MAO TSE-TUNG (App. II, 11, p. 261). – Uomo politico cinese, morto a Pechino il 9 settembre 1976. La figura del leader della Cina popolare viene a identificarsi, in larga misura, con la storia più recente del suo paese (v. cina: Storia, in questa App.). Il teorico del pensiero marxista in Cina è stato, al tempo stesso, l’artefice della politica cinese interna ed estera e alcuni studiosi hanno tentato di trovare alcune contraddizioni fra la teoria e la prassi; in ogni caso, anche se dopo il 1960 si è sempre meno teorizzata la sinizzazione (chungkuohua) del marxismo, in pratica tale processo è andato accentuandosi. Dopo la scomparsa di Stalin, anch’egli teorico e politico, e dopo la rottura ideologica con l’Unione Sovietica, lo slogan “contare sulle proprie forze” non si è limitato alla politica economica, ma ha investito anche l’ideologia.

I cinesi rifiutano il termine “maoismo” (Maochui) e hanno sempre preferito “il pensiero di Mao” (Mao ssuhsiang) per indicare quella che è la via cinese al socialismo; c’è più di una sfumatura in tale distinzione, che sembra voler far prevalere soprattutto la teoria. Se in alcuni anni M. T. è parso più dedito al lavoro di teorico del marxismo che all’attività politica quotidiana, è altrettanto vero che egli è sceso in campo, con tutto il peso della sua personalità, per imprimere al Partito comunista cinese alcune direttive o per erigersi arbitro fra diverse correnti. Così, nel 1959, M. non presentava la sua candidatura alle elezioni presidenziali, ma, nel 1962, iniziava con la frase “non dimenticare mai la lotta di classe” una campagna ideologica in opposizione alla linea del presidente Liu Shao-ch’i. Durante la rivoluzione culturale, che sembrò scuotere tutto l’edificio statale cinese, lanciò il famoso manifesto “bombardare il quartiere generale”.

Nello stesso periodo (1965-69) si sviluppa qualcosa che può ricordare il culto della personalità: la diffusione delle Opere scelte delleader (76 milioni di copie nel 1967) e del libretto delle Citazioni del Presidente Mao Tsetung (350 milioni di copie nello stesso anno); l’uso eccessivo di ritratti e di distintivi con l’effigie del capo carismatico; le virtù miracolistiche a lui attribuite. Con la fine della rivoluzione culturale questi fenomeni si sono attenuati e, in certi casi, sono scomparsi, ma la guida del Partito e del paese è rimasta saldamente nelle sue mani. Dopo la sua morte, gli è succeduto in tutte le cariche Hua Kuo-feng; un grandioso mausoleo è stato costruito rapidamente a Pechino.

Bibl.: S. Schram, The political thought of Mao Tse-tung, Harmondsworth 1969; E. Snow, The long revolution, New York 1972; S. Schram, Mao Tse-tung unrehearsed, talks and letters: 1956-71, Harmondsworth 1974.

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Il libretto rosso (2015)