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Hamsun Knut

By Set 09, 2015 Commenti disabilitati su Hamsun Knut

Hamsun  Knut. – Pseudonimo del romanziere e poeta norvegese Knut Pedersen (Lom, Gudbransdal, 1859 – Nørholm 1952). Tra i maggiori rappresentanti del neoromanticismo a cavallo del secolo, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1920, dalla sua narrativa, articolata spesso sul contrasto tra natura e civiltà, emergono una primitivistica fede nella terra e nel sangue, come in Markens grøde (“Germogli della terra”, 1917), ritenuto il suo capolavoro, e uno sguardo mestamente satirico sull’intellettualismo e la società industriale (Konerne ved vandposten “Le comari alla fontana”, 1920).

Vita e opere. Dopo una fanciullezza misera, esercitò, per vivere, i più vari mestieri, in Norvegia e in America, e finalmente si dette alla letteratura. Nel romanzo autobiografico Sult (“Fame”, 1890) narrò in stile lirico-estatico la storia del suo duro tirocinio letterario: dell’uomo cui manca anche il pane per sfamarsi, ma che, nell’intensità delle sofferenze, vede non il portato di una società sbagliata e ingiusta, ma il banco di prova del superuomo incapace di compromessi e di viltà. In questa direzione si orientano anche il poema drammatico-lirico Munken Vendt, che molto deve al Peer Gynt, gli altri lavori teatrali (Ved viget port “Alle porte del regno”; Livets spil “Il gioco della vita”; Aftenrøde “Tramonto”, 189597) e il romanzo Mysterier (“Misteri”, 1892), il cui bizzarro protagonista, l’intellettuale Nagel, è solo guidato dalla “logica soggettiva del sangue”, specie quando si tratta di satireggiare le fame usurpate dei grandi poeti o politici moderni. Più libera la fantasia lirica vigoreggia nel racconto Pan (1894), dove l’eletto di H., impulsivo e incompreso, vagabondo e sognatore, meglio si intona al mistico-musicale naturismo che pervade l’ambiente selvaggio dell’estremo Nord, anche se qui pure la trama narrativa si articola tutta sul contrasto fra natura e civiltà. Questa primitivistica fede nella terra e nel sangue, per cui, allo scoppio della seconda guerra mondiale, H. abbracciò i miti del nazismo dando il suo appoggio a V. Quisling, ispira anche quello che, forse a torto, è considerato il suo capolavoro, Markens grøde, che però si svolge su un ritmo molto più epico-descrittivo che lirico, già prima tentato in racconti come Benoni e Rosa(1908). Contro l’intellettualismo e la società industriale s’appunta l’amara e paradossale satira di molti altri romanzi (migliori: Børn av Tiden “Figli dei loro tempi”, 1913, e il già citato Konerne ved vandposten), intesi a esaltare sull’avida classe sociale emergente l’indipendenza morale del nietzschiano superuomo, che qui compare in veste di vagabondo sognatore (Landstrykere “Vagabondi”,1927; August, 1930; Men livet lever “Ma la vita continua”, 1933; Ringen sluttet “Il cerchio si chiude”, 1936). Nel 1920 aveva ricevuto il premio Nobel. Condannato per collaborazionismo, trascorse gli ultimi anni tra l’ospedale di Grimstad e il nosocomio di Lamdvik, finché il processo iniziatosi il 16 dicembre 1947 non lo condannò a una forte pena pecuniaria. Di questi anni il vecchio H. ha lasciato un’ammirevole ma non sempre persuasiva testimonianza nel diario På gjengrodde stier (“Su sentieri ricoperti di erba”,1947).

Titoli in catalogo:

Fame (2015)

Pan (2018)

 

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