SINESIO di Cirene. – Nato a Cirene, doveva essere verso il 400 d. C. nella sua piena maturità, perché fu allora inviato dai suoi concittadini come ambasciatore ad Arcadio, e indirizzando un discorso a quell’imperatore poco più che ventenne gli si rivolgeva come a uno più giovane. Frequentò ad Alessandria la scuola della celebre neoplatonica Ipazia, e da lei apprese la filosofia, che coltivò durante tutta la vita. Uomo di forte ingegno e di varia cultura, nei suoi scritti si rinvengono frequenti ricordi degli autori classici da lui studiati, che sono spesso citati di prima mano (questo è specialmente il caso per le opere di Platone e di Aristotele), talvolta attraverso ai manuali in uso nelle scuole, ma sempre mostrando una intelligente facoltà assimilativa. In Alessandria si avvicinò anche al movimento gnostico, e, date le interferenze fra gnosticismo e neoplatonismo, si trova in qualche opera sua (particolarmente negl’Inni) un tentativo di fusione fra quelle due correnti di pensiero, compiuto però senza che sia mai perduta di vista la fondamentale dottrina platonica: alla quale si attenne da vicino in due opuscoli, uno, gli Egizî, dove espose sotto forma di allegoria mitologica le condizioni della corte di Costantinopoli al tempo del suo soggiorno colà, l’altro, i Sogni, in cui dimostrando come lo spirito umano sia sempre vigile anche nel sonno, sostenne la possibilità di servirsi del sogno a scopo divinatorio.

Rimase tre anni a Costantinopoli, ma fu anche ad Atene per perfezionare i suoi studî; tornato in patria, distribuiva il suo tempo fra la lettura, la composizione di scritti retorici e filosofici e la caccia, che egli esercitava con passione ai confini del deserto libico, e su cui scrisse un poema oggi perduto. Ma nel 405 la Cirenaica fu invasa dai barbari; allora S. s’improvvisò soldato, e fu dovunque si richiedesse un incoraggiamento, una guida per le popolazioni angustiate. Resasi vacante la cattedra vescovile di Cirene, che aveva giurisdizione su tutti i vescovi della Pentapoli Cirenaica, essa gli fu offerta, nel 411, a quanto pare. Forse non era ancora cristiano, e probabilmente fu battezzato in occasione della sua consacrazione episcopale; ricevette questa per mano di Teofilo, patriarca di Alessandria, dopo molte sue incertezze, giacché egli non voleva rinunciare alla moglie e ai figli, né alla libertà del suo pensiero filosofico. Nella nuova carica piena di responsabilità, soprattutto per il riprovevole contegno di qualche comandante dell’esercito imperiale e di qualche governatore (uno, Andronicò, fu da lui persino scomunicato), ebbe i più grandi dolori: la patria fu invasa, i suoi tre figlioli morirono uno dopo l’altro; si sentiva vecchio e stanco e unica consolazione gli rimaneva l’amicizia di Ipazia. Morì, probabilmente, non molto dopo la sua elezione a vescovo, prima del 415, giacché in quell’anno Ipazia fu uccisa e nelle lettere di S. non si trova cenno di questo avvenimento.

L’operosità di S. è vasta e varia. Prezioso documento è il suo epistolario, contenente 159 lettere (due delle quali, però, segnate con i numeri 157 e 158, non sono sue), talvolta riprodotte integralmente dagli originali, tal’altra come semplici appunti o ricordi di scritture più ampie. La loro vivacità, freschezza e sincerità, le notizie su personaggi e circostanze del tempo dànno a questa raccolta una capitale importanza. Gl’Inni (solo dieci, ma l’ultimo è apocrifo), scritti da prima del battesimo fino al periodo episcopale, risentono d’idee gnostiche, e composti in popolari metri anapestici e ionici, arieggiano gl’inni sacri degli adepti alle sette gnostiche, su cui si fanno sentire influssi dell’ermetismo, e presentano notevoli somiglianze con altri conservati nei papiri magici d’Egitto. Altre opere sono gli opuscoli: un Elogio della calvizie, esercitazione retorica per confutare l’Elogio della capigliaturascritto da Dione di Prusa; il Dione, rievocazione di questo insigne retore e filosofo con una difesa della poesia e della scienza; uno scritto indirizzato all’amico Peonio, per accompagnare il dono di un astrolabio, con un encomio della vera filosofia. Tutti questi lavori sono precedenti all’episcopato; posteriori sono tre discorsi, uno in lode di Anisio, generale che aveva sconfitto i primi barbari invasori della Cirenaica, uno in occasione di una seconda invasione, un terzo per accompagnare la bolla di scomunica contro Andronico. Del medesimo ultimo periodo sono anche tre frammenti di prediche, con tentativi di interpretazioni di luoghi biblici.

Titoli in catalogo:

Elogio della calvizie (2009)