Arrivò in fondo al viale, era quasi sera: il cielo era dipinto di arancione dal pittore Sole, ormai fuggito, in una monotona azione dietro le case. Davanti a sé un muro di pini senza strade, senza cartelli, senza voglia di vivere, ma costretti da questo assurdo gioco a stare lì impalati e fermi. Girò velocemente in un sentiero sterrato, sapeva benissimo dove andare; lo seguì fino ad arrivare in quella che una volta doveva essere una pista da enduro e che adesso era il loro covo. Mise la folle e a motore spento planò come un falco in cerca di cibo. Quando la vespa si bloccò la lanciò bruscamente e con un balzo cadde in piedi sopra un mucchio di sabbia. A passo lento e svogliato si diresse verso due ombre che si intravedevano dietro un albero. Man mano che si avvicinava si potevano distinguere dei brontolii riconducibili a voci, fino a quando si affacciò da dietro il pino e gridò: - Il vostro Dio sono io! ........... La luna volle aiutarlo e si fece nuda liberandosi dell'ultimo velo fumoso, il chiarore illuminò lo scenario donandogli la conoscenza. Riconobbe Michele tra le braccia di Fusco. Il Ratto lo colpiva con atroce vigore. L'esaltato, senza tergivarsare puntò deciso al bersaglio. - Ti uccido, bastardo!! - esclamò con urlo omicida. Il Ratto si voltò, ma non del tutto: il suo viso era già dalla parte opposta indicata dal cervello, sospinta da un pugno, nemmeno intuito. Fusco spinse via Michele, risoluto puntò il God; ma la sua carne, appesantita da una massa di muscoli generati da una donna e cresciuti da una pasticca, non fu abbastanza celere e sotto il peso di una mazzata subìta all'altezza dell'addome si accartocciò. Michele si ricompose a fatica; appena in piedi scorse il Ratto a terra ancora stordito. Concentrò tutte le sue forze, il suo orgoglio, la sua rabbia, il suo sangue nella gamba e la lasciò libera incontro al bersaglio, una, due, tre volte. - Fermo, fermo! Lo ammazzi!! - urlò il God prodigandosi a trattenerlo. Il Bimbo disinnescò l'istinto, riattivò parametri cerebrali spenti ed ebbe una visione d'insieme: il God accanto a lui, Franco bocconi privo di conoscenza, Fusco dolorante nell'intento di trascinarsi in zona franca e tutt'intorno un cumulo di sangue e carne oltraggiata. Gli occhi gli si riempirono di lacrime e di tramonti, calmi come dopo un uragano, con la rassegnazione del debole per sorte, del condannato a morte............. Un'emozione, un brivido percorse per intero l'impaurito ragazzo....forse il freddo, un gelido stupore al momento privo di parole, forse una percezione ancora senza nome... Rapito negli occhi di lei, entrambi sospesi l'uno nell'altra a contemplarsi per qualche istante, mese, anno. L'incantatrice era rivestita di un monocromatico tessuto rosso, le spalline fini lo sostenevano con estrema leggerezza; i piedi minuti, ben curati, impreziositi da sandali bianchi che mettevano in risalto la pelle olivastra. Capelli corvini, lunghi oltre ogni limite, decoravano sapientemente l'ovale del viso dove lucenti rubini incastonati e a forma di mandorla, tradivano le origini di tanta bellezza. Attraverso tali splendenti preziosi, aggraziati come una nuvola levigata dal vento, dall'attaccatura folta e precisa della capigliatura, scivolando su di un proporzionato nasino a ricciolo, giù tra le labbra umide e carnose scolpite per essere morsicate avidamente da un tenero amante, scendendo al collo liscio statuario di porcellana, l'anticamera del paradiso che indica la direzione allo sguardo malizioso verso un seno giovane e prosperoso, fino ad una sinfonia di curve in un'opera di divina bellezza decantata da ogni artista, sognata da ogni sognatore. Quell'impareggiabile concentrato di avvenenza allungò amichevolmente la mano verso di lui : - Ciao, sono Samantha! Tu sei....? - Fissava imperterrito quella bocca che sembrava baciare ogni parola da lei pronunciata, poi d'istinto riuscì ad individuare l'arto a cui connettersi; con un sorriso ebete strusciò bruscamente il palmo umido contro i jeans per asciugarlo e lo stirò in avanti. - Sono...sono?....il ragazzo....insomma!?! Sono Matteo! - ................. Matteo sembrava che di tutto quel dire non avesse capito nulla, ciò che gli importava era ben altro. - Ti devo parlare - mormorò, mostrandosi serio. - Michele lasciò scivolare la pallina in buca e come se avesse ricevuto un ordine da un superiore, si diresse verso l'uscita senza chiedere alcuna spiegazione all'amico che lo seguì da tergo e a testa bassa. Salirono sulle gradinate e si appoggiarono alla ringhiera. Matteo si strinse il naso, con le mani si sfiorò i capelli, sospirò una, due volte e con tono enfatico voltandosi verso la piazza disse: - Mi sono innamorato - ...................... Matteo, timoroso della reazione di Michele non osava
neppure rigirarsi, ma questi con vigore gli strinse
bonariamente la clavicola. - Cazzo, era l'ora! Ma
chi è la sfigata? - La spiaggia era deserta, il mare sbraitava furioso,
il cielo lo guardava con i suoi mille diamanti,
il vento ingigantiva il suo dolore. Scartò il pacchetto:
un laccio, un cucchiaino, una siringa, una bustina
e nei pensieri un vuoto incolmabile. Aprì la bustina.
Riversò il contenuto nel cucchiaio. Usò l'accendino
per scaldare la roba. Riempì la siringa e serrò
il laccio. Il pugno era pietra e le vene scoppiavano;
il cuore batteva, batteva la rabbia, lo schifo,
l'odio e la vergogna, batteva un tempo andante ed
opprimente. |