi attivai per avviare, nella mia città, la sezione ligure della Lega Antivivisezionista; qualche anno dopo, avviai la sezione ligure dell’Associazione Vegetariana Italiana. Malgrado gli errori commessi durante questa esistenza, ritrovo, a diciassette anni di distanza, in quell’impegno ed in quelle brucianti convinzioni, una sintonia ed una conformità con la mia natura profonda, come se la mia Strada mi fosse stata disvelata fin da molto presto negli anni: per questo dono, oggi, mi sento in dovere di ringraziare la Vita.
Intanto, dentro me, cresceva un senso disperato di impotenza, insieme alla coscienza che per gli animali ed ogni altra minoranza debole non vi è scampo in questa vita. Sorella Misantropia al mio fianco, sentivo sempre più forti distanze e solitudini…….. I devoti alla Causa degli animali o di ogni altra minoranza perseguitata sanno di che cosa io stia parlando. Ero così pienamente convinta della fondatezza e della giustezza del concetto di Rispetto verso la Vita -e soprattutto della condotta che esso mi suggeriva- che il fatto che tutto ciò riscuotesse spesso perplessità, ilarità, scherno o fastidio, mi faceva sentire dissonante. I preti e le suore (presso le quali avevo frequentato tutti i corsi scolastici fino alle medie superiori comprese) ritenevano che il mio istintivo atteggiamento compassionevole nei confronti degli animali fosse la spia di qualche disturbo della personalità………“è’ figlia di separati, ha sofferto di mancanza d’affetto…”, e non perdevano occasione per consigliarmi: “offri le tue sofferenze a Dio!”…. Sovente, poi, familiari, amici o conoscenti non erano da meno. Una volta, un notissimo artista italiano, stimato ed amato dai più, dal quale mi sarei aspettata una più ampia sensibilità, mi deluse con un laconico “oh no, gli antivivisezionisti! Sono così tristi!…”.
In effetti non conosco nessuna persona intelligente che trovi divertenti gli esperimenti sugli animali vivi…. E così mi misi, da sola, alla ricerca di una condivisione più grande, fuori dall’immanenza della mia realtà, in altri luoghi, in altre epoche….. Una condivisione nella quale poter rispecchiare il mio stesso sentire, quello che aveva dato forma al mio Tao, orientando la mia esistenza, quello che era scaturito istintivamente già da bambina, e, ancora, a dodici anni leggendo un articolo di giornale, e poi, prepotentemente, sul tratto autostradale Voltri/Casale…… Il sentire che informa una condotta tesa all’impegno e che non teme scelte radicali: superare l’egoismo nella direzione di un rispetto più ampio verso l’intera Esistenza; non fermarsi all’aspetto materiale esteriore; allenarsi a sentire la Sacralità della Vita in ogni creatura così come nell’intero Universo; cercare la comprensione attraverso la via del cuore e non quella della mente; liberarsi dai limiti spirituali dell’antropocentrismo dell’imprinting cattolico. Condivisi la mia compartecipazione nel dolore universale di tutte le creature maltrattate, leggendo l’episodio della vita di FRIEDRICH NIETZSCHE, in cui un vecchio cavallo sfiancato viene preso a pugni in testa dal suo vetturino poiché non riesce più a procedere tirando la carrozza.
L’urlo disumano di Nietzsche che si getta con le braccia al collo del cavallo stramazzato sotto le percosse, interpretato da tutti i biografi come un fatto psichiatrico, ha avuto da sempre, ai miei occhi, tutt’altra significanza, come se lì ed in quel momento si fosse accesa la corrente della condivisione; come se lì ed in quel momento la vittima, l’innocente cavallo, rappresentasse ogni altra vittima innocente su questo pianeta; come se quell’urlo disperato consuonasse insieme ad ogni altra disperazione, al mio stesso urlo, di fronte alle conseguenze delle aberrazioni del carattere umano. E così proseguivo negli anni questa sorta di viaggio metafisico alla ricerca di una possibile condivisione profonda, partendo da me stessa, dal mio sentire istintivo e naturale, desiderosa di scoprire se in qualche angolo del pianeta e della storia avrei avuto la possibilità di sintonizzare il mio “orizzonte di senso” - che fino a quel momento avvertivo così dissonante ed isolato- e di ristorare la mia “solitarietà” nell’oasi della Compartecipazione. Un viaggio che ho tentato e tento di compiere non con la mente, non per foraggiare un inutile sapere temporale, ma sulla spinta del nucleo pulsante del mio Centro, l’unica possibile guida, credo, verso il vero miglioramento, la vera umiltà, la vera liberazione.
Una grande luce mi arrivò dalla scoperta di LEONE TOLSTOI, grazie al quale sperimentai una compartecipazione rivitalizzante, condividendo la certezza che l’Ahimsa è strettamente ed indissolubilmente legata alla scelta vegetariana che Tolstoi definisce proprio “il Primo Gradino” verso qualsiasi progresso spirituale. Negli anni successivi, fino ad arrivare ad oggi, ho incontrato, in angoli molto diversi del pianeta e della storia, altre emanazioni del Sentire Illuminato e Compassionevole. Vivendo, ho sempre più la sensazione che esista un unico grande Epicentro Luminoso di Verità, comune a Religioni Spirituali, a liberi cercatori spirituali, e a tutti coloro i quali sentono la Deità del Creato e la Sacralità della Vita come uniche leggi morali, senza alcun bisogno di religioni, di intermediari, di stampelle dottrinali, di limitanti convinzioni dogmatiche, di bandiere, di simboli. Ho sempre più l’impressione che l’Anima dell’Ahimsa sia Una, e che tutti coloro che la sentono palpitare dentro il proprio cuore siano tante piccole scintille promanate dal nucleo centrale stesso di quell’Anima. Così, liberi cercatori spirituali, ispirati ai grandi Illuminati del passato ma emancipati da sterili formalismi religiosi, come ALBERT SCHWEITZER. Così, movimenti spirituali evoluti, come i JAINA, millenaria immagine vivente del Sacro su questo pianeta.
Così, numerose dottrine reincarnazioniste, come il Buddismo e le sue derivazioni, alcuni àmbiti del misticismo Sufi, il Taoismo, dottrine di matrice Induista come il movimento Hare Krishna, ……. Così, numerose dottrine del passato, come gli Esseni. Così, Gesù Cristo ed il Cristianesimo autentico riproposto da Francesco d’Assisi, da Pietro Valdo, e dai Catari, autentici Testimoni del Messaggio originale di Gesù, che, proprio per questo, vennero sterminati radicalmente dalla chiesa cattolica, in secoli di persecuzioni che vanno sotto il nome di “crociate” e “santa inquisizione”, sempre insabbiati, occultati, segnati a margine, generosamente annacquati dalla storia “ufficiale”. Purtroppo i Catari, così come quasi tutti gli altri Gruppi Spirituali ispirati al Messaggio originale di Cristo, non ebbero scampo dal grande massacro della chiesa cattolica, rappresentante di sé stessa e del proprio potere sulla terra, e non certamente rappresentante di Gesù Cristo, del quale, anzi, è, sulla base di fatti storici, la principale falsaria e nemica. Così come l’inquinamento e la caccia hanno estinto (e continuano a farlo) molte specie animali e vegetali, allo stesso modo la “grande meretrice di Babilonia” (come veniva definita dai Catari) estinse moltissimi fiori germinati, per amore, dalla Parola autentica di Gesù Cristo.
Mentre si salvarono i Francescani (riassorbiti dalla chiesa stessa) ed i Valdesi (che riuscirono, in piccoli gruppi, a nascondersi ed a sfuggire alle stragi cattoliche), furono invece estinti radicalmente, con la persecuzione, la tortura, il fuoco, la spada: i Catari, gli Albigesi, i Bogomili, i Patarini, gli Umiliati, gli Arnaldisti, i Poveri Lombardi, i Dolciniani, i Francescani Spirituali, i Flagellanti, gli Apostolici. Fa rabbia vedere che ancora oggi certa saggistica definisca i Catari “la più pericolosa setta ereticale del medioevo” o “gli eretici del male”, definizioni diffuse dai cattolici per oscurare la caratura di questi Veri Cristiani, che portarono la loro testimonianza fino alle estreme conseguenze, sull’esempio del loro Modello ispiratore, Cristo, e che, come Lui, si sottomisero al martirio. La posizione di questo scritto potrebbe apparire incongruente per la stretta correlazione (qui proposta come indissolubile) tra evoluzione spirituale, Ahimsa, Compassione - da una parte - ed anticattolicesimo - dall’altra -.
Potrebbe venir da chiedersi se una condotta davvero informata ad una piena Compassione non dovrebbe avere una maggiore comprensione nei confronti del passato della chiesa cattolica. Potrebbe suonare stridente il connubio tra la dolcezza e la bellezza dell’esperienza spirituale nella ricerca di una percezione più grande - da una parte - e l’acredine e la volontà di non dimenticare settecento anni di imbrogli e di delitti - dall’altra -. Rimango fermamente convinta dell’inevitabilità del passaggio attraverso una rilettura realistica e critica del passato della chiesa, soprattutto da parte di chi senta palpitare nel proprio cuore un’autentica pulsione verso la crescita spirituale, verso il miglioramento. Non ci si accontenti delle tardive scuse pontificie per i delitti di Jan Hus, di Giordano Bruno o per la persecuzione di Galileo Galilei!
Questi gravi crimini sono vette di altrettanti iceberg; sono eventi sfuggiti all’insabbiamento dei fatti storici operato a tutela dell’immagine della chiesa; nessuno chiederà mai perdono per tutti i delitti realmente commessi; nessuno reclamerà la memoria storica sul più duraturo olocausto che questo pianeta abbia mai conosciuto…. Queste ferite bruciano più forte proprio nell’anima di chi sente una sincera spinta verso la Vita, verso la Com-passione, verso la bellezza dell’esperienza spirituale. Rimango fermamente convinta dell’indifendibilità del passato della chiesa; dell’indifendibilità dell’opera di falsaria che questa ha compiuto nei confronti della Parola originale di Gesù; dell’indifendibilità di sette secoli di delitti commessi sulle basi dell’intolleranza religiosa, dell’atteggiamento misogino e sessuofobico e della diffusione di pazzeschi pregiudizi. Tutto questo dolore è ancor più straziante in una prospettiva spirituale di quanto già lo sia in una prospettiva puramente storica.
Rimango fermamente convinta dell’irrinunciabile necessità di liberarsi dalle catene dei limitanti formalismi cattolici, che, lungi da sviluppare la spiritualità, la sterilizzano, riducendola all’esecuzione di vuoti riti formali ed all’apprendimento mnemonico di una serie di dogmi, di simboli e di formule. L’impostazione dottrinale cattolica si basa sull’intermediazione, sulla delega, sulla possibilità di acquistar perdoni ed indulgenze, sull’intolleranza religiosa comune a tutte e tre le grandi religioni monoteiste, per ciascuna delle quali si salveranno solo i propri seguaci!!….
Tutto viene impartito, dettato ed imposto dal di fuori; tutto è già stato preordinato e prestabilito da qualcun altro; mai la vena spirituale del singolo individuo viene stimolata, alimentata, vivificata. Questo potere temporale, tanto corrotto quanto assoluto, ancor oggi continua a gestire le coscienze, a controllare intere popolazioni, a diffondere antropocentrismo, pregiudizi, terrificanti minacce apocalittiche contro le quali ha sempre in vendita un’indulgenza e pronto un giubileo!… Da sempre la chiesa cattolica fa credere di avere il monopolio assoluto sulla “vera fede” e sulla Parola di Gesù, che essa stessa ha provveduto, nel corso dei secoli, a stravolgere e falsare in base alle proprie convenienze economiche e storico-politiche.
Ma questo potere temporale non ha davvero proprio niente in comune con Gesù………. Anzi, credo sinceramente che Gesù, oggi, scatenerebbe la sua collera centuplicata contro questi nuovi “mercanti nel tempio”!!!