RILKE, Rainer Maria. – Poeta di lingua tedesca, nato il 4 dicembre 1875 a Praga, morto a Muzot (Svizzera) il 29 dicembre 1926. Discendente da un’antichissima famiglia aristocratica e cattolica, originaria della Carinzia, ebbe la sua prima educazione in Boemia e, destinato alla carriera militare, frequentò per breve tempo la scuola dei cadetti a St. Pölten. S’iscrisse all’università di Praga e continuò poi i suoi studî a Monaco e a Berlino. Viaggiò molto; fu nel Belgio, in Olanda, in Svezia, in Spagna, in Italia; si spinse in Egitto, in Algeria, in Tunisia. Soggiornò più a lungo in Russia (1899), a Berlino, a Westerwede nel Hannover, a Parigi (ove fu segretario di Rodin), nel castello di Duino; infine, durante la guerra mondiale, si stabilì a Monaco e a partire dal 1919 visse a Muzot in Svizzera.

Ma la vita del R., vita tutta interiore, noi possiamo soltanto comprenderla e rappresentarla attraverso i successivi aspetti della sua opera, quasi in otto grandi tappe. Il poeta si orienta verso l’anima delle cose in alcune raccolte di liriche (Leben und Lieder, 1894;Larenopfer, 1896; Traumgekrönt, 1897; Advent, 1897) e in alcune novelle (Am Leben hin, 1898; Zwei Prager Geschichten, 1899): in esse si avvertono gli spunti del futuro poeta, ma non si vede ancora l’intima essenza di quella che diventerà poi la inconfondibile materia spirituale rilkiana. Soltanto alla fine del secolo s’inizia l’evoluzione poetica del R., che non avanza come la decisa corrente di un fiume, ma è piuttosto simile a un flusso e riflusso di risacca. Ecco le poesie giovanili: traverso l’anima delle cose, a Dio. IFrühe Gedichte (1899) – titolo definitivo del volume Mir zur Feier – traboccano d’inquietudine, di aneliti, di vago presentimento: le cose hanno un’anima, vivono, sono creature animate, in un’atmosfera di luce e di sogno. È in queste poesie che si avverte la prima parabola dell’inquietudine rilkiana: dapprima appare, poi si manifesta Iddio. Il dramma umano e poetico di R. ha qui la sua definizione prima e sostanziale, quasi un movimento d’oscillazione in due tempi: in un primo tempo, verso l’anima delle cose; in un secondo tempo, verso Dio. E questo movimento si risolve, attraverso un’identificazione delle cose e di Dio, nell’equilibrio di un panteismo patetico, ove i due fondamentali impulsi organici rilkiani sembrano confondersi nell’unica vibrazione, in cui soltanto l’orecchio più fine distingue i due tempi, come la diastole e la sistole di un unico cuore.

La sosta in Dio: Geschichten vom lieben Gott (1900). Nelle tredici parabole armoniose e serene (vi sono chiari gl’influssi tolstoiani, che solcarono l’animo del poeta durante il soggiorno russo) l’anima errabonda di R. ha fatto centro di sé, più che il concetto, il sentimento di Dio, riposando in esso appagato. Breve sosta: subito riferve inquieta la tormentata ascesi rilkiana; e nel 1902 segueDas Buch der Bilder: anche qui il R. è, sì, il poeta dell’attimo fuggente, ma è pure il creatore del mondo esterno, attraverso la magia delle immagini: cioè nulla sarebbe al mondo s’egli non desse agli aspetti del mondo il fuoco animatore della sua passione. AlBuch der Bilder si riconnette, per il mondo poetico e per le caratteristiche dello stile la Weise von Liebe und Tod des Cornets Christoph Rilke (scritta nel 1899, ma pubblicata solo nel 1906), a cui è principalmente connessa, in Germania e fuori della Germania, la fama poetica del R. Questa ballata deve ricongiungersi per molte ragioni al Buch der Bilder: per il mondo poetico e per le caratteristiche dello stile. Da una scialba e curialesca pagina di cronaca balzano a un tratto in un’esaltazione più musicale che lirica, quasi in ventisette brevi tempi di sonata, tanti quadri che, secondo lo stile della rapidità rilkiana, si succedono concentrando ed esprimendo i momenti della concentratissima vita di Cristoforo Rilke e illuminandoli ciascuno via via, come in un frequente succedersi di lampi, fra tenebre dense e implacabili.

Attraverso Dio: Lo Stundenbuch (1905). Dalla beatitudine delle Geschichten vom lieben Gott, il randagio si leva, si strappa dal piccolo cerchio degli adulti e dei bimbi in ascolto; e riprende il cammino. Le tre parti di questo libro – “Il libro della vita monastica”, “Il libro del pellegrinaggio”, “Il libro della povertà e della morte” (rispettivamente scritte nel 1899, 1901, 1903, ma apparse in volume nel 1905) – non sono se non una gran selva musicale, nel cui intrico misterioso lo spirito del poeta si divincola e turbina senza via di sbocco intorno all’immagine di Dio, che v’è dentro racchiusa. La tendenza a sfociare nell’etereo indefinibile infinito della musica pura ha trovato nel dramma poetico del R. il suo primo energico momento di risveglio espressivo; e fiorisce dentro la selva delle musiche pure un groviglio di simboli e di allegorie, difficilmente solubili in un senso unitario coerente e perspicuo. Vano sarebbe dunque tentar di dedurne un preciso sistema religioso-teologico rilkiano.

In tale orgia musicale il poeta sarebbe stato forse sommerso, se per avventura un evento provvidenziale non lo avesse salvato: l’incontro con R. Rodin, il grande scultore al quale il R. dedicherà una geniale biografia (Auguste Rodin, 1903). Ed ecco il prodigio plastico dei Neue Gedicńte (1907-8). Un mondo d’intuizione lirica, proiettato dalla sfera della sensibilità del pathos e della fantasia a esistere nella sfera dell’arte – e reso insomma, forma – a colpi di pollice nella creta o a travaglio di spatola e di pennello sulla tela. Ci aggiriamo, attraverso le pagine di questi due volumi, come ci aggireremmo per le due immense sale di uno studio, deserte dall’artista defunto e raccolte in suggestiva penombra, consacrate ormai a reliquiario o a museo, e ordinate da una mano esperta e amorevole. L’inquietudine rilkiana anche qui, però, non si placa: s’è donata prima alle cose, in flusso e in riflusso; poi, in flusso e riflusso, a Dio: ha cercato quindi requie nelle forme; e pure nelle forme non ha requie, sussulta, s’agita, ferve in movimento. Nulla, neppure il salvataggio operato da Rodin, può deviare la fatale traiettoria del dramma. È ormai prossimo il naufragio nell’inquietudine. Eccolo: “I quaderni di Malte Laurids Brigge” (Die Aufzeichnungen des Malte Laurids Brigge, 1910). La tremenda malattia – la neurosi d’angoscia – prorompe ora nel dramma umano del R. con un accesso acutissimo di crisi, di cui i “Quaderni” non sono se non un tragico documento letterario. Perché Malte – incarnazione autobiografica del poeta in proiezione lirica e fantastica di sé – altro non appare, nelle pagine di questo diario come. su di una tabella clinica, se non un “dissociato psichico”. La neurosi d’angoscia che lo inferma e in cui l’infelice si volge e si rivolge, indugia e si sdraia con una specie di sadica ebrezza, affonda le proprie radici nella dissociazione dell’io. Poeticamente nella dissociazione psichica di Malte; ma in realtà, nella dissociazione psichica dello stesso R. Libro difficile a definirsi per attribuirlo a una qualsiasi categoria letteraria: né diario vero e proprio, né vero e proprio romanzo; né autobiografia in senso assoluto, né libro di edificazione e di meditazione soltanto. Ma tutte queste cose insieme: certo, potente manifestazione artistica di un poeta integrale.

Nella parabola rilkiana, i “Quaderni” rappresentano il naufragio nell’inquietudine e il salvataggio nella santità: perché l’inquietudine guarisce nel quietismo del Santo, la cui vita si rifugia interamente dentro il pensiero di Dio, sospesa in un etere che non è più di questo mondo e non è ancora dell’altro: tra la vita obliata e la morte contemplata con limpido occhio sereno. Il poeta-martire ha lasciato che la Poesia travolgesse e sconfiggesse la Vita; e cammina ormai, disincarnato, incontro alla Morte. Di tale ultima tappa nel dramma rilkiano, l’espressione poetica si ferma nelle Duineser Elegien, (1923) e nei Sonette an Orpheus (1923), il canto del cigno, lirica diafana, astratta, astrusa, ermetica. Alcune liriche francesi (Vergers, Roses, Fenêtres, Carnet de poche) esauriscono la produzione letteraria del R.

Titoli in catalogo:

I quaderni di M. L. Brigge (2012)

Lettere a un giovane poeta, lettere a una giovane signora. Su Dio (2014)

Storie del buon Dio (2016)

Ewald Tragy (2017)