"Tomo secondo " GIanluca Bedini, Edizioni Clandestine 2002


COL CUORE IN GOLA
Johnny stava correndo come non aveva mai corso in vita sua.
Questa volta la posta in gioco era altissima.
Non si trattava del solito sforzo atletico per arrivare sul podio.
Non c'erano medaglie per il vincitore, né bottiglie di spumante, né i baci della solita miss con costume da bagno scosciato e fascia d'ordinanza.
Né era previsto alcun premio di consolazione per gli ultimi.
Bisognava solamente correre.
Correre e basta.
Correre.
Nessun record da battere.
Nessun traguardo da tagliare.
Correre!
Questa volta Johnny non era neppure aiutato dalle sue scarpette, dai pantaloncini corti o dalla fresca maglietta misto lino con la pettorina bianca numerata. Nulla di tutto ciò.
La sua corsa era semmai ostacolata da un paio di fottutissimi mocassini di pelle marroni; blue jeans; camicia; giacca e cravatta.
La giacca fu la prima cosa che si strappò di dosso.
Con movimenti scoordinati sé la sfilò e la gettò via per strada senza preoccuparsi di guardare dove per poterla eventualmente recuperare in seguito.
Gli era costata quasi un mese di stipendio; ma ora quella dannata giacca lo intralciava e l'unico suo desiderio era di liberarsene.
Non c'era nessuno affollato ai lati della strada che lo incitasse o che facesse il tifo per lui.
Solo gente che transitava indolente e che gli inveiva contro dopo essere stata malamente urtata da lui.
Doveva incitarsi da solo.
La cravatta finì in una cassetta di pomodori esposta fuori dal negozio di un verduraio.
Se non avesse avuto paura di farsi male ai piedi; con tutti i rifiuti che la gente maleducata lascia per terra; si sarebbe tolto anche quei maledettissimi mocassini che riducevano notevolmente le sue prestazioni.
Sara.
La bella dolce Sara dagli occhi di cerbiatta e le labbra di petali di rosa, lo vide sfrecciare lungo via Waterloo.
Credendo che Johnny l'avesse notata e corresse per abbracciarla, immediatamente spalancò le braccia per accoglierlo.
Fra i due era in corso un flirt che sarebbe potuto sfociare in qualcosa di serio, ma che finì proprio in quel momento.
Johnny scansò brutalmente la ragazza ed imprecò per averla trovata proprio lì in quel momento.
Le parole "scusami non posso fermarmi" furono urlate ormai da così lontano che si dissolsero nell'aria.
A Sara restò soltanto il "vaffanculo" iniziale che, benché non fosse dedicato a lei personalmente, ma al crudele destino, colpì il cuore della ragazza come un pugnale avvelenato.
Addio Sara dagli occhi di cerbiatta.
Johnny correva, inveendo mentalmente contro i suoi mocassini.
La camicia era intrisa di sudore, ma mettersi a lottare con i bottoni sarebbe stato più un danno che un giovamento.
Le mani non potevano distrarsi; il loro compito era esclusivamente quello di muoversi ritmicamente per assecondare la falcata delle gambe.
Johnny inspirava con forza dal naso ed espirava impetuosamente dalla bocca.
Talvolta sputava con rabbia.
Il suo stato psicologico, in quel momento gli impediva di essere padrone assoluto della sua respirazione.
Anche il battito cardiaco lo abbandonò.
Non solo il cuore prese a correre affannosamente con una frequenza più sincopata della base ritmica di un pezzo di speed metal; sé lo sentiva addirittura pulsare nella gola ed era una sensazione sgradevolissima.
Raggiunse piazza degli armigeri che tentò di attraversare in tutta velocità; ma fu notato da un giovane dobermann nervoso al quale la sua folle corsa era evidentemente risultata, se non ostile, quantomeno incomprensibile.
Johnny odiava i cani e ne era terrorizzato.
Il dobermann strattonò il guinzaglio trascinandosi dietro il ragazzo che lo portava. Johnny inciampò per lo spavento, cadde e si rialzò.
Questa serie di movimenti convulsi eccitò ancora di più l'animale, che cominciò ad abbaiare rabbiosamente, mentre il suo padrone faticava non poco a tenerlo fermo.
Jhonny inciampò per lo spavento, cadde e si rialzò.
Johnny riuscì a superare l'istantaneo momento di panico, aiutato dal fischio di un vigile urbano desideroso di intervenire.
Urlò.

Lo urlò con tanto odio che e tanta foga, che anche il cane sembrò spaventarsi.
E poi via di corsa cercando di sincronizzare nuovamente il respiro con il movimento dei piedi.
Via della libertà era una stradina semideserta, abbastanza lunga e di importanza secondaria.
Johnny cercò disperatamente di superare sé stesso approfittando dell'occasione di potere correre linearmente senza doversi preoccupare di schivare i passanti. Cominciava a dolergli la milza, ma non poteva permettersi di sentire il dolore.
Urlò per farsi coraggio e continuò a correre e ad incitarsi.

< Corri Jhonny! Cazzo, corri! Cazzo, corri Jhonny. >
All'incrocio con via delle vettovaglie ebbe un'amara sorpresa.
Giovedì!
Il mercato!

La strada era gremita da un enorme coagulo di gente che costituiva un ostacolo quasi totalmente impenetrabile.
Johnny si fermò con la disperazione sul volto ed una mano alla milza.
Respirò profondamente e sputò più volte.
Non c'era assolutamente tempo da perdere.
Il cuore pompava come impazzito e faceva vibrare il petto, la gola e le tempie.

Non era più possibile tornare indietro.

La via più breve era quella del mercato.

Nessuna scorciatoia possibile.

Il cuore insisteva.
DU DUM! DU DUM! DU DUM!
Dolore.......milza........

Respirare, respirare, respirare.

Decidere presto cosa fare.........

Il mercato......

DU DUM! DU DUM! DU DUM!
L'unica fottutissima via era quella del mercato.
Ci sarebbe voluta una bomba per togliere dai coglioni tutta quella gente. ...........una bomba.....

Johnny sputò un paio di volte tenendosi la milza, poi iniziò ad urlare:
>
Ottenne il risultato sperato.
La folla si aprì in due come il mar Rosso al gesto di Mosè.
Chi scappava urlando e chi si gettava a terra.
Chi calpestava e chi veniva calpestato.
Taluni si rifugiavano dietro le bancarelle; altri cercavano riparo negli edifici ai lati della via.
Tutti quanti strillavano in preda al panico.
Vere e proprie scene da telegiornale!
Johnny ricominciò a correre (con un accenno di sorriso malizioso, nascosto dalle smorfie di chi suda sangue per dare il meglio di sé stesso) ed in pochi secondi fu completamente integrato nella folla impazzita.
Tutti scappavano disperatamente e nessuno lo notò più.
Era solo un poveraccio come tanti altri che scappava da quel pazzo con la bomba.
Questo parapiglia lo autorizzava anche ad essere più brutale che semplicemente brusco; fino ad arrivare all'estremo di travolgere chi lo ostacolava in qualche modo. In meno tempo del previsto fu fuori dalla zona del mercato.
>
Johnny correva.
Faccia tirata; un piede dietro l'altro; cuore in gola e respiro pesante.
Ma l'imprevisto era in agguato.
La pavimentazione sconnessa, di blocchi di pietra serena, associata ad un inevitabile calo dell'attenzione dovuto alla stanchezza, lo fece inciampare.
Cadde nuovamente a terra, rotolò e si rialzò con un dolore atroce al polso sinistro che aveva dovuto assorbire l'impatto del peso di tutto il corpo.
Un mocassino era volato via.
Anzi che raccoglierlo si tolse anche l'altro e lo scagliò con forza e con rabbia contro i vetri di una finestra che andarono in frantumi emettendo il loro caratteristico rumore, seguito a ruota dalle tipiche imprecazioni di un padrone di casa incazzato.
Johnny pensò che avrebbe dovuto liberarsene prima.
A piedi nudi le sue prestazioni erano notevolmente migliorate.
>
Via S. Michele degli scalzi.
Il dolore al polso non accennava a diminuire.
Via Muzio Scevola.
La milza pulsava come un secondo cuore DU DUM! du dum! DU DUM! du dum! DU DUM! du dum!
Via Bandini.
>
Finalmente.
Johnny tirò fuori un mazzo di chiavi dai pantaloni.
Ansimando trovò quella che cercava e riuscì a ficcarla nella toppa.
Troppo in fretta .
<Porca troia!>
Il germe del panico squarciò il proprio pupario e si impossessò repentinamente della mente di Johnny iniziando un'opera di furiosa dilaniazione.
Aiutato dalla sola forza della disperazione cominciò a picchiare i pugni sul portone; a suonare il campanello e ad urlare per attirare l'attenzione.
br> < Apri questa cazzo di porta!

< Nooooooooooooo!!!!!>