Dostoevskij, Fëdor Michajlovič. – Scrittore russo (Mosca 1821 – Pietroburgo 1881). Frequentò a Pietroburgo la scuolamilitare d’ingegneria. Terminati gli studî nel 1843, fu promosso ufficiale, ma preferì dedicarsi alla letteratura. Il racconto Bednye ljudi (“Povera gente”, 1846) gli diede il primo successo ed entusiasmò N. A. Nekrasov e V. G. Belinskij. Per aver frequentato il circolo di M. V. Petraševskij, propugnante un socialismo utopistico, e avendo letto in pubblico la lettera di Belinskij a Gogol′, nel 1849 fu arrestato. Condannato a morte, l’esecuzione fu sospesa quando egli era già sul patibolo, e fu mandato a passare quattro anni di lavori forzati in Siberia (le esperienze dell’esilio siberiano gli ispirarono i Zapiski iz mërtvogo doma “Memorie di una casa morta”, 1861-1862). Soldato a Semipalatinsk, vi sposò nel 1857 la vedova Mar′ja Dmitrievna Isaeva. Tornò allora alla letteratura e pubblicò nel 1859 Selo Stepančikovo i ego obitateli (“Il villaggio di Stepančikovo e i suoi abitanti”) e Djadjuškin son (“Il sogno dello ziuccio”). Tornato a Pietroburgo, creò con fervore nuove opere, fra le quali Unižennye i oskorblënnye (“Umiliati e offesi”, 1862) eZapiski iz podpolja (“Memorie del sottosuolo”, 1864), che apparvero nella rivista Vremja (“Il tempo”) fondata da suo fratello Michail insieme con il critico Strachov. Quando questa rivista fu proibita, lo scrittore fondò Epocha (“L’epoca”), che ebbe minor successo. D. era afflitto da difficoltà finanziarie e da pessime condizioni di salute (soffriva di epilessia). Nel 1866 pubblicò il romanzo Prestuplenie i nakazanie (“Delitto e castigo”). L’anno dopo, perseguitato dai creditori, lasciò, con la seconda moglie Anna Grigor′evna Snitkina, la Russia per l’estero (1867-71). Durante questo periodo, nonostante i dolori (la morte della figlia Sonja) e le incessanti peregrinazioni, egli lavorò molto e scrisse Igrok (“Il giocatore”), Idiot (“L’idiota”), Večnyj muž (“L’eterno marito”), Besy (“I demonî”). Tornato in patria, collaborò alla rivista conservatrice di Meščerskij, Graždanin (“Il cittadino”), e pubblicò i romanziPodrostok (“L’adolescente”, 1875) e Bratja Karamazovy (“I fratelli Karamazov”, 1878-1880). Agli ultimi anni della sua vita risale anche la pubblicazione del Dnevnik pisatelja (“Diario d’uno scrittore”). ▭ L’opera di D. si suole dividere in due periodi, l’uno precedente e l’altro seguente l’esilio siberiano. Nel primo periodo egli sembra soprattutto collegarsi all’esempio di Gogol′. Il breve romanzo epistolare Bednye ljudi deriva, per i suoi personaggi e per il tono, dal Šinel′ (“Il cappotto”) di Gogol′. Nel naturalismo satirico egli immette elementi di emozione umana e combina il grottesco con la pietà per gli esseri umiliati e ridicoli. Ma già in questo primo romanzo la figura di Makar Devuškin, che oscilla da esplosioni di sdegno isterico a isterica remissione, anticipa le figure dei romanzi seguenti. Una tensione convulsa, una cupa aria di catastrofe spinge i soggetti di D. in uno sviluppo frenetico e vorticoso. Un seguito di vicende caotiche, disordinate, inattese, si accumula con raro, potente dinamismo nelle sue pagine. L’intreccio è sempre complesso, tortuoso, senza digressioni. I gesti, l’azione, il dialogo prevalgono su tutto. Il paesaggio è raro, poiché predomina un’atmosfera non sana di angoli cittadini, di stanze muffite, osterie, vicoli sudici alla luce appannata di rari fanali. Il linguaggio è frettoloso, febbrile, esasperato. Nemico del dogmatismo filosofico e del gioco dialettico, ansioso sempre di personificare, D. delinea una galleria di figure piene di smisurata tensione, di enormi impulsi vitali. Se i personaggi di un Dickens o di un Balzac si direbbero come schemi psicologici descritti dall’esterno, quelli di D. sono forze elementari, fuoco tempestoso e informe. Personaggi non plastici, imponderabili, bipolari come tutto il cosmo morale di D.: figure angeliche che sanno torturare e figure perverse che sanno intenerirsi. Tutte, animate da un desiderio di riscatto e da una pazza sete di vivere, spinta sino al fanatismo. Attraverso l’amore terreno l’uomo giunge a quello divino, alla grazia. La grazia viene più spesso al peccatore non perché egli ha peccato, ma perché ha sofferto ed è capace di pentimento. L’uomo è creato non per la mite felicità dell’ordine e della quiete, ma per la delizia sovrumana della salvazione in Dio, pagata col male, l’odio, il fango, la disperazione, il delitto. In Occidente, D. ha conosciuto momenti di grande fortuna. Ne è stato, in particolare, esaltato l’appello al subcosciente, alla dialettica dell’anima. Dall’immoralismo di Gide alle fantasie del surrealismo, all’esistenzialismo, una parte significativa della cultura moderna si è svolta nel segno di questo scrittore. Va infine ricordato che la filosofia politica di D. fu uno slavofilismo democratico e populismo mistico; la sua idea è che la società russa può essere redenta dal contatto con il popolo e dall’accettazione della religione ortodossa, perché religione del popolo russo, la cui missione è di redimere il mondo con una riasserzione di fede cristiana.

Titoli in catalogo:

Memorie del sottosuolo (2004)

Il giocatore (2013)

Le notti bianche (2016)

Il sogno di un uomo ridicolo (2018)