Prima di “passare ponte” per recarsi sul luogo dell’esecuzione, si confessava e comunicava, poi, a giustizia avvenuta, riattraversava il fiume. “Carnefice modello, e artista veramente degno del teatro nel quale era chiamato ad agire – asserisce l’Ademollo – il B. sostenne la sua parte per sessant’otto anni; ed in ogni genere di supplizio – mazzola, squarto, forca, ghigliottina – mostrò sempre eguale abilità”. La ghigliottina venne introdotta a Roma durante la dominazione napoleonica. “Nuovo edifizio per il taglio della testa”, come la definì lo stesso B., che si dimostrò altrettanto esperto nel maneggio del nuovo strumento, spacciando cinquantasei teste in soli quattro anni, dal 1810 al 1813. Con la Restaurazione ritornò per breve tempo la forca, fino a che, a partire dal 1816, e salvo rare eccezioni, la ghigliottina non abbandonò più il palco delle esecuzioni romane.

Il B. operava anche nelle province; una volta, nel 1817, varcò persino il confine di Stato per recarsi a impiccare, in Firenze, il brigante Antonio Guazzini, meglio conosciuto come “Guazzino”. Egli stesso, del resto, lasciò meticolosa memoria delle giustizie compiute, registrando a mano a mano in un taccuino le generalità delle vittime, il luogo e il genere dell’esecuzione, il crimine commesso. Un totale di cinquecentosedici nomi, ai quali vanno sottratti due condannati, uno perché fucilato e l’altro perché impiccato e squartato dall’aiutante. Documento fondamentale per la “storia criminale e penale dello Stato Ecclesiastico” (Ademollo), dal quale risulta altresì evidente la reazione di quel governo ai moti patriottici. Le vittime politiche arriveranno fino a Cesare Lucatelli, “romano di anni 37 – annotava il B. – reo di omicidio con animo di parte, mortoin via dei Cerchi li 21 settembre 1861”. Della esecuzione di Monti e Tognetti si occuperà invece il successore del Bugatti.

Il B. godeva di uno stipendio di 15 scudi, oltre l’alloggio, e di un sussidio mensile di scudi 5, poi convertito in gratificazione di 20 scudi, che gli veniva elargita a Natale, Pasqua e Ferragosto. A ogni esecuzione riceveva inoltre il simbolico compenso di un “papetto”. Il 1º nov. 1864 venne collocato a riposo, con una pensione mensile di 30 scudi, “in vista della di lui senile età e dei lunghissimi servizi”; gli subentrò nella carica Vincenzo Balducci, suo aiutante dal 1850, che proseguì la cruenta missione di giustizia fino al 9 luglio 1870, ai limiti estremi del potere temporale.

Il B. morì a Roma il 18 giugno 1869, “in età di 90 anni” (come L. Morandi rilevò dalla p. 89 nel IX Libro dei Defunti conservato nella parrocchia di S. Maria in Traspontina).

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Memorie di un carnefice (2017)