LENIN, Nikolaj (pseudonimo di Vladimir Ilič Uljanov). – Uomo politico russo, organizzatore del partito comunista (frazione bolscevica), capo della rivoluzione di ottobre del 1917, primo presidente dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche. Nacque a Simbirsk il 10 (22) aprile 1870 da un ispettore scolastico i cui figli furono tutti rivoluzionarî. Finito il ginnasio a Simbirsk, nel 1887, l’anno stesso in cui il fratello Alessandro, che aveva partecipato ad un complotto contro lo zar Alessandro III veniva arrestato e condannato a morte, L. si trasferì prima a Kazan′, da dove fu espulso per aver partecipato a moti studenteschi, e poi a Samara. Stabilitosi a Pietroburgo nel 1893, partecipò alla propaganda marxista negli ambienti operai, contrastata allora dall’attività dei cosiddetti “narodniki” (populisti) guidati da N. K. Michajlovskij, di cui L. fu il diretto oppositore. Nel 1895 L. fece il suo primo viaggio all’estero per stringere rapporti con il gruppo socialdemocratico. La liberazione del lavoro. Ritornato a Pietroburgo, vi fondò una sezione del gruppo. Il 21 dicembre fu arrestato. In prigione cominciò a preparare il suo libro Lo sviluppo del capitalismo in Russia, che fu da lui finito nel periodo di esilio in Siberia, seguito alla prigione a cominciare dal febbraio 1897. Terminati i tre anni d’esilio, si stabilì a Pskov, dove non rimase a lungo perché nell’estate del 1900 riuscì a partire per l’estero. Accordatosi con G. Plechanov, P. Aksel′rod, V. Zasulič, del gruppo “La liberazione del lavoro”, iniziò a Monaco di Baviera la pubblicazione del giornale “La scintilla” (Iskra), con lo scopo di propugnare la diffusione della teoria marxista in Russia e stringere insieme i varî gruppi. Anche per questo L. partecipò attivamente al giornale “L’aurora” (Zarja), organo teorico della socialdemocrazia rivoluzionaria. Non tardarono a verificarsi dissensi tra L. e gli altri redattori de “La scintilla” soprattutto nei riguardi della tattica di fronte ai liberali e nella politica agraria. L. fu il principale avversario del capo riconosciuto del partito socialista, Plechanov, e fu la sua polemica con il “padre del marxismo russo” che preparò la futura scissione del partito. Nel 1903 L. pubblicò il famoso articolo, La questione nazionale, che doveva avere importanza decisiva per la politica bolscevica dopo la vittoria dell’ottobre 1917.

Avvenuta, al secondo congresso del partito socialdemocratico, la scissione in bolscevichi e menscevichi, e passato Plechanov con “La scintilla” alla frazione menscevica, L., che, nei due opuscoli Compiti dei socialdemocratici russi del 1897 e Che fare? del 1902, aveva proposto l’organizzazione del partito su nuove basi, uscì dal giornale e negli anni seguenti si dedicò quasi esclusivamente alla elaborazione dei principî da proporre al terzo congresso del partito. La lotta fra le due fazioni durò molto aspra fino allo scoppio della rivoluzione del 1905.

Nell’ottobre 1905 L. tornò illegalmente a Pietroburgo, dove propugnò la tattica della rivolta armata, in polemica con menscevichi, socialisti rivoluzionarî e democratici costituzionali. Essendo stata soffocata la rivolta di Mosca nel dicembre 1905, nella primavera del 1906 L. partecipò al congresso di Stoccolma con la frazione boiscevica. Ritornato in Russia continuò la sua attività giornalistica nei giornali bolscevichi. Alla fine del 1907 ripartì definitivamente per l’estero dove rimase fino al 1917. Durante questo periodo egli risiedette in luoghi diversi e partecipò ai varî congressi socialisti internazionali (Stoccarda 1907; Copenaghen 1910), e finalmente alla conferenza di Praga, nella quale fu deciso il distacco definitivo tra bolscevichi e menscevichi.

In tutti questi anni egli non aveva mai cessato di dedicarsi alla giustificazione teoretica dei suoi atteggiamenti, soprattutto per controbattere le varie tendenze filosofiche in seno al partito; risultato di questi studî fu la sua opera teoretica capitale: Materialismo ed empiriocriticismo, in cui sono le basi del leninismo come interpretazione del marxismo. Dello stesso periodo sono anche gli articoli su Tolstoj e l’intensa corrispondenza con Gorkij.

Per essere più vicino alla Russia, dopo la conferenza di Praga, L. si stabilì a Cracovia e lì fu sorpreso dalla guerra mondiale. Arrestato dalle autorità austriache, ottenne di recarsi in Svizzera dove, nel marzo 1915, alla conferenza di Berna della sezione estera del partito socialdemocratico russo, fece approvare una risoluzione contro la guerra imperialistica e a favore della guerra civile. Scoppiata nel febbraio 1917 la rivoluzione, insieme a molti altri emigrati politici russi ebbe il permesso di attraversare la Germania per rientrare in Russia. Giunse a Pietrogrado il 3 aprile. Il governo provvisorio diede tuttavia ordine di arrestarlo ed egli dovette dapprima nascondersi e poi fuggire in Finlandia, di dove continuó a dirigere l’azione del partito.

Intensificatasi nell’autunno del 1917 l’attività rivoluzionaria, L. rientrò a Pietrogrado di nascosto e prese, d’accordo con Trockij, l’iniziativa della rivolta contro l’opinione di altri membri del Comitato esecutivo, tra cui Kamenev e Zinov′ev. La riuscita dell’insurrezione di ottobre portò L. a capo del governo sovietico. Da questo momento la storia della vita di L. è la storia dell’attività del governo sovietico (v. russia: Storia). La resistenza degli avversarî non cedeva facilmente e si manifestò anche in attentati contro L. In uno di questi attentati anzi, il 30 agosto 1918, L. fu ferito gravemente. Dal maggio 1922 al principio del 1924 L. fu colpito da varî attacchi apoplettici all’ultimo dei quali, il 31 gennaio, egli soccombette. La sua salma imbalsamata fu deposta in un mausoleo costruito sulla Piazza Rossa sotto le mura del Cremlino.

Caratteristica dell’opera di L. è la contemporaneità delle due forme di attività, teoretica e pratica. Tolta questa immediata rispondenza essa non sarebbe altro, nelle sue linee generali, che una rielaborazione delle dottrine del materialismo storico, con l’aggiunta di elementi dei cosiddetti anarchici puri, Bakunin e Kropotkin, o, come dice la critica russa, una purificazione delle dottrine stesse dalle deviazioni opportunistiche. Nella rispondenza tra pratica e teoria ci si presenta come un tentativo di adattamento delle dottrine marxiste alle speciali condizioni della Russia, nella quale, in confronto delle proporzioni dell’economia agricola, l’industria capitalistica, punto di partenza per una rivoluzione in senso marxista, era in condizioni di grave inferiorità. Questo spiega anche l’importanza data da L. ai problemi agricoli. L’abilità e la tenacia, con cui le applicazioni della teoria alla pratica furono tentate dal teorico russo, furono di un’importanza capitale per la rivoluzione, come d’importanza capitale per la giustificazione teorica di essa fu la resistenza sempre opposta da L. a qualsiasi tentativo di conciliazione tra marxismo e concezioni non materialistiche.

Punti salienti dell’attività pratica di L. furono la creazione del Komintern (v.), la politica nei riguardi delle nazionalità, la preminenza politica dei soviety (consigli) come forma di potere dirigente, l’applicazione della nuova politica economica (Nep) come stadio di transizione in attesa di aver ottenuta la superiorità dell’industria (in particolar modo di quella pesante) sull’agricoltura, il monopolio del commercio estero e infine l’idea della cooperazione come base economico-sociale dello stato socialista.

Da parte della critica russa è stata data soprattutto importanza alla creazione dei consigli come contenuto del potere governativo; ma non può dirsi che nell’ulteriore pratica di governo, dopo la morte di L., questi consigli abbiano più avuto l’importanza che L. attribuiva loro. Sostituitasi alla Nep la politica dell’industrializzazione e della collettivizzazione a oltranza, propugnata da Stalin, soprattutto dopo la sconfitta della corrente trockista, le teorie marxisto-leniniane hanno subito numerose trasformazioni; e si può dire che il nome del suo primo capo sia oggi per l’U. R. S. S. soprattutto un simbolo.

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Stato e rivoluzione (2017)