Gide ‹ˇʃid›, André. – Scrittore francese (Parigi 1869 – ivi 1951). La sua prima formazione fu fortemente influenzata dall’ambiente familiare: il padre, il giurista Paul (18321880), apparteneva a famiglia di tradizioni calviniste; la madre, Juliette Rondeaux, cattolica, aveva un carattere molto autoritario. In contrasto con questo rigorismo maturarono alcune delle qualità più significative dell’opera gidiana: apertura verso ogni forma di esperienza, accettazione di ogni piacere che può offrirci l’istante fugace, affermazione della vita individuale sui principî morali, cioè estrema libertà, impossibilità di una scelta, e quindi “disponibilité”; ma nello stesso rigorismo vanno ricercate le cause dei suoi ritorni di puritanesimo, delle sue crisi, della sua inquietudine. Le sue prime opere letterarie, Les cahiers d’André Walter (1891), Le traité du Narcisse (1891), Les poésies d’André Walter (1892), La tentative amoureuse (1893), Le voyage d’Urien (1893), subirono immediatamente gli influssi del simbolismo e del decadentismo: G. frequentò in quegli anni il salotto di S. Mallarmé (dove incontrava fra gli altri gli amici P. Louys e P. Valéry) e l’ultimo circolo di parnassiani, stretto intorno a Heredia. Ma dopo varie esperienze (viaggi nell’Africa del Nord e in Italia, emottisi, amicizie con il pittore P. Laurens e con O. Wilde, infine il matrimonio con la cugina Madeleine Rondeaux, nel 1895, dopo la morte della madre), le sue opere attestano una completa trasformazione: specialmente, dopo Paludes (1895), Les nourritures terrestres (1897) sono un inno alla vita vissuta intensamente e secondo i proprî istinti e desiderî, un invito all’evasione e alla liberazione da ogni pregiudizio. Sono questi i temi centrali di tutte le opere successive, fino alla prima guerra mondiale, pur se la situazione di G. non riuscì a definirsi stabilmente, anzi oscillò fra questo fervore di sensualità e il dominio dell’intelligenza, fra la ricerca del desiderio e la sua analisi e il suo controllo. Appartengono a questo periodo alcune delle sue opere più famose, dove già il problema morale sembra cedere a quello estetico, e la nettezza dello stile classico sembra tutto riassorbire e risolvere: L’immoraliste (1902), La porte étroite (1909), Les caves du Vatican (1914), e ancora Le Prométhée mal enchaîné (1899), il dramma Saül (1903), Le retour de l’enfant prodigue (1909), Isabelle (1911) e alcune raccolte di saggi critici, Prétextes (1903) e Nouveaux prétextes (1911). Altra manifestazione di libertà fu in quel periodo la fondazione/”>fondazione della Nouvelle revue française, cui G. contribuì e di cui, senza mai divenirne il direttore, rimase per oltre trent’anni il maître influente. Durante la guerra ci fu in G. un acuirsi della sua crisi religiosa: fu molto vicino alla conversione (Numquid et tu? è il titolo di alcuni suoi frammenti di quel periodo, pubblicati nel 1922). Tuttavia la rivelazione pubblica della sua omosessualità, il raffreddamento con la moglie e una nuova amicizia particolare produssero in lui ancora una trasformazione e l’avviarono in altra direzione, verso una più serena e coraggiosa giustificazione del suo amore terreno e della sua gioia. Scrisse e rielaborò allora Corydon (191118, pubbl. 1924), La symphonie pastorale (1919), il libro di ricordi Si le grain ne meurt (192024), Les faux-monnayeurs (1925), l’unica opera che egli chiamò romanzo (e che rinnovò, con il Journal des faux-monnayeurs1926, gli schemi del genere e la concezione stessa del romanzo). Fedele alla sua “disponibilité”, G. s’interessò successivamente a problemi sociali e politici; il “caso” G., il problema dell’uomo G., venne per un certo periodo a identificarsi con quello di tutti gli uomini, dei diseredati, degli oppressi, mentre il suo individualismo, la sua ricerca di un’arte pura (la lezione di Mallarmé), sembrarono cedere all’opera direttamente impegnata nella realtà del presente. Nel 1925 fece un viaggio nell’Africa Equatoriale Francese, e quindi denunciò il colonialismo (Voyage au Congo1927Retour du Tchad1928), rivendicò la dignità umana (Oedipe1931), si iscrisse al Partito comunista e pubblicò Les nouvelles nourritures (1935). Poi ancora una crisi: dopo un viaggio in Russia, non nascose le sue delusioni (Retour de l’U.R.S.S.1936, e Retouches à mon retour de l’U.R.S.S.1937). La sua profonda fiducia nell’uomo, la sua lotta ai conformismi e ai pregiudizî (riconosciute e consacrate dal premio Nobel per la letteratura, nel 1947), e la sua personalità così intimamente impregnata di sensualità e segnata da una lucida coscienza, si ritrovano anche in altre numerose opere minori e postume (saggi, traduzioni, ecc.: Lettres à Angèle1900Souvenirs de la cour d’assises1913Dostoïevski1923Incidences1924Essai sur Montaigne1929L’école des femmes1929Interviews imaginaires1943Thésée1946Anthologie de la poésie française1949Et nunc manet in te1951Ainsi soit-il, ou Les jeux sont faits1952), ma soprattutto nel suo Journal (18891949), pubblicato dal 1939, e nei suoi fitti carteggi con F. Jammes (1948), P. Claudel (1949), C. Du Bos (1950), P. Valéry (1955), R. M. Rilke (1956), R. Martin du Gard.

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La porta stretta (2021 )               

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