Gogol’ ⟨ġòġël‘⟩, Nikolaj Vasil´evič. – Scrittore russo (Soročincy, Poltava, 1809 – Mosca 1852). È stato tra i maggiori narratori del 19° sec.: i suoi racconti di Večera na chutore bliz Dikan´ki (“Le veglie alla fattoria presso Dikan´ka”, 1831-32) riflettono l’amore per il folklore ucraino, mentre in altri scritti G. prende la burocrazia a emblema del carattere oppressivo del mondo moderno. Vastissima risonanza ebbe Mërtvye duši (“Le anime morte”, 1842), in cui G. descrive le peregrinazioni dell’avventuriero Čičikov per la provincia russa. Benché realistica nel suo fondamento, l’opera di G. si distingue da quella di altri realisti russi per la ricchezza dell’inventiva e la bizzarria dell’immaginazione; la sua prosa è intensa, ricca di cadenze ritmiche e di effetti acustici, il linguaggio è sempre smagliante e denso di qualità pittoriche.

Il padre Vasilij Afanas´evič era autore di commedie ucraine. G. trascorse l’infanzia nella tenuta paterna di Vasil´evka (govern. di Poltava), nel 1828 si trasferì a San Pietroburgo, dove entrò in contatto coi circoli letterarî e nel 1831 conobbe Puškin. Pubblicò nel 1831 il primo volume dei Večera na chutore bliz Dikan´ki (“Le veglie alla fattoria presso Dikan´ka”), cui seguì l’anno successivo il secondo volume. In questi racconti, mascherandosi sotto lo pseudonimo dell’apicoltore Rudyj Pan´ko, egli attingeva alle fantasiose storie del suo popolo. Nel 1835 pubblicò la raccolta di racconti Mirgorod, anch’essa in due volumi, che conteneva, fra l’altro, Starosvetskie pomeščiki (“Proprietarî d’altri tempi”), Kak possorilsja Ivan Ivanovič s Ivanom Nikiforovičem (“Come litigarono Ivan Ivanovič e Ivan Nikiforovič”) e l’epopea cosacca Taras Bul´ba, pervasa di accenti eroici, da ballata romantica. Dello stesso anno sono gli Arabeski, che comprendono già alcune delle novelle pietroburghesi, come Portret (“Il ritratto”) e Nevskij prospekt (“Il lungo-Neva”), cui si aggiungeranno poi Nos (“Il naso”) e Šinel´ (“Il cappotto”), la storia grottesca del povero impiegato Akakij Akakievič, prima figura d’una galleria che vedrà fra i suoi personaggi anche il Devuškin di Povera gente di Dostoevskij. Nei racconti pietroburghesi di G. si avverte l’influsso dei romantici tedeschi, e soprattutto di E. T. A. Hoffmann. Violenta reazione suscitò la commedia Revizor, messa in scena nel 1836, storia dello scapestrato Chlestakov, che in una città di provincia viene scambiato, per equivoco, per un ispettore generale ed è costretto dalle circostanze a sfruttare la situazione. L’amarezza per le polemiche suscitate da questo lavoro, che è uno dei più grandi del teatro russo, non distolse G. dalla redazione tormentosa del già citato “poema” (come egli lo chiamava) Mërtvye duši (“Le anime morte”). Nel frattempo cresceva in G. la tendenza al misticismo religioso, che si trasformò a mano a mano in vera ossessione. Egli cominciò a cercare una purificazione morale, e da questa ricerca nacquero nel 1847 i Vybrannye mesta iz perepiski s druz´jami (“Luoghi scelti della corrispondenza con gli amici”): in essi lo scrittore, ch’era apparso sinora animato da idee liberali, si rivelò difensore dell’autocrazia. Nel 1848 fece un viaggio in Palestina, e ne tornò sempre più preso da preoccupazioni morali e religiose, al punto da distruggere la seconda parte di Mërtvye duši.

Titoli in catalogo
Il naso. Il capotto  (2020)