James, Henry. – Scrittore statunitense (New York 1843 – Londra 1916), fratello di William. Educato in America, visse (dal 1868) a Parigi, Londra, Rye (Sussex); nel 1915 prese la cittadinanza britannica. La sua prima opera notevole, Watch and ward, apparve a puntate sull’Atlantic Monthly nel 1871, seguita da Transatlantic sketches e A passionate pilgrim (1875) e da Roderick Hudson (1876). Da principio seguì le orme dei realisti francesi, tendendo a raffigurare le ripercussioni della più antica civiltà europea sulla vita americana. A questo periodo appartengono i suoi romanzi più popolari, tra cui:The American (1877); Daisy Miller (1879); Portrait of a lady (1881); The Bostonians (1886). La seconda fase della sua produzione è caratterizzata da temi più esclusivamente inglesi e da un raffinamento stilistico, come in The tragic Muse(1890), The spoils of Poynton (1897) e The awkward age (1899). Negli ultimi tre grandi romanzi: The wings of the dove(1902), The ambassadors (1903), The golden bowl (1904), ritorna al tema del contrasto tra mentalità americana e inglese. Due romanzi, The ivory tower e The sense of the past, cominciati nel 1914 e rimasti incompiuti, furono pubblicati postumi (1917) insieme con l’opera autobiografica The middle years. Oltre a circa cento racconti, scrisse alcuni volumi di viaggi (Portraits of places, 1883; A little tour in France, 1885; The american scene, 1906; Italian hours, 1909) e alcuni di critica letteraria, notevoli per la trattazione di problemi di tecnica e di stilistica. Compose varî drammi, molti dei quali mai rappresentati, ricavando dall’attività teatrale continue frustrazioni, culminate nel 1895 con il fiasco diGay Domville (mentre, dopo la seconda guerra mondiale, furono accolte con interesse le riduzioni per la scena fatte da varî scrittori di alcune sue opere narrative: Washington Square, The Aspern papers, The turn of the screw). A small boy and others (1913) e Notes of a son and a brother (1914) rievocano la sua infanzia in America e i primi anni europei. Da ricordare infine che nella New York Edition (1907-09), edizione definitiva delle proprie opere curata dallo stesso J., compaiono le Prefazioni critiche ai romanzi, poi raccolte in volume da R. P. Blackmur nel 1947, sotto il titolo The art of the novel (trad. it. Prefazioni, 1956; 1986). Nel 1920 apparvero due volumi delle lettere; nel 1947 i Notebooks. Per quanto abbondante, la sua opera è sempre vigilata e sostenuta a un alto livello; acuto psicologo e conoscitore della società moderna, rivoluzionò la struttura tradizionale del romanzo trasferendo il centro degli episodî nell’attività intellettuale e fantastica a essi sottesa, in modo che gli avvenimenti interiori assumono rilievo maggiore di quelli esterni. La sua influenza in America e in Europa è stata molto vasta e profonda: ne ha risentito la tecnica narrativa di Proust, della Woolf, ecc.

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Giro di vite (2016)